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Professionisti in crisi: calano i redditi ma gli studi di settore non si adeguano

Pubblicato il 7 aprile 2014

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> Pubblicato il 7 aprile 2014

I correttivi agli studi di settore non fotografano la realtà di studi legali, commerciali, notarili, di architetti e ingegneri in forte crisi di liquidità a causa del calo delle tariffe e dei ritardi nei pagamenti.

 

Che la crisi economica non sia ancora finita, ma che, al contrario, ci troviamo ancora nell’occhio del ciclone lo dimostrano i recenti dati sugli studi di settore diffusi giovedì scorso, studi che subiranno ritocchi in ribasso per adeguarsi al recente calo di fatturato per aziende e professionisti. Sono però proprio questi ultimi a lamentarsi maggiormente: sembra, infatti, assai probabile che la riduzione dei compensi professionali, prevista per il 2013, sarà di gran lunga superiore al -1,9% stimato e di cui soltanto si terrà conto per adeguare gli studi di settore.

Insomma, gli studi – nonostante i correttivi annunciati dal Fisco – fotograferanno una realtà di avvocati, commercialisti, notai, ingegneri e architetti molto differente dall’andamento effettivo del mercato. Una realtà caratterizzata anche da molte start up, da donne con redditi più bassi, da incassi che arrivano in forte ritardo.

La conferma dei correttivi significa essenzialmente che, sul conto finale presentato dal software (il nome è Gerico), interverranno due tipi di sconti: uno che riduce le tariffe applicate a ogni pratica (per via degli “sconti” ormai imposti dalla clientela) e l’altro che opera a livello individuale e consente di immettere il dato sulla percentuale degli incassi, considerando così il fenomeno molto diffuso del ritardo dei pagamenti.

L’associazione dei giovani avvocati (Aiga) sostiene che, nonostante i correttivi, lo studio di settore per i legali non coglie la drammatica situazione in cui si trovano, oggi, le law firm: una professione ormai esercitata per il 60% da giovani sotto i 45 anni, e in cui le donne guadagnano circa la metà dei colleghi uomini.

Altro problema sottolineato è che, nonostante i correttivi, capita di risultare congrui ma non coerenti.

Francesco Longobardi, presidente dell’Associazione nazionale dei consulenti del lavoro (Ancl), sostiene: “Come lavoratori autonomi fatturiamo all’incasso: lo studio di settore lavora sui costi, ma poi pretende che ci sia un determinato fatturato. Come si può essere congrui se non si riesce a incassare per la crisi?”.

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Autore immagine: 123rf.com


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