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Ordine di protezione familiare: cos’è?

28 Agosto 2021
Ordine di protezione familiare: cos’è?

In caso di abusi perpetrati a danno di persone conviventi, il responsabile rischia un provvedimento civile di restrizione della libertà personale.

Per contrastare gli episodi di violenza tra le mura domestiche, il legislatore ha previsto validi strumenti, come l’ordine di protezione familiare. Si tratta di un rimedio civilistico che offre una tutela efficace per le vittime degli abusi, come le donne e i minori. In pratica, chi subisce una condotta pregiudizievole da parte di un convivente può presentare un ricorso al giudice, il quale, in presenza dei presupposti previsti dalla legge, dispone l’allontanamento del responsabile dalla casa familiare e altre misure accessorie come, ad esempio, il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla vittima, il pagamento di un assegno di mantenimento, ecc.

Sebbene si tratti di provvedimenti temporanei, tuttavia sono molto più celeri rispetto a quelli penali che, invece, richiedono la valutazione del pubblico ministero e del giudice per le indagini preliminari. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di approfondire la questione in questo articolo.

Ordine di protezione familiare: cos’è?

L’ordine di protezione contro gli abusi familiari [1] è un provvedimento che può essere richiesto al giudice civile tutte le volte in cui si verifica un pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà del coniuge o del convivente. Ti faccio un esempio per farti capire meglio cosa intendo.

Tizia è una donna malata che convive con la figlia Caia di 40 anni. Quest’ultima, però, fa uso di sostanze stupefacenti e quando è in crisi di astinenza aggredisce la madre con pugni e calci. Per giunta, le ruba i soldi per comprarsi la droga.

Ebbene, nell’esempio riportato, Tizia, vittima di abusi, può rivolgersi al giudice civile per ottenere subito un ordine di protezione e l’allontanamento della figlia Caia. In questo modo, si determina una restrizione della libertà personale dell’autore della condotta pregiudizievole, seppure per un arco temporale limitato.

Certo, in presenza di un reato (maltrattamenti, violenze, minacce, ecc.) è sempre possibile presentare una denuncia/querela presso le autorità territorialmente competenti (Procura della Repubblica, polizia o carabinieri). In tal caso, però, non si tratta di un procedimento celere come in ambito civile, in quanto la necessità di un’eventuale misura di protezione (come, ad esempio, l’allontanamento dalla casa familiare) deve essere vagliata prima dal pubblico ministero e poi dal giudice per le indagini preliminari.

Ordine di protezione familiare: quali sono i presupposti?

I presupposti per ottenere un ordine di protezione familiare sono i seguenti:

  • una condotta gravemente pregiudizievole a danno dell’integrità fisica o morale o comunque della libertà della vittima. Detto in parole più semplici, l’abuso deve essere ripetuto nel tempo, tale da ledere la dignità del coniuge o del convivente e rappresentare un pericolo per questi e il nucleo familiare;
  • la convivenza: in pratica, tra l’autore del comportamento violento e la vittima deve esserci un rapporto di coabitazione, quindi devono vivere nel medesimo appartamento. Lo scopo dell’ordine di protezione, infatti, è proprio quello di interrompere la condotta pregiudizievole e impedire il protrarsi degli episodi violenti tra le mura domestiche. Tuttavia, secondo alcune pronunce giurisprudenziali, il requisito della convivenza non è indispensabile, in quanto l’ordine di protezione può essere emesso anche qualora vi sia già stato l’allontanamento dalla casa familiare (pensa, ad esempio, alla donna che va a vivere altrove per il timore di subire angherie dal compagno).

Come si ottiene un ordine di protezione familiare?

Per beneficiare di un ordine di protezione contro gli abusi familiari occorre presentare un ricorso, anche senza il patrocinio di un difensore, presso il tribunale del luogo di residenza o domicilio della vittima.

Una volta ricevuta l’istanza, il giudice può emettere il decreto contenente l’ordine di protezione:

  • dopo aver convocato e sentito entrambe le parti;
  • inaudita altera parte, cioè senza sentire l’autore della condotta. Tale possibilità, però, ricorre solamente quando ci sono motivi particolarmente urgenti e gravi episodi di abuso. In tal caso, il giudice fissa comunque l’udienza di comparizione per confermare, modificare o revocare il provvedimento precedentemente adottato.

All’occorrenza, il giudice può anche disporre, servendosi della polizia tributaria, delle indagini sui redditi, sul tenore di vita e sul patrimonio personale e comune delle parti.

In cosa consiste l’ordine di protezione familiare?

Con l’ordine di protezione il giudice può ordinare al responsabile la cessazione della condotta pregiudizievole e l’allontanamento dalla casa familiare.

Inoltre, nei confronti dell’autore degli abusi possono essere emesse anche le seguenti misure accessorie:

  • divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima;
  • sollecitazione dei servizi sociali, di un centro di mediazione familiare, nonché delle associazioni che si occupano dell’accoglienza di donne, minori e soggetti maltrattati;
  • imposizione del pagamento di un assegno di mantenimento a favore delle persone conviventi, le quali per effetto dell’allontanamento del responsabile potrebbero rimanere prive di mezzi adeguati al proprio sostentamento. Se necessario, la somma di denaro può essere detratta dalla retribuzione del responsabile e versata direttamente all’avente diritto.

Quanto dura un ordine di protezione familiare?

L’ordine di protezione familiare, una volta emesso, non può avere una durata superiore a un anno a partire dal giorno dell’avvenuta esecuzione. Tuttavia, qualora ricorrano gravi motivi, il termine può essere prorogato, su istanza di parte, per tutto il tempo necessario.

L’ordine di protezione familiare può essere impugnato?

Contro la decisione del giudice è possibile proporre reclamo entro il termine di dieci giorni dalla notifica del decreto. Sul reclamo decide il tribunale in composizione collegiale dopo aver sentito le parti.


note

[1] Art. 342 bis cod.civ.

Autore immagine: pixabay.com


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