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Fair use: esiste in Italia?

28 Giugno 2021
Fair use: esiste in Italia?

Quando è possibile utilizzare un’opera video o musicale altrui senza il permesso del titolare? Cosa prevede il copyright? 

Spesso, si sente parlare, anche impropriamente, del cosiddetto fair use, ossia del diritto ad utilizzare, senza scopo di lucro, l’altrui opera creativa, per quanto protetta dal copyright. Alla luce di ciò, c’è chi ritiene di poter prelevare brevi estratti di video, prodotti da youtuber e streamer, per poi pubblicarli sui propri canali. C’è chi, per giustificare tale condotta, si richiama al diritto di cronaca e chi, invece, al semplice fatto di aver citato l’autore del contenuto. Ma è legittimo tale comportamento? Il fair use esiste in Italia? Cerchiamo di fornire alcuni importanti chiarimenti che potranno tornare utili per tutti, creatori di contenuti e non.  

Cos’è il fair use?

Come già lo stesso nome suggerisce, il fair use è una normativa di provenienza anglosassone e, in particolare, statunitense. Essa consente, a determinate condizioni, di utilizzare materiale altrui protetto da copyright senza bisogno di chiedere l’autorizzazione al titolare dell’opera stessa (come invece di norma succede).

Il fair use, secondo la disciplina statunitense, è legittimo solo a condizione che: 

  • l’uso dell’opera altrui avvenga per scopo d’informazione, critica o di insegnamento;
  • che la quantità e l’importanza della parte utilizzata sia insignificante rispetto all’insieme dell’opera protetta; perciò, si è detto che sarebbe lecito utilizzare un brano o un video altrui per una durata non superiore a 5 secondi;
  • che le conseguenze di tale uso per il titolare dell’opera protetta e per il valore di quest’ultima non generino danni economici.

Esiste il fair use in Italia?

La normativa sul copyright anglosassone è contenuta, in Italia, nella legge sul diritto d’autore, legge che presenta numerose difformità dalla corrispondente disciplina statunitense.

Proprio alla luce di ciò bisogna subito chiarire che in Italia non esiste il fair use. Nessuna norma infatti consente di utilizzare l’opera altrui senza aver chiesto il permesso al relativo titolare. Né si può presumere che tale consenso sia implicito nel fatto di aver pubblicato l’opera su Internet, mettendola così alla facile mercé altrui. 

La possibilità di poter scaricare agevolmente un video presente su YouTube non significa che tale azione sia legale.

Allo stesso modo, non giustifica la pubblicazione dell’opera altrui il fatto di riportare il nome dell’autore accanto all’opera stessa. Il riconoscimento della titolarità non implica anche il consenso dell’autore. 

Insomma, prima di pubblicare anche un brevissimo estratto o un fotogramma di un contenuto altrui bisogna farsi autorizzare dal titolare, autorizzazione che non deve essere necessariamente scritta. 

In Italia si può pubblicare un breve estratto di un’opera altrui?

Nonostante in Italia non esista il fair use, la legge sul diritto d’autore (legge del 22 aprile 1941, n. 633) ha previsto una deroga in forza della quale, a determinate condizioni, si può pubblicare un’opera altrui senza il consenso del titolare. Si tratta dell’articolo 70 in forza del quale sono liberi il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro pubblicazione se si fa per uso di critica, discussione, insegnamento o ricerca scientifica.

Attenzione, però, a questi due limiti: 

  • se l’uso avviene per fini di critica o di discussione è necessario che esso non si ponga in concorrenza con il titolare dei contenuti. Pertanto, non è possibile usare un video altrui, già pubblicato dal titolare sul proprio canale YouTube o su un profilo social, col dichiarato scopo di discuterne, con l’effetto però di deviare tutto il traffico dal profilo di questi al proprio;
  • se l’uso avviene invece per insegnamento o ricerca scientifica, l’utilizzo deve essere destinato a «finalità illustrative» (ossia per far conoscere l’opera) e non a fini commerciali; non ci deve cioè essere lo scopo di lucro. 

