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Prova testimoniale e processo tributario: Cassazione

12 Maggio 2021
Prova testimoniale e processo tributario: Cassazione

Prova orale nel processo dinanzi alla Commissione Tributaria: testimonianza, giuramento, confessione, interrogatorio.

Prova testimoniale nel giudizio tributario

Le dichiarazioni di terzi sono ammesse nel processo fiscale, non a titolo di fonti di prova in senso proprio, ma piuttosto a titolo di ausilio all’accertamento, che deve, comunque, essere sostenuto da ulteriori elementi

Cassazione civile sez. VI, 03/02/2020, n.2406

Nel processo tributario e imputazioni formulate in sede penale

Nel processo tributario, il giudice non è vincolato dalle imputazioni formulate in sede penale, essendo tenuto a vagliare per proprio conto se le prove raccolte nel giudizio penale e riportate nel processo verbale di constatazione siano idonee a fondare il proprio convincimento in ordine ai fatti costitutivi della pretesa tributaria, senza che costituisca un limite il disposto di cui all’art. 7, comma 4, d.lgs. n. 546 del 1992, sul giuramento e la prova testimoniale, in quanto valevole per la sola diretta assunzione della narrazione dei fatti della controversia da parte del giudice tributario, ma non anche da parte degli organi amministrativi di verifica, sicché le dichiarazioni di terzi da questi raccolte, ancorché in un procedimento penale, e inserite nel processo verbale di constatazione, sono pienamente utilizzabili come elementi di prova in quanto aventi natura di mere informazioni.

Cassazione civile sez. trib., 25/02/2020, n.4982

Attribuzione di efficacia probatoria alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà

L’attribuzione di efficacia probatoria alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che, così come l’autocertificazione in genere, ha attitudine certificativa e probatoria esclusivamente in alcune procedure amministrative, essendo viceversa priva di efficacia in sede giurisdizionale, trova nel processo tributario ostacolo invalicabile nella previsione dell’art. 7, comma 4, del d.lgs. 546 del 1992, giacché finirebbe per introdurre – eludendo il divieto di giuramento e di prova testimoniale – un mezzo di prova non solo equipollente a quello vietato, ma anche costituito al di fuori del processo.

Cassazione civile sez. trib., 12/12/2019, n.32568

L’utilizzo da parte del contribuente delle dichiarazioni di terzi nel processo tributario

Nel processo tributario, il divieto di prova testimoniale posto dall’art. 7, D.Lgs. n. 546/1992, si riferisce alla prova da assumere con le garanzie del contraddittorio e non implica l’impossibilità di utilizzare, ai fini della decisione, le dichiarazioni che gli organi dell’amministrazione finanziaria sono autorizzati a richiedere anche ai privati nella fase amministrativa di accertamento che, proprio perché assunte in sede extraprocessuale, rilevano quali elementi indiziari che possono concorrere a formare, unitamente ad altri elementi, il convincimento del giudice. Tali dichiarazioni hanno il valore probatorio proprio degli elementi indiziari e, qualora rivestano i caratteri di gravità, precisione e concordanza di cui all’art. 2729 c.c., danno luogo a presunzioni.

In questo ambito, al fine di evitare che l’ammissibilità di tali dichiarazioni possa pregiudicare la difesa del contribuente ed il principio di uguaglianza delle parti, è necessario riconoscere che, al pari dell’Amministrazione finanziaria, anche il contribuente possa introdurre nel giudizio innanzi alle Commissioni Tributarie dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale per far valere le proprie ragioni e tali dichiarazioni devono assurgere a rango di indizi, che necessitano di essere valutati congiuntamente ad altri elementi.

Nel processo tributario anche il contribuente, al pari dell’amministrazione, può utilizzare a proprio favore le dichiarazioni di terzi acquisite in atti fuori dal processo. Il giudice ha così l’obbligo di valutare tali indizi ai fini della sua decisione.

