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Quando si può rinunciare all’eredità?

27 Agosto 2021
Quando si può rinunciare all’eredità?

Entro quanto tempo è possibile rifiutare il patrimonio del defunto?

Tuo padre è morto da poco e devi ancora metabolizzare la brutta notizia. Quando era in vita non avevate un buon rapporto. Adesso, però, essendo figlio unico, devi occuparti di alcuni aspetti burocratici come l’organizzazione del funerale, la chiusura del conto corrente, la gestione delle utenze, ecc. Inoltre, non vuoi sapere nulla del suo patrimonio, sempre che sia rimasto qualcosa oltre ai debiti. Ma quando si può rinunciare all’eredità? Come funziona?

Secondo la legge, il chiamato, una volta aperta la successione, ha dieci anni di tempo per accettare o rifiutare i beni del defunto. Deve trattarsi, ovviamente, di una scelta libera, personale e consapevole. Se vuoi saperne di più sull’argomento ti consiglio di proseguire nella lettura di questo articolo.

Cos’è l’eredità?

Prima di scendere nel dettaglio e affrontare il tema della rinuncia all’eredità, devi sapere che alla morte di una persona si apre la successione il cui scopo è quello di individuare tutti gli eredi a cui trasferire i beni del defunto (mobili, immobili, crediti o anche debiti).

Se il de cuius (ossia la persona deceduta) ha lasciato un testamento, allora basterà leggere le sue ultime volontà. In caso contrario, i futuri eredi saranno individuati direttamente dalla legge.

Va precisato, tuttavia, che i parenti più vicini al defunto (come la moglie, i figli e i genitori) hanno sempre diritto a una quota minima di eredità.

Chi sono gli eredi?

Una volta aperta la successione vengono chiamati all’eredità una serie di soggetti, i quali hanno 10 lunghi anni per decidere se:

  • accettare l’eredità: in altre parole, si risponde presente all’appello e si prende la propria fetta del patrimonio del de cuius (compresi eventuali debiti);
  • accettare l’eredità con beneficio di inventario: vuol dire che il chiamato accetta l’eredità, ma eventuali debiti saranno saldati con i beni ricevuti dal defunto e non con il proprio patrimonio personale (che non potrà essere aggredito dai creditori);
  • rinunciare all’eredità: nel senso che non si accettano i beni ereditari con la conseguenza che nessun creditore potrà mai pretendere il pagamento di eventuali debiti per conto del familiare ormai deceduto.

Quindi, è chiaro che si diventa eredi solo dopo aver risposto positivamente alla chiamata all’eredità (con o senza beneficio di inventario).

Cos’è la rinuncia all’eredità?

Come abbiamo visto, con la rinuncia all’eredità il chiamato rifiuta i beni del defunto e non assume la qualità di erede. Tale scelta è dettata da ragioni di convenienza, nel senso che se l’asse ereditario è composto più da debiti che da crediti, allora conviene rinunciare per evitare di avere a che fare con i creditori del de cuius.

Quando si può rinunciare all’eredità?

Il chiamato ha 10 anni di tempo per rinunciare all’eredità. Attenzione però: se si è già in possesso dei beni ereditari (pensa, ad esempio, a chi vive nella casa del defunto) i tempi sono molto più stringenti, vale a dire 3 mesi per redigere un inventario delle cose lasciate dal de cuius e 40 giorni per dichiarare la rinuncia. Se il chiamato fa decorrere inutilmente i termini, allora diventa erede a tutti gli effetti.

Infine, sappi che la rinuncia all’eredità può essere revocata fino a quando l’eredità stessa non sia stata accettata dagli altri chiamati.

Come si fa la rinuncia all’eredità?

A questo punto, vorrai sicuramente conoscere gli aspetti pratici, ossia come si rinuncia all’eredità.

Anzitutto, dopo l’apertura della successione, ti consiglio di fare alcuni controlli per verificare la presenza o meno di debiti nell’asse ereditario e, soprattutto, il loro esatto ammontare. Ad esempio, è utile estrarre una visura presso la Camera di Commercio per conoscere la consistenza del patrimonio del defunto, chiedere un estratto di ruolo all’Agenzia delle Entrate per sapere le cartelle notificate ed i relativi importi, ecc.

Se la verifica è positiva, devi recarti da un notaio di fiducia oppure all’ufficio del tribunale competente del luogo di residenza del defunto e manifestare per iscritto la volontà di rifiutare la tua parte del patrimonio ereditario. Tale dichiarazione viene poi inserita nel registro delle successioni tenuto presso il tribunale. La rinuncia presentata con altre modalità è considerata nulla, quindi priva di effetti.

Se la persona che deve rinunciare all’eredità non ha ancora compiuto 18 anni oppure è interdetta o inabilitata, allora dovrà attivarsi il legale rappresentante autorizzato dal giudice tutelare.

Alla dichiarazione di rinuncia occorre allegare i seguenti documenti:

  • il certificato di morte del de cuius;
  • la carta d’identità e il codice fiscale del chiamato e del defunto;
  • la copia conforme del testamento (se presente);
  • la copia conforme dell’autorizzazione del giudice tutelare se il rinunciante è un minorenne, un interdetto o un inabilitato.

Attenzione: la rinuncia non può essere né parziale (cioè limitata solo ad alcuni beni) né sottoposta a termine o condizione.

Quanto costa la rinuncia all’eredità?

Rinunciare all’eredità ha un costo che varia a seconda della modalità scelta. Se chiedi l’aiuto del notaio devi pagare il suo onorario. Se, invece, ti rivolgi al cancelliere del tribunale devi pagare l’imposta di registro pari a 200 euro e la marca da bollo da 16 euro.

La rinuncia all’eredità può essere impugnata?

La rinuncia all’eredità può essere impugnata:

  • dai creditori: questi possono soddisfarsi sui beni ereditari facendosi autorizzare dal tribunale ad accettare l’eredità in nome e luogo del loro debitore;
  • dallo stesso rinunciante: ad esempio, se è stato costretto con la violenza.

A chi spetta l’eredità in caso di rinuncia?

Una volta rinunciato all’eredità, la quota del chiamato passa a qualcun altro, il quale potrà decidere se accettare o meno e così via.

Se il defunto non ha lasciato un testamento, la rinuncia va a beneficio dei soggetti individuati dal Codice civile. Tale meccanismo è comunemente noto come accrescimento, in quanto va ad incrementare la quota di coloro che erano già eredi.

Ti faccio un esempio.

Marco muore senza testamento e lascia i suoi beni alle figlie Lucrezia e Paola. Lucrezia rinuncia all’eredità del padre, pertanto non avendo figli, la sua quota, pari al 50%, va ad aggiungersi alla quota di Paola che avrà il 100% dell’eredità.

Se, invece, il defunto ha lasciato un testamento, con la rinuncia l’eredità sarà devoluta a favore del soggetto previsto dal testatore.



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