Il secondo comma dell’art. 70 consente poi la libera pubblicazione su internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, ma solo

  • per uso didattico o scientifico
  • solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro.

Come chiarito dalla giurisprudenza, il libero utilizzo di brani o parti di opera previsto dal citato art. 70 della legge sul diritto d’autore può avvenire anche in un contesto non gratuito. Quindi, ben potrebbe il titolare di un canale YouTube prelevare il contenuto di un altro youtuber o streamer solo allo scopo di commentarlo o di fare cronaca in merito a quanto accaduto a tale personaggio, se ciò – come anticipato – non costituisce un atto di concorrenza sleale.

Inoltre, la citazione o riproduzione di brani o parti di opera deve essere accompagnata dalla menzione del titolo dell’opera e del suo autore. La mancanza di tali indicazioni comporta l’obbligo di risarcimento del danno.

La norma, come visto, non dice quanti minuti o secondi si possono usare di una musica o di un video altrui, ma si ritiene anche in questo caso che non si possa scadere nel totale plagio. Così, l’utilizzo di un frammento di un brano musicale come sottofondo a un altro video o a uno spot pubblicitario si deve ritenere vietato.

Al contrario, la parodia è da considerarsi come un’opera autonoma e, pertanto, non necessita del consenso dell’autore dell’opera.

La sentenza che riconosce il fair use in Italia

Esiste un’isolata sentenza che riconosce l’esistenza del fair use in Italia. Si tratta di una pronuncia del tribunale di Roma del 16 aprile 2021.

Il giudice della capitale ha applicato il principio anglosassone del «fair use» che permette di riutilizzare, senza richiedere autorizzazioni, materiale protetto da copyright. In particolare il tribunale ha rigettato integralmente la domanda con cui un noto produttore cinematografico aveva lamentato il plagio del personaggio del protagonista di un suo iconico film («Per un pugno di dollari»). Secondo i giudici romani è necessario infatti valutare, in via preliminare, la sussistenza del carattere creativo (e, quindi, la proteggibilità autorale) dell’opera che sarebbe stata plagiata, nonché le modalità con cui tale opera è stata richiamata.

Secondo la casa produttrice di «Per un pugno di dollari», le fattezze fisiche (e morali) de «L’uomo senza nome», interpretato da Clint Eastwood, protagonista della cosiddetta trilogia degli «Spaghetti western» diretta da Sergio Leone, sarebbero state riprese nel personaggio di «Spirito del West», personaggio di un film di animazione dal titolo «Rango».

Il tribunale ha escluso la tutela del personaggio interpretato da Eastwood, perché semplice rielaborazione non evolutiva di prototipi già noti alla narrazione cinematografica e privo di caratteristiche originali tali da diversificarlo nettamente, agli occhi del pubblico e della critica, dall’attore che lo impersona.

La ripresa dei tratti del personaggio (cappello a tesa stretta, poncho alla messicana, sigaro fra i denti, ecc.) è stata interpretata come la volontà di inserire nel film «Rango» un breve “cameo” (di meno di un minuto e mezzo) in omaggio a Clint Eastwood. 

Il tribunale ha analizzato la citazione di «Per un pugno di dollari» con un esplicito riferimento al principio di fair use – per quanto non previsto espressamente in Italia – secondo cui la liceità di una citazione va valutata considerando la quantità e l’importanza della parte di opera utilizzata in rapporto all’insieme dell’opera protetta, nonché in relazione all’effetto del suo impiego sul mercato.

Alla luce di tale principio, il richiamo è stato considerato lecito, sia perché eseguito in maniera manifesta, sia perché effettuato ricollegandosi a singoli e brevi spezzoni dell’opera originaria, confessando la propria estraneità all’opera autoriale precedente, considerata così un mero riferimento narrativo.



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