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Si possono avere due mamme come genitori?

12 Maggio 2021 | Autore:
Si possono avere due mamme come genitori?

Procreazione medicalmente assistita o maternità surrogata: cosa succede nella natura e per la legge quando una coppia omosessuale vuole riconoscere un figlio.

Un bambino può essere figlio di due madri? Per la natura è impossibile: la madre biologica è una sola ed è di sesso femminile, così come il padre, che deve avere sesso maschile, è unico. Per la giurisprudenza, invece, questa possibilità c’è: si possono avere due mamme come genitori, se l’atto di nascita viene trascritto in questo modo nei registri dello stato civile.

Questo bambino diventerà figlio di una coppia omosessuale ed avrà due “madri” o due “padri”. Ma dovrà essere maggiormente tutelato durante la crescita, perché non avrà come riferimento due figure di sesso diverso: lo ha detto la Corte Costituzionale, lanciando al legislatore un monito per intervenire in fretta su questo delicato tema.

Nel frattempo, diversi giudici italiani, di fronte ai casi concreti che si stanno verificando, ammettono che un figlio possa essere riconosciuto da due genitori del medesimo sesso, purché siano legati in un’unione ed almeno uno di loro sia anche il genitore biologico. Tempo fa, la Cassazione aveva affermato che si possono avere due mamme come genitori e, quest’anno, anche il tribunale di Roma ha adottato una pronuncia analoga. Ma ci sono anche pronunce di segno contrario.

Cerchiamo di orientarci in questa complessa materia, che coinvolge alcuni aspetti di scienza medica, come la procreazione assistita ed il fenomeno della maternità surrogata, ed altri aspetti tipicamente legali, relativi al riconoscimento dei figli nati attraverso queste forme di procreazione, alcune delle quali non sono ammesse in Italia e vengono praticate solo all’estero da molte coppie.

La procreazione medicalmente assistita

La procreazione medicalmente assistita (in breve, Pma) è una tecnica di aiuto al concepimento che viene adottata quando i metodi tradizionali non funzionano o risultano troppo difficoltosi.

Comunemente chiamata fecondazione artificiale, la Pma manipola i materiali genetici (ovociti, spermatozoi o embrioni) nel tentativo di realizzare una gravidanza. Alcuni metodi prevedono la fecondazione all’interno dell’utero femminile, altri la fanno avvenire “in vitro”, cioè all’esterno dell’apparato genitale.

Un’apposita legge [1] stabilisce le linee guida della procreazione medicalmente assistita in Italia, che può avvenire solo nelle strutture autorizzate dal ministero della Salute. Possono ricorrervi le coppie composte da persone maggiorenni, di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambi i membri devono essere viventi.

Una sentenza della Corte Costituzionale [2] ha ammesso la possibilità di fecondazione eterologa, quella in cui i componenti della procreazione, come gli spermatozoi o gli ovuli, provengono da donatori esterni alla coppia.

La maternità surrogata o utero in affitto

La maternità surrogata – chiamata anche “utero in affitto” – è una forma di procreazione assistita in cui una donna provvede alla gestazione per conto di altre persone, che diventeranno i genitori del nascituro. La gestante viene fecondata, in modo naturale o con l’impianto di un ovulo, e realizza la gravidanza, con l’accordo di consegnare, a nascita avvenuta, il bambino alla coppia che le aveva commissionato l’incarico.

Questa sorta di “gestazione per conto terzi” è vietata dalla legge italiana [3] e chi la «realizza, organizza o pubblicizza» commette reato. Anche la Corte Costituzionale [4] ha sottolineato l’«elevato grado di disvalore che il nostro ordinamento riconnette alla surrogazione di maternità, vietata da apposita disposizione penale».

In molti Stati esteri, però, questa pratica è consentita (ne parliamo in modo approfondito nell’articolo “Più facile la maternità surrogata all’estero“). Talvolta, accade che il neonato venga riconosciuto dai genitori non naturali nel Paese dove è nato ed iscritto nella relativa anagrafe; i genitori poi, esibendo il certificato di nascita, cercheranno di ottenere la sua iscrizione nell’anagrafe italiana come figlio di quella coppia.

Riconoscimento di figli nati con Pma o utero in affitto: è possibile?

