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Cos’è il capital gain?

28 Agosto 2021 | Autore:
Cos’è il capital gain?

Come funziona il guadagno sugli investimenti in strumenti finanziari? Come si calcola l’effettiva plusvalenza e come viene tassata?

Se hai investito del denaro in azioni, titoli, obbligazioni o in altri strumenti finanziari oppure ti sei interessato qualche volta di questa materia, avrai sicuramente sentito parlare del capital gain. Uno dei tanti termini inglesi che padroneggiano non solo nel mondo della finanza ma, ormai, dappertutto. Ma cos’è il capital gain? E, per dirla con i puristi della nostra lingua, possibile che non ci sia modo di introdurre un termine italiano al posto di questa espressione, così almeno si potrebbe intuire meglio di che cosa si sta parlando?

Ci proviamo. E, al posto di capital gain, ci mettiamo la parola «plusvalenza». Forse ora appare decisamente più chiaro il suo significato: si tratta del guadagno ottenuto nel momento in cui si va a vendere un titolo (o un’azione, un’obbligazione, ecc.) ad un prezzo più alto rispetto a quello a cui è stato acquistato. Si otterrà, appunto, un guadagno, ovvero una plusvalenza, ovvero un capital gain.

Tuttavia, chiedersi che cosa sia il capital gain non vuol dire fermarsi al significato della parola in italiano: comporta anche sapere come ottenerlo, come viene tassato e calcolato e qual è la differenza dal punto di vista fiscale tra il guadagno ottenuto da una persona fisica e quello avuto da un’impresa. Elementi che ci faranno avere una risposta più ampia alla domanda «Cos’è il capital gain?».

Cosa si intende per capital gain?

La definizione è, praticamente, quella che abbiamo dato in precedenza. Il termine capital gain, detto anche guadagno in conto capitale, esprime la differenza positiva (e solo positiva) tra il prezzo di vendita o di rimborso di uno strumento finanziario ed il prezzo di acquisto o di sottoscrizione. In parole povere: hai comprato obbligazioni, derivati, azioni o warrants per 100 euro ed hai rivenduto a 150. Significa che hai avuto 50 euro di capital gain, o di plusvalenza per dirla in italiano. Prima che intervenga il Fisco, ovviamente.

Ad ogni modo, il capital gain rappresenta solo una parte del rendimento totale dell’investimento fatto, poiché non tiene conto di eventuali dividendi percepiti periodicamente tra l’acquisto e la vendita del prodotto finanziario.

Capital gain e capital loss: quale differenza?

Sempre nell’ottica di diffondere il più possibile la lingua inglese nel mondo della finanza, si parla di capital gain ma anche di capital loss. Qual è la differenza? O sarebbe meglio dire: What is the difference?

Come detto, il capital gain esprime la differenza in positivo tra il prezzo di vendita di uno strumento finanziario rispetto a quello pagato al momento dell’acquisto. Quindi, il guadagno. Il capital loss è l’esatto contrario, cioè: la differenza in negativo tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto. Vale a dire, la perdita. Le tue famose obbligazioni, azioni, ecc. ti erano costate sempre 100 euro e le hai rivendute a 80 euro. Hai avuto 20 euro di capital loss. E sempre prima che intervenga il Fisco.

Capital gain: come viene tassato?

Il Fisco interviene, eccome: ricorda sempre che non guadagnerai un solo euro nella vita di cui lo Stato non voglia una parte. E la vuole anche quando ottieni un guadagno su un titolo azionario, obbligazionario o su un altro strumento di investimento. Cioè, quando porti a casa un capital gain.

La tassazione su questo tipo di plusvalenza è regolata da una legge approvata dal Governo Renzi nel 2014, ovvero la più o meno famosa «Irpef – spending review» [1] (ancora l’inglese di mezzo). Questo provvedimento ha elevato dal 20% al 26% l’aliquota sul capital gain, cioè sugli interessi e sui guadagni finanziari. La stessa percentuale di tassazione viene applicata ai dividendi staccati periodicamente dalle azioni, ai fondi di investimento Etf (Exchange traded funds, giusto per non farci mancare nulla) e ai fondi comuni, ad eccezione di quelli che contengono titoli di Stato. In questo caso, tale componente influisce nella tassazione finale per il 48,08%.

Occorre precisare che il capital gain sui titoli di Stato ha una tassazione del 12,5%. Si parla una plusvalenza su Bot, Cct, Ctz, e Btp. Lo stesso succede con i titoli emessi da Regioni, Province o Comuni, con le obbligazioni di organismi internazionali come la Banca Mondiale o la Banca europea per gli investimenti (la Bei) e con i bond di Stati esteri inclusi nella lista dei Paesi ammessi allo scambio di informazioni finanziarie.

Capital gain: come viene calcolata la plusvalenza?

In sostanza: se compri a 100 e vendi a 150, di quei 50 che fanno la differenza quanto ti rimane in tasca di capital gain?

Il guadagno (così come la perdita sull’investimento finanziario) viene calcolato sottraendo dal prezzo di vendita, al netto delle commissioni, il prezzo di acquisto (prezzo di carico o fiscale) comprensivo delle commissioni. Insomma, se hai comprato a 100, devi aggiungere le commissioni. Se hai venduto a 150, devi toglierci le commissioni. Quindi, i 50 di plusvalenza non saranno già 50 perché mancheranno le spese delle commissioni applicate in entrambe le operazioni. E poi ci sono le tasse (vedi sopra).

In linea generale, il prezzo medio di un titolo azionario viene calcolato quando lo si acquista in più tranche, tenendo conto della quantità di titoli scambiati. Se in un solo giorno vengono fatte più operazioni sia di acquisto sia di vendita di quel titolo, il prezzo medio viene calcolato come la media di quanto pagato per ogni acquisto e per ogni vendita, sempre tenendo conto della quantità di titoli comprati e venduti. La differenza positiva tra i valori finali delle vendite e degli acquisti ci darà il capital gain ottenuto.

Il capital gain nelle imprese

Capitolo a parte per le imprese, tenute in virtù delle norme sui bilanci a rilevare i capital gain ottenuti nel loro esercizio come plusvalenze patrimoniali tassabili.

Il prelievo fiscale avviene nell’esercizio in cui il guadagno viene effettivamente realizzato con la cessione dei titoli. Se questi titoli risultano come immobilizzazioni finanziarie negli ultimi tre bilanci, è prevista un’agevolazione sulle tasse: si può optare per la rateizzazione in quote costanti nell’esercizio di realizzo e nei quattro successivi. È quello che si chiama «tassazione differita».

Dal 2004, c’è un ulteriore beneficio che riguarda l’esenzione totale della tassazione delle plusvalenze da cessione di partecipazioni azionarie e titoli similari. C’è, inoltre, la completa indeducibilità delle minusvalenze da cessioni di partecipazioni e titoli per i quali è prevista l’esenzione delle plusvalenze.

Per avere diritto all’esenzione prevista dal Tuir, le partecipazioni cedute devono avere contemporaneamente questi requisiti:

  • possesso ininterrotto dal primo giorno del dodicesimo mese precedente la cessione;
  • iscrizione tra le immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio chiuso dopo l’acquisto;
  • residenza fiscale della società partecipata in un Paese diverso da quelli inclusi nella lista degli Stati a fiscalità privilegiata compilata dal ministero dell’Economia e delle Finanze (i cosiddetti paradisi fiscali);
  • esercizio di attività commerciale da parte della società partecipata.

note

[1] Dl n. 66/2014 del 24.04.2014 in vigore dal 1° luglio 2014.


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