Diritto e Fisco | Articoli

Querela infondata, calunnia e opposizione all’archiviazione

22 Maggio 2021
Querela infondata, calunnia e opposizione all’archiviazione

Anni fa, sono stato querelato e poi assolto. Ho depositato denuncia per calunnia. Dopo 5 anni, il mio avvocato riceve l’avviso di fine indagini e archiviazione. Procedo all’opposizione. Dopo molti mesi, il giudice archivia senza fissare l’udienza. Il mio avvocato deposita reclamo per nullità dell’archiviazione. Ad oggi, tale reclamo non è ancora stato riscontrato e il reato è andato in prescrizione. In che modo può proseguire l’iter della mia querela?

È possibile ipotizzare che il giudice non abbia nemmeno fissato l’udienza camerale perché nell’atto di opposizione non era stato indicato l’oggetto dell’investigazione suppletiva.

Ai sensi dell’art. 410 c.p.p., «Con l’opposizione alla richiesta di archiviazione la persona offesa dal reato chiede la prosecuzione delle indagini preliminari indicando, a pena di inammissibilità, l’oggetto della investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova».

Altra ipotesi di inammissibilità è che l’opposizione sia stata presentata tardivamente, oltre i venti giorni dalla notifica.

Per quanto riguarda il reclamo, l’art. 410-bis c.p.p. afferma che «Il decreto di archiviazione è altresì nullo se, essendo stata presentata opposizione, il giudice omette di pronunciarsi sulla sua ammissibilità o dichiara l’opposizione inammissibile, salvi i casi di inosservanza dell’articolo 410, comma 1» (quest’ultimo articolo riguarda proprio l’inammissibilità per non aver chiesto indagini suppletive).

Il reclamo va proposto entro quindici giorni dalla conoscenza dell’archiviazione. Sempre l’art. 410-bis c.p.p. afferma che «l’interessato, entro quindici giorni dalla conoscenza del provvedimento, può proporre reclamo innanzi al tribunale in composizione monocratica, che provvede con ordinanza non impugnabile, senza intervento delle parti interessate, previo avviso, almeno dieci giorni prima, dell’udienza fissata per la decisione alle parti medesime, che possono presentare memorie non oltre il quinto giorno precedente l’udienza».

Orbene, nel caso prospettato nel quesito, si può solo ipotizzare che, se i termini sono stati rispettati, l’opposizione sia stata dichiarata inammissibile per non aver indicato l’attività d’indagine che la Procura avrebbe dovuto compiere. Se, invece, tutto è stato fatto in regola, allora l’avvocato ha giustamente proposto reclamo.

Purtroppo non è possibile fare altro. Si potrebbe anche immaginare di sporgere nuovamente denuncia per calunnia, magari presentando un atto più articolato e con indicazione dei mezzi di prova, ma l’atto finirebbe per avere la stessa sorte. Peraltro, anche qualora “andasse a segno”, la prescrizione continuerebbe a rappresentare un ostacolo insuperabile.

L’art. 160 del Codice penale indica le cause che interrompono il corso della prescrizione; tra queste v’è il provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione, che, però, nel caso di specie, non v’è stato.

Non sembrerebbero sussistere atti interruttivi, capaci di elevare la prescrizione della calunnia da 6 a 7 anni e 1/2. Tuttavia, va ricordato che anche l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero, alla polizia giudiziaria (su delega del pubblico ministero) o al giudice, ovvero l’invito a presentarsi al pubblico ministero per rendere l’interrogatorio, costituiscono idonei atti interruttivi. Dunque, se l’indagato è stato sentito dal pm o dalla p.g., tale atto interrompe la prescrizione.

Al di là di ciò, però, anche un’eventuale interruzione della prescrizione gioverebbe veramente poco, considerato che, anche qualora il reclamo venisse accolto e le indagini proseguissero, è praticamente impossibile che in poco più di un anno si giunga a una sentenza di condanna in primo grado.

Si tratta quindi di un procedimento destinato all’estinzione, anche qualora si rinvenisse un atto interruttivo, si sporgesse nuovamente querela oppure il reclamo venisse accolto.

In ambito penale, l’unico consiglio che è possibile fornire è di chiedere al proprio avvocato di sollecitare in cancelleria la fissazione dell’udienza di reclamo, ovvero di chiedere quale sia lo stato del procedimento.

Sarebbe poi possibile agire in sede civile per chiedere il risarcimento dei danni patiti dall’ingiusta accusa. Trattandosi di responsabilità extracontrattuale, il diritto si prescriverebbe in cinque anni dalla commissione del fatto. Tuttavia, la legge (art. 2947 c.c.) afferma che, quando l’illecito costituisce reato, si applica il termine prescrizionale più lungo previsto per il reato stesso. In questa ipotesi, la prescrizione del reato comporta anche quella del diritto al risarcimento del danno, a meno che non ci si sia costituiti parte civile. Solo in questo caso, la prescrizione (civile) resta interrotta per tutta la durata del processo penale e, se questo termina perché il reato è prescritto, si potrà successivamente agire in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni.

In sintesi: se si prescrive il reato, si prescrive anche la pretesa civilistica, a meno che il termine di prescrizione del diritto al risarcimento non sia stato interrotto dalla costituzione di parte civile.

Va tuttavia ricordato che la prescrizione civile si interrompe anche mediante una semplice lettera di messa in mora. Dunque, anche se dal punto di vista penale il reato è prescritto, sotto il profilo civilistico esso potrebbe essere salvo se, nelle more, il soggetto è stato formalmente diffidato o, meglio ancora, si è agito contro di lui con atto di citazione (anche se poi non iscritto a ruolo) ovvero con mediazione.

In sintesi:

  • per quanto concerne il profilo penale della condotta, pare ci sia poco da fare, se non sollecitare la cancelleria. Resta il fatto che la prescrizione penale sembra inevitabile;
  • sotto il profilo civilistico, se il presunto calunniatore è stato diffidato e/o messo in mora, la prescrizione civile potrebbe non essere ancora maturata, potendosi così agire in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube