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Criteri di scelta affido condiviso: Cassazione

12 Maggio 2021
Criteri di scelta affido condiviso: Cassazione

Affidamento condiviso ed esclusivo: come il giudice decide sulla base dell’interesse superiore del minore.

Ospitare i figli nella propria abitazione e provvedere in tale periodo ai loro bisogni  

Il genitore non può modificare arbitrariamente i contenuti dell’obbligazione economica al mantenimento posta a suo carico, ospitando i figli nella propria abitazione e provvedendo in tale periodo ai loro bisogni, trattandosi di iniziative estemporanee, in ogni caso inidonee a compensare il mancato versamento dell’assegno su cui l’altro genitore deve poter fare affidamento per il soddisfacimento delle esigenze primarie dei minori.

Cassazione penale sez. VI, 15/03/2021, n.11195

Affido condiviso: non necessariamente va prevista una frequentazione paritaria dei genitori

Il regime legale dell’affidamento condiviso, tutto orientato alla tutela dell’interesse morale e materiale della prole, deve tendenzialmente comportare, in mancanza di gravi ragioni ostative, una frequentazione dei genitori paritaria con il figlio, tuttavia nell’interesse di quest’ultimo il giudice può individuare un assetto che si discosti da questo principio tendenziale, al fine di assicurare al minore la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena.

In tema di affido condiviso del minore, la regolamentazione dei rapporti con il genitore non convivente non può avvenire sulla base di una simmetrica e paritaria ripartizione dei tempi di permanenza con entrambi i genitori, ma deve essere il risultato di una valutazione ponderata del giudice del merito che, partendo dall’esigenza di garantire al minore la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena, tenga anche conto del suo diritto a una significativa e piena relazione con entrambi i genitori e del diritto di questi ultimi a una piena realizzazione della loro relazione con i figli e all’esplicazione del loro ruolo educativo.

Deriva da quanto precede, pertanto, che se è vero che la condivisione – in mancanza di serie ragioni ostative – deve comportare una frequentazione dei genitori tendenzialmente paritaria, la cui significatività non sia vanificata da frammentazioni, è altrettanto vero che nell’interesse del minore, in presenza di serie ragioni (ad esempio, come nel caso di specie, ove la distanza esistente tra i luoghi di vita dei genitori imponga al minore di sopportare tempi e sacrifici di viaggio tali da comprometterne gli studi, il riposo e la vita di relazione) il giudice può individuare un assetto nella frequentazione che si discosti da questo principio tendenziale, al fine di assicurare al bambino la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena.

Cassazione civile sez. I, 17/09/2020, n.19323

Affidamento condiviso: il giudice può cambiare tempi e modalità di frequentazione a scapito del genitore non collocatario

Anche nel caso di affidamento condiviso, il Tribunale, per tutelare il minore, può cambiare i tempi e le modalità di frequentazione a scapito del genitore non collocatario. Ad affermarlo è la Cassazione respingendo il ricorso del padre non affidatario. Per la Suprema Corte non si applica il criterio del tempo paritario se, come nel caso di specie, il padre, non affidatario, abita lontano: i continui spostamenti influirebbero in modo negativo sull’attività scolastica e sulla vita sociale del figlio. I giudici sul punto ribadiscono il recente orientamento giurisprudenziale per il quale “la regolamentazione dei rapporti con il genitore non convivente non può avvenire sulla base di una simmetrica e paritaria ripartizione dei tempi di permanenza con entrambi i genitori, ma deve essere il risultato di una valutazione ponderata del giudice del merito che, partendo dall’esigenza di garantire al minore la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena, tenga anche conto del suo diritto a una significativa e piena relazione con entrambi i genitori e del diritto di questi ultimi a una piena realizzazione della loro relazione con i figli e all’esplicazione del loro ruolo educativo”.

La regolamentazione dei rapporti tra i genitori e i figli deve essere frutto di una valutazione ponderata nell’interesse preminente del minore, non potendo avvenire sulla base di una simmetrica e paritaria ripartizione dei tempi di permanenza aprioristicamente stabilita.

La regola dell’affidamento condiviso è la scelta preferenziale onde garantire il diritto al minore “di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori” e la valutazione per determinare i tempi e le modalità di permanenza del figlio può ravvisare la necessità di decidere che il collocamento avvenga prevalentemente presso un genitore, essendo assicurata la presenza dei figli anche al genitore non collocatario regolamentando il c.d. diritto di visita.

