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Lavoro autonomo: come funziona?

27 Agosto 2021
Lavoro autonomo: come funziona?

I lavoratori autonomi hanno meno tutele rispetto ai dipendenti ma possono contare su una maggiore autonomia nello svolgimento della prestazione di lavoro.

Sei un esperto di marketing e stai cercando un posto di lavoro. Ti hanno proposto una collaborazione autonoma a partita Iva. Sei indeciso se accettare o meno e vorresti capire meglio quali diritti ti offre questa tipologia contrattuale e quali tutele ti spettano.

Nel nostro ordinamento, ci sono molti contratti con cui può essere assunto un lavoratore. Tra questi troviamo il contratto di lavoro autonomo: come funziona?

Si tratta di una tipologia contrattuale nettamente distinta dal lavoro subordinato poiché, a differenza di quest’ultimo, il lavoratore autonomo non deve sottostare alle direttive del datore di lavoro essendo del tutto libero di organizzare discrezionalmente il proprio lavoro. Vediamo come funziona questo tipo di contratto e quali tutele offre.

Lavoro autonomo: cos’è?

Il mondo del lavoro è solcato da una profonda distinzione tra autonomia e subordinazione. In questo secondo ambito, troviamo il contratto di lavoro dipendente [1] nel quale il lavoratore deve svolgere l’attività lavorativa rispettando le direttive e gli ordini impartiti dal datore di lavoro e deve, nella gran parte dei casi, rispettare un orario di lavoro rigido e una sede di lavoro assegnata.

Il lavoro autonomo, invece, si caratterizza proprio per l’assenza del vincolo di subordinazione. Con la stipula di questo contratto, infatti, il lavoratore si obbliga a compiere un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di dipendenza nei confronti del committente, verso un corrispettivo [2].

In altre parole, mentre nel lavoro dipendente il lavoratore mette al servizio del datore di lavoro il proprio tempo e la propria forza lavoro, nel lavoro autonomo il lavoratore si impegna a compiere un servizio o un’opera entro un certo lasso di tempo, a fronte del pagamento di un prezzo, ma resta del tutto autonomo di decidere quando e dove lavorare nonché come organizzare il lavoro, fermo restando il rispetto delle caratteristiche dell’opera o del servizio oggetto del contratto.

Lavoro autonomo: quanto dura?

Il contratto di lavoro autonomo non ha una durata prestabilita. Di solito, l’accordo prevede un termine finale entro il quale il lavoratore deve consegnare l’opera o il servizio oggetto del contratto. In alcuni casi, tuttavia, soprattutto quando l’accordo si riferisce a prestazioni intellettuali (si pensi ad un contratto di consulenza), la durata può essere anche estesa nel tempo oppure il contratto può essere a tempo indeterminato.

Lavoro autonomo: è possibile il recesso?

La legge prevede che il committente può recedere dal contratto, anche se è già iniziata l’esecuzione dell’opera, tenendo indenne il prestatore delle spese, del lavoro eseguito e del mancato guadagno. Nella gran parte dei casi, tuttavia, la disciplina del recesso è contenuta direttamente nel contratto che potrebbe prevedere la facoltà di terminare il rapporto di lavoro autonomo per entrambe le parti con un congruo preavviso. La legge precisa anche che, se l’esecuzione dell’opera diventa impossibile per una causa non imputabile alle parti, il prestatore d’opera ha diritto ad un compenso per quanto è stato realizzato.

Lavoro autonomo: chi paga le tasse e i contributi?

Una differenza tra lavoro dipendente ed autonomo riguarda anche il pagamento delle tasse e dei contributi previdenziali. Nel rapporto di lavoro dipendente, infatti, il datore di lavoro svolge la funzione di sostituto d’imposta, ossia, procede a trattenere le imposte e gli oneri contributivi dallo stipendio lordo del lavoratore e a versarli agli enti competenti. Queste operazioni sono evidenziate nella busta paga mensile che viene consegnata al lavoratore.

Nel lavoro autonomo, invece, il committente eroga al lavoratore il compenso lordo (salvo l’eventuale obbligo di trattenere la ritenuta d’acconto del 20%) e il prestatore d’opera procede, in piena autonomia, a versare le tasse ed i contributi previdenziali alla propria gestione pensionistica di riferimento sulla base del proprio fatturato.

Lavoro autonomo: quali tutele?

Non c’è dubbio che i lavoratori autonomi siano meno tutelati rispetto ai lavoratori dipendenti. I prestatori d’opera, infatti, non hanno accesso, tra le altre cose, alla normativa contro il licenziamento illegittimo, alla disciplina dell’infortunio e della malattia, alle ferie e permessi retribuiti, etc.

In compenso, questi lavoratori hanno maggiore autonomia verso il committente rispetto a un dipendente e, se hanno un fatturato che si mantiene entro determinate soglie, possono accedere ad un regime fiscale forfettario particolarmente favorevole.

Inoltre, le casse previdenziali di riferimento dei lavoratori autonomi prevedono delle prestazioni di sicurezza sociale che tutelano il lavoratore al verificarsi di una serie di eventi (es. maternità, malattia, inabilità, etc.) che sottraggono loro la capacità di lavorare. Per la disciplina di tali benefici occorre consultare i regolamenti dei singoli istituti previdenziali.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 2222 cod. civ.


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