La giurisprudenza italiana nega la possibilità di riconoscere da parte dei genitori non naturali un figlio nato attraverso pratiche di maternità surrogata, per la loro illiceità. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite [5] ha stabilito che «non può essere trascritto nei registri dello stato civile italiano il provvedimento di un giudice straniero con cui è stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all’estero mediante il ricorso alla maternità surrogata e un soggetto che non abbia con lo stesso alcun rapporto biologico, il cosiddetto genitore d’intenzione».

Diversamente, accade per il figlio nato da tecniche di procreazione medicalmente assistita, che sono considerate lecite. In questo ambito, è possibile che vi siano coppie omosessuali in cui uno dei componenti non sia il genitore biologico del bambino. Così, già nel 2016, la Corte di Cassazione [6] aveva affermato che un figlio di due madri è possibile.

Nel 2020, la Suprema Corte ha fatto retromarcia, negando il riconoscimento dell’iscrizione anagrafica ad una bimba con due madri, una coppia di donne italiane che avevano chiesto di diventare genitori, in modo paritetico. La motivazione del diniego espresso dai giudici di piazza Cavour sta nel fatto che il nucleo familiare deve riprodurre il tradizionale «modello della famiglia caratterizzata dalla presenza di una madre e di un padre».

Ora, una nuova apertura è arrivata dal tribunale di Roma [7], che con una pronuncia di aprile 2021 (puoi leggerla per esteso nel box “sentenza” alla fine di questo articolo) ha concesso ad entrambe le componenti di una coppia omosessuale il riconoscimento quali genitori della figlia nata da una di esse, in modo che anche la nuova compagna possa diventare la seconda madre della bambina a tutti gli effetti.

I giudici capitolini hanno consentito all’indicazione di entrambe le donne come genitori sull’atto di nascita, respingendo l’opposizione del Comune di Roma che aveva negato di annotare la dichiarazione di riconoscimento da parte della compagna della madre biologica. Le due donne hanno vinto questa battaglia legale esponendo il «progetto di genitorialità da tempo maturato nella loro relazione sentimentale» e sottolineando che erano ricorse alla procreazione medicalmente assistita «in qualità di coppia, esprimendo entrambe il relativo consenso».

Il tribunale ha rilevato che, trattandosi di un atto formato in Italia e non all’estero, è integralmente applicabile la normativa interna, in base alla quale «le annotazioni a cura dell’Ufficiale di Stato Civile costituiscono atti aventi natura amministrativa, che mirano a certificare situazioni soggettive conseguenti a sopravvenienze o accadimenti giuridicamente rilevanti al fine di provocare un adeguamento nella sfera giuridica soggettiva della persona interessata». Così «gli adempimenti degli Uffici preposti si traducono in atti dovuti»: il pubblico ufficiale «deve limitarsi a eseguire l’annotazione» richiesta, senza «discrezionalità alcuna in sede di annotazione a margine dell’atto di nascita della dichiarazione di riconoscimento già ricevuta e iscritta nei registri di altro Comune».

Come tutelare i figli con due genitori dello stesso sesso?

In base a quanto abbiamo detto, è possibile secondo alcuni giudici, anche ricorrendo alla fecondazione eterologa di un donatore – ma non ancora attraverso la maternità surrogata – che il nuovo nato possa avere due genitori non biologici dello stesso sesso: due donne o due uomini che formano una coppia omosessuale per il bambino diventano due “madri” o due “padri”.

In questi casi, secondo una recente decisione della Corte Costituzionale [8], occorre salvaguardare i diritti del bambino a un’adeguata crescita, che avverrà senza il riferimento a due figure genitoriali di sesso diverso. In tale prospettiva, occorrerà presto anche «tutelare i nati da maternità surrogata», arrivando al «riconoscimento giuridico del legame tra il bambino e la coppia che se ne prende cura».

Le espressioni utilizzate dalla Consulta sembrano aprire un varco per il riconoscimento del bambino da parte di coppie omosessuali anche nei casi di maternità surrogata, in modo da colmare l’attuale vuoto di tutela nei suoi confronti e da accentuare l’importanza dei rapporti intrattenuti con coloro che di fatto si comportano come suoi genitori. Così la Consulta ha lanciato un monito al legislatore, affinché intervenga al più presto per disciplinare tali situazioni con una nuova normativa in grado di colmare le attuali lacune: la sentenza sottolinea che il bambino deve avere diritto ad «ottenere un riconoscimento anche giuridico dei legami che nella realtà fattuale già lo uniscono a entrambi i componenti della coppia».


note

[1] L. n. 40/2004.