Cassazione civile sez. trib., 02/10/2019, n.24531

Processo tributario e divieto di prova testimoniale: le dichiarazioni rese da terzi fuori dal processo assumono valenza indiziaria

Nel processo tributario il divieto di prova testimoniale posto dall’art. 7 del d.lgs. n. 546 del 1992 non osta alla produzione sia da parte dell’Amministrazione finanziaria che, in ragione dei principi del giusto processo ex art. 111 Cost., del contribuente, di dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale che assumono valenza indiziaria sul piano probatorio.

(Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, ha ritenuto insufficiente ad integrare la prova contraria richiesta al contribuente la sola dichiarazione scritta della madre, in assenza di ulteriori elementi).

Cassazione civile sez. VI, 19/11/2018, n.29757

Processo tributario: utilizzabili le dichiarazioni rese da terzi alla Guardia di Finanza

Nel processo tributario, alle dichiarazioni rese da terzi in sede di verifica va attribuita una valenza indiziaria, da corroborare con ulteriori elementi. Il divieto di prova testimoniale posto dall’art. 7 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 si riferisce solamente alla prova testimoniale quale prova da assumere con le garanzie del contraddittorio all’interno del processo.

Cassazione civile sez. trib., 13/09/2018, n.22349

Ammissibilità delle dichiarazioni testimoniali nel processo tributario

Il divieto di prova testimoniale nel processo tributario si riferisce solo alla prova testimoniale processuale e non alle dichiarazioni che, sia l’Amministrazione che i contribuenti, possono assumere in sede extraprocessuale e produrre in giudizio. La valenza indiziaria di tali dichiarazioni, anche a favore del contribuente, è coerente con il principio del giusto processo, come anche affermato dall’art. 6 CEDU.

Il potere di introdurre dichiarazioni rese da terzi, con valore di elemento indiziario, va riconosciuto nel giudizio tributario. Il divieto di prova testimoniale di cui all’art. 7 d.lg. n. 546/1992 si riferisce alla prova testimoniale da assumere con le garanzie del contraddittorio e non implica l’impossibilità di utilizzare, ai fini della decisione, le dichiarazioni che gli uffici finanziari sono autorizzati a richiedere ai privati nella fase amministrativa di accertamento.

Cassazione civile sez. VI, 16/03/2018, n.6616

Processo tributario e divieto di prova testimoniale

Nel processo tributario, il divieto di prova testimoniale posto dall’art. 7 del d.lgs. n. 546 del 1992 si riferisce alla prova testimoniale da assumere con le garanzie del contraddittorio e non implica, pertanto, l’impossibilità di utilizzare, ai fini della decisione, le dichiarazioni che gli organi dell’amministrazione finanziaria sono autorizzati a richiedere anche ai privati nella fase amministrativa di accertamento e che, proprio perché assunte in sede extraprocessuale, rilevano quali elementi indiziari che possono concorrere a formare, unitamente ad altri elementi, il convincimento del giudice.

Cassazione civile sez. trib., 07/04/2017, n.9080

Processo tributario e ricorso alle presunzioni 

Nel processo tributario, il ricorso alle presunzioni è ammissibile tanto in materia di tributi erariali che di tributi dell’ente locale, essendo positivamente esclusi dall’art. 7 del d.lgs. n. 546 del 1992 solo il giuramento e la prova testimoniale; il divieto di ammissione di quest’ultima, infatti, non comporta la conseguente inammissibilità della prova per presunzioni ai sensi dell’art. 2729, comma 2, c.c. in quanto detta norma, stante la natura della materia ed i mezzi di indagine a disposizione degli uffici e dei giudici tributari, non è applicabile nel contenzioso tributario.