Cassazione civile sez. I, 17/09/2020, n.19323

Concesso il pernottamento del minore presso il genitore non collocatario per preservare la relazione genitoriale

I provvedimenti dell’Autorità giudiziaria in materia di affidamento dei figli di età minore consentono restrizioni al diritto di visita dei genitori solo nell’interesse superiore giustappunto del minore; nel perseguimento di tale interesse, peraltro, deve essere sempre assicurato il rispetto del principio della bigenitorialità, inteso quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi i genitori, nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione e istruzione della prole (fattispecie relativa alla possibilità concessa al padre non collocatario di tenere con sé il figlio minore una notte a settimana).

Cassazione civile sez. I, 28/07/2020, n.16125

Il mutamento di residenza della madre, collocataria del minore stesso, non fa perdere il diritto all’affidamento

Il mutamento di residenza della madre, collocataria del minore stesso, non fa perdere il diritto all’affidamento. Il giudice, infatti, deve esclusivamente valutare se sia più funzionale all’interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò ineluttabilmente incida in negativo una quotidianità dei rapporti con il genitore non affidatario o non collocatario.

[Nella specie, ha evidenziato la Suprema corte, la censura è sul punto del tutto generica, atteso che il padre-ricorrente per cassazione non ha allegato concreti elementi, in ipotesi dedotti nel giudizio di merito, dai quali possa dedursi una effettiva situazione di disagio del minore per effetto del trasferimento da Milano (luogo di residenza anche del padre) a Roma al seguito della madre].

Cassazione civile sez. I, 28/02/2020, n.5604

Separazione: affidamento della prole e criteri di scelta del genitore affidatario

In tema di affidamento dei minori, il criterio fondamentale, cui deve attenersi il giudice della separazione, è costituito dall’esclusivo interesse morale a materiale della prole, previsto in passato dall’art. 155 c.c. ed oggi dall’art. 337 quater c.c., il quale, imponendo di privilegiare la soluzione che appaia più idonea a ridurre al massimo i danni derivanti dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore, richiede un giudizio prognostico circa la capacità del singolo genitore di crescere ed educare il figlio, da esprimersi sulla base di elementi concreti attinenti alle modalità con cui ciascuno in passato ha svolto il proprio ruolo, con particolare riguardo alla capacità di relazione affettiva, nonché mediante l’apprezzamento della personalità del genitore.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, ritenendo che la scelta spirituale di uno dei genitori di aderire ad una confessione religiosa diversa da quella cattolica, quella dei Testimoni di Geova, non potesse costituire ragione sufficiente a giustificare l’affidamento esclusivo dei minori all’altro genitore, in presenza di emergenze probatorie per le quali entrambi i coniugi risultano legati ai figli e capaci di accudirli nella quotidianità).

Cassazione civile sez. VI, 19/07/2016, n.14728

Il mutamento di residenza della madre, collocataria del minore stesso, non fa perdere il diritto all’affidamento

Il mutamento di residenza della madre, collocataria del minore stesso, non fa perdere il diritto all’affidamento. Il giudice, infatti, deve esclusivamente valutare se sia più funzionale all’interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò ineluttabilmente incida in negativo una quotidianità dei rapporti con il genitore non affidatario o non collocatario.

[Nella specie, ha evidenziato la Suprema corte, la censura è sul punto del tutto generica, atteso che il padre-ricorrente per cassazione non ha allegato concreti elementi, in ipotesi dedotti nel giudizio di merito, dai quali possa dedursi una effettiva situazione di disagio del minore per effetto del trasferimento da Milano (luogo di residenza anche del padre) a Roma al seguito della madre].