[2] C. Cost. sent. n. 162/2014.

[3] Art. 12 L. n.40/2004.

[4] C. Cost. sent. n. 272/2017.

[5] Cass. S.U. sent. n.12193/2019.

[6] Cass. sent. n. 19599 del 30.09.2016.

[7] Tribunale Roma, sez. I Civ., decreto 02.04.2021.

[8] C. Cost. sent n. 33/2021.

Tribunale di Roma, sez. I Civile, decreto 2 aprile 2021
Presidente Ienzi – Relatore Albano

G. C. e D. N. (quest’ultima anche nella qualità di genitore esercente la responsabilità sulla figlia minore I. R., nata a Roma il 21.10.2017) hanno proposto opposizione avverso il rifiuto dell’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Roma di procedere all’annotazione della dichiarazione di riconoscimento della figlia I. r. N., resa da G. C.. Chiedevano di dichiarare illegittimo il rifiuto di annotare l’atto di riconoscimento della minore e per l’effetto ordinare al Comune di Roma l’annotazione del suddetto atto a margine dell’atto di nascita di I. r. N., provvedendo così anche all’aggiunta dell’indicazione del secondo genitore, nella persona di G. C..
Al riguardo, hanno esposto che, in attuazione di un progetto di genitorialità da tempo maturato nella loro relazione sentimentale, avevano fatto ricorso a Siviglia, alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) (tramite fecondazione con seme di donatore esterno), accessibile in Spagna anche a coppie dello stesso sesso. Hanno aggiunto di aver fatto ricorso alla pratica in qualità di coppia, esprimendo entrambe il relativo consenso e concordemente determinandosi a che alla metodica si sottoponesse D. N.. Era quindi nata a Roma la minore, e, nell’atto di nascita, quale madre, era stata indicata la sola D. N.. Successivamente G. C. aveva reso presso gli uffici dello stato civile del Comune di Cerveteri la dichiarazione ex art. 254 c.c., riconoscendo come propria figlia I. r., ricorrendone i presupposti di cui agli articoli 8 e 9 L. n. 40/2004, e chiedendo l’annotazione del riconoscimento nell’atto di nascita, ma l’Ufficiale di Stato Civile del Comune di Roma, dove l’atto doveva essere annotato, in quanto luogo di nascita della minore, aveva disatteso richiesta.
Nel presente giudizio, con l’intervento del Pubblico Ministero, si è costituito il Ministero dell’Interno, che ha chiesto il rigetto del ricorso. Il procedimento instaurato è inquadrabile nella disciplina di cui all’articolo 95 DPR 396/2000, a norma del quale chi intende opporsi ad un rifiuto dell’ufficiale dello stato civile di ricevere in tutto o in parte una dichiarazione o di eseguire una trascrizione, una annotazione o altro adempimento, deve proporre ricorso al tribunale.
Nel caso in argomento, l’oggetto della opposizione riguarda il rifiuto dell’ufficiale di stato civile del Comune di Roma di provvedere all’annotazione sull’atto di nascita della minore (cfr. art. 43 DPR 396/2000) della dichiarazione di riconoscimento del figlio, fatta a norma dell’articolo 254 c.c. e iscritta nel registro dello Stato civile del Comune di Cerveteri.
Il legittimato passivo è il Ministero dell’Interno, che si è costituito in giudizio. Al riguardo infatti, nell’esercizio delle funzioni di ufficiale dello stato civile, il Sindaco agisce, ai sensi del D.P.R. n. 396 del 2000, art. 1, in qualità di ufficiale del governo, e quindi non come organo di vertice e legale rappresentante dell’Amministrazione comunale, bensì come organo periferico della Amministrazione statale (Ministero dell’Interno), dalla quale dipende ed alla quale sono pertanto imputabili gli atti da lui compiuti nella predetta veste (il principio, invero pacifico, è stato anche recentemente ribadito dalla sentenza n. 12193/2019 Cass. Civ. SSUU). Tanto premesso, va sottolineato che il presente caso si riferisce ad una vicenda in cui la coppia formata da due donne ha fatto ricorso, in Spagna (Paese ove è consentita tale pratica medica anche alla coppia dello stesso sesso) alla Procreazione Medicalmente Assistita eterologa (a mezzo di fecondazione con seme di donatore terzo), prestando entrambe il relativo consenso, e decidendo nel senso che alla metodica si sottoponesse D. N.. La minore, I. r. N., è nata il 21.10.2017 in Italia, ove pertanto è stato formato l’atto di nascita, nel quale è indicata come madre D. N. (donna che ha partorito).
Successivamente G. C. ha reso presso gli uffici dello stato civile del Comune di Cerveteri dichiarazione ex art. 254 c.c., ma il riconoscimento non è stato annotato dall’ufficiale di Stato civile del Comune di Roma, competente per la relativa annotazione.
Osserva il Collegio che, non trattandosi di atto formato all’estero, bensì in Italia, ad esso dovrà essere integralmente applicata la disciplina interna (e ciò a prescindere da ogni indagine in ordine alla circostanza che la singola norma sia o meno qualificabile come di ordine pubblico, non trattandosi di atto formato all’estero, per il quale unico limite alla esecutività interna – posto dall’articolo 66 L. n. 218/1995 – è quello dell’ordine pubblico).
Le annotazioni a cura dell’Ufficiale di Stato Civile costituiscono atti aventi natura amministrativa, che mirano a certificare situazioni soggettive conseguenti a sopravvenienze o accadimenti giuridicamente rilevanti al fine di provocare un adeguamento nella sfera giuridica soggettiva della persona interessata; stando così le cose, gli adempimenti degli Uffici preposti si traducono in atti dovuti nell’interesse del titolare della posizione soggettiva.
Ne consegue che l’ufficiale di stato civile che riceve una richiesta di annotazione da altro ufficiale dello stato civile che abbia iscritto la dichiarazione di riconoscimento non può effettuare una autonoma e diversa valutazione ma deve limitarsi a eseguire l’annotazione dell’atto stesso. Invero egli non gode di discrezionalità alcuna in sede di annotazione a margine dell’atto di nascita della dichiarazione di riconoscimento già ricevuta e iscritta nei registri di altro Comune ai sensi dell’art. 42 e 102 del D.P.R. n. 396/2000.
L’esclusione di una autonoma valutazione dell’Ufficiale di stato civile, che deve provvedere alla annotazione di atto, proveniente da altro ufficiale dello stato civile, deriva altresì dalla necessità di evitare la contemporanea esistenza di atti dal contenuto incompatibile presso diversi comuni con riguardo al medesimo soggetto. Su tali presupposti, il ricorso deve essere accolto, con spese compensate, attesa la novità della questione trattata.
Non sussistono ragioni per rendere il presente decreto provvisoriamente efficace ai sensi dell’art. 741 c.p.c.; la minore è adeguatamente rappresentata dal genitore che risulta dall’atto di nascita.