Cassazione civile sez. trib., 15/04/2016, n.7509

Confessione 

Le dichiarazioni rese dal legale rappresentante di una società in sede di verifica fiscale non possono essere qualificate come testimonianza (in quanto tale vietata, nel processo tributario, dall’art. 7 comma 4 d.lg. 31 dicembre 1992 n. 546), ma debbono essere apprezzate come confessione stragiudiziale, alla luce del nesso di immedesimazione organica tra società e rappresentante legale, che non viene meno neppure nel caso di un atto che non rientri nella competenza di quest’ultimo o sia stato compiuto con dolo o abuso di potere.

In tema di contenzioso tributario, le dichiarazioni rese in sede di verifica dal legale rappresentante di una società non possono essere qualificate come testimonianza, ma integrano una confessione stragiudiziale, atteso il rapporto di immedesimazione organica tra il rappresentante legale e la società rappresentata, che non è reciso neanche quando l’atto sia compiuto dall’amministratore con dolo o abuso di potere o non rientri nella sua competenza.

Cassazione civile sez. VI, 24/10/2014, n.22616

Prova orale nel processo tributario

In tema di contenzioso tributario, la disposizione contenuta nell’art. 7, comma 4, d.lg. n. 564 del 1992 – secondo cui nel processo tributario ‘non sono ammessi il giuramento e la prova testimoniale’ – in quanto limitativa dei poteri delle commissioni tributarie e non pure dei poteri degli organi amministrativi di verifica, disciplinati da altre disposizioni, vale soltanto per la diretta assunzione, da parte del giudice tributario, nel contraddittorio delle parti, della narrazione dei fatti della controversia compiuta da un terzo, ovverosia per quella narrazione che, in quanto richiedente la formulazione di specifici capitoli e la prestazione di un giuramento da parte del terzo assunto quale teste, acquista un particolare valore probatorio.

Le dichiarazioni, invece, dei terzi raccolte dai verificatori, quand’anche nell’ambito di un procedimento penale, e inserite nel processo verbale di constatazione, hanno natura di mere informazioni acquisite nell’ambito di indagini amministrative e sono, pertanto, pienamente utilizzabili quali elementi di prova (nella specie, la Corte ha affermato che sono utilizzabili dal giudice le dichiarazioni resi dai soci alla Guardia di Finanza atteso che il divieto di prova testimoniale vale solo per le affermazioni rese in contraddittorio delle parti).

Cassazione civile sez. VI, 22/09/2014, n.19965

Il divieto di ammissione della prova testimoniale nel giudizio davanti alle commissioni tributarie, sancito dall’art.7, comma quarto, del d.lg. 31 dicembre 1992, n. 546, si riferisce alla prova testimoniale da assumere nel processo – che è necessariamente orale, di solito ad iniziativa di parte, richiede la formulazione di specifici capitoli, comporta il giuramento dei testi, e riveste, conseguentemente, un particolare valore probatorio -, e non implica, pertanto, l’inutilizzabilità, ai fini della decisione, delle dichiarazioni raccolte dall’Amministrazione nella fase procedimentale e rese da “terzi”, e cioè da soggetti terzi rispetto al rapporto tra il contribuente – parte e l’Erario. Tali informazioni testimoniali hanno il valore probatorio proprio degli elementi indiziari, e devono pertanto essere necessariamente supportate da riscontri oggettivi.

Cassazione civile sez. trib., 19/04/2013, n.9552

Nel processo tributario, il divieto di prova testimoniale posto dall’art. 7 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 si riferisce alla prova testimoniale quale prova da assumere con le garanzie del contraddittorio e non implica, pertanto, l’impossibilità di utilizzare, ai fini della decisione, le dichiarazioni che gli organi dell’amministrazione finanziaria sono autorizzati a richiedere anche ai privati nella fase amministrativa di accertamento e che, proprio perché assunte in sede extraprocessuale, rilevano quali elementi indiziari che possono concorrere a formare, unitamente ad altri elementi, il convincimento del giudice.

Cassazione civile sez. trib., 05/04/2013, n.8369



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