Cassazione civile sez. I, 28/02/2020, n.5604

L’eccessiva conflittualità tra i genitori impedisce l’affido condiviso

La mera conflittualità riscontrata tra i genitori non coniugati, che vivono separati, non preclude – in via di principio – il ricorso al regime preferenziale dell’affidamento condiviso dei figli ove si mantenga nei limiti di un tollerabile disagio per la prole, mentre può assumere connotati ostativi alla relativa applicazione, ove si traduca in forme atte ad alterare e a porre in serio pericolo l’equilibrio e lo sviluppo psico-fisico dei figli, e, dunque, tali da pregiudicare il loro interesse. Anche il mutamento di residenza del genitore non fa perdere allo stesso né il diritto all’affidamento, ove esistente, né la qualità di collocatario del minore, dovendo il giudice esclusivamente valutare se sia più funzionale all’interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò ineluttabilmente incida in negativo sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non affidatario.

Cassazione civile sez. I, 28/02/2020, n.5604

Affidamento condiviso e mantenimento di minori

In tema di affidamento e di mantenimento dei figli minori (nella specie, di genitori non coniugati), posto che il giudice è tenuto a tutelare il superiore interesse della prole: a) l’affidamento condiviso è correttamente attuato con la collocazione stabile del figlio presso il genitore con cui egli abbia in prevalenza vissuto in precedenza, e che possa assicurargli maggiore attenzione, in quanto più idoneo a prendersene cura; b) nel contempo, nel rispetto del principio di bigenitorialità, devono assicurarsi al genitore non collocatario ampie frequentazioni con il figlio medesimo; c) nella determinazione dell’assegno di mantenimento a carico del genitore non collocatario, proporzionato alle sue sostanze e capacità di lavoro professionale o casalingo, devono considerarsi le esigenze del figlio, il tenore di vita dallo stesso goduto in costanza di convivenza, le risorse economiche dei genitori, i tempi di permanenza presso ciascuno di essi e la valenza economica dei compiti domestici e di cura da loro assunti.

(Nella specie, la Suprema corte ha cassato la pronuncia di appello che aveva sensibilmente aumentato, rispetto alla pronuncia di primo grado, l’assegno a carico del padre, genitore non collocatario, senza riferimenti al caso concreto, alla stregua di una motivazione solo apparente, limitandosi a sottolineare che il bambino aveva vissuto in un ambiente familiare particolarmente benestante e che il padre disponeva di risorse reddituali e patrimoniali oltremodo consistenti).

Cassazione civile sez. VI, 10/10/2018, n.25134

Le modalità di affidamento del figlio devono assicurare la bigenitorialità anche in presenza di PAS

Nel giudizio di separazione personale dei coniugi, indipendentemente dall’attendibilità scientifica della diagnosi di PAS che il consulente tecnico afferma essere esercitata da un genitore nei confronti dell’altro, il Giudice deve preferire modalità di affidamento e collocamento dei figli minori idonee alla conservazione, e se necessario al ripristino, di relazioni fisiologiche della prole con entrambi i genitori, non trascurando che tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità ed alla crescita equilibrata e serena.

Cassazione civile sez. VI, 28/09/2017, n.22744

Nell’affidamento congiunto il genitore collocatario non deve coinvolgere in modo eccessivo il nuovo compagno nella vita dei figli.

In tema di affidamento congiunto, qualora uno dei genitori manifesti una eccessiva tendenza a coinvolgere il suo nuovo compagno nella vita dei figli, il giudice, nel pronunciare la separazione dei coniugi ed affidare i figli ad entrambi i genitori, può valutare che sia più funzionale all’interesse della prole il collocamento presso l’altro genitore.

(Nel caso di specie, la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito che, alla luce del disagio manifestato dai figli a causa della presenza del nuovo compagno della madre nella loro vita, contrastante con la loro esigenza di elaborare gradualmente il cambiamento, ha provveduto a collocare i figli presso il padre, con diritto della madre e vederli per due soli fine settimana al mese).

In tema di separazione e divorzio, in caso di affidamento congiunto, è giustificato il collocamento presso il padre dei figli se questi manifestano disagio per la tendenza della madre a coinvolgere eccessivamente il suo nuovo partner nella loro vita. Ad affermarlo è la Cassazione cui si era rivolta la donna il cui comportamento, secondo gli esperti, contrastava con l’esigenza della prole di “elaborare il cambiamento nei tempi dovuti”. Per la Corte, la valutazione di preferibilità del collocamento dei ragazzi è preclusa in sede di legittimità, ben potendo, dunque, l’interesse prioritario della prole non coincidere con la “maternal preference”.

Cassazione civile sez. I, 10/05/2017, n.11448



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