P.Q.M.

Visto l’art. 95 del D.P.R. 396/00, accoglie il ricorso e, per l’effetto, dispone che l’ufficiale dello stato civile del Comune di Roma annoti l’atto di riconoscimento della minore I. r. N., effettuato in data 31.10.2018 dalla sig.ra G. C. innanzi all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di Cerveteri;
dichiara compensate le spese di lite Manda alla cancelleria per gli adempimenti e le comun.zioni di rito.
Dispone che in caso di utilizzazione del presente decreto in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi ivi riportati.


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3 Commenti

  1. Ormai, non ci sono più differenze tra eterosessuali e omosessuali. Tutti dobbiamo avere il riconoscimento degli stessi diritti e non devono più esistere forme di discriminazione anche nell’adozione dei bimbi. L’importante è che questi minori trovino una famiglia amorevole che possa accoglierli. Poi, se c’è la possibilità di ricorrere alle procedure medicalmente assistite e diventare mamme

  2. Questi discorsi sono contro natura, Ma vi sembra normale che un bambino nasca e si trovi con due mamme piuttosto che con una mamma e un papà. Certo, potranno amarlo, però non venitemi a dire che essere lesbiche e gay non sia una moda ultimamente e si stia un po’ degenerando

  3. Una donna lesbica ha tutto il diritto di diventare madre e crescere il suo bambino con chi preferisce. L’importante è assicurare una crescita sana ed equilibrata al piccolo e spiegargli come stanno realmente le cose altrimenti sarà deriso per la sua ingenuità

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