Il cashback è tassato?

13 Maggio 2021 | Autore:
Il cashback è tassato?

Fanno reddito i soldi che vengono restituiti dallo Stato o dai privati dopo avere effettuato degli acquisti con moneta elettronica?

Che il cashback di Stato non faccia reddito, l’aveva stabilito la legge di Bilancio 2021 nel passaggio in cui recita: «I rimborsi attribuiti non concorrono a formare il reddito del percipiente per l’intero ammontare corrisposto nel periodo d’imposta e non sono assoggettati ad alcun prelievo erariale». Significa, quindi, che i soldi che lo Stato restituisce al contribuente per gli acquisti fatti con moneta elettronica non vengono tassati.

Che succede, però, con i cashback tra privati? Si parla, ad esempio, delle società di commercio elettronico che, in base a determinati accordi, offrono la possibilità di avere indietro una parte dei soldi (sotto forma di sconto) sugli acquisti effettuati nei siti affiliati. Questo corrispettivo che ritorna al cliente è tassato? La questione è appena stata chiarita dall’Agenzia delle Entrate nella risposta ad un interpello.

La vicenda che ha impegnato il Fisco riguarda una società aderente a vari accordi di affiliazione di marketing con altre realtà di e-commerce. In virtù di questi accordi, la società aderente pubblica sul proprio portale delle inserzioni per l’acquisto di beni e/o servizi offerti dalle stesse, a fronte del pagamento di un corrispettivo quantificato in base all’ammontare delle transazioni effettuate attraverso il portale. In sostanza, ad ogni inserzione pubblicata sul portale corrisponde una certa percentuale di sconto che il cliente registrato può ottenere, a seguito del proprio acquisto, sotto forma di cashback. Lo sconto verrà riconosciuto cumulativamente per più acquisti effettuati anche su siti diversi ai quali si arriva tramite il portale.

In sostanza, si accumula lo sconto che verrà riconosciuto come cashback quando:

  • gli acquisti sono effettuati accedendo al sito attraverso il portale principale;
  • il sito su cui si fa l’acquisto ha ricevuto il pagamento e deve comunicarne l’esito al portale;
  • il portale ha ricevuto la commissione dal sito;
  • gli importi da rimborsare al cliente raggiungono una certa cifra che consente la richiesta del cashback totale o parziale della somma.

L’Agenzia delle Entrate vede questa forma di cashback tra privati come «un incentivo delle vendite dei siti di e-commerce affiliati effettuate attraverso il Portale, attuato offrendo agli acquirenti la possibilità di recuperare una quota della spesa sostenuta», e, pertanto, si tratta «della restituzione all’acquirente (persona fisica) di una parte della spesa per gli acquisti effettuati attraverso il Portale, determinata applicando la percentuale di sconto visualizzata dall’utente al momento dell’acquisto, a nulla rilevando la circostanza che sia erogato successivamente e da un soggetto diverso dal fornitore del bene o servizio acquistato».

Per farla breve: un cashback di questo tipo non rientra in alcuna categoria reddituale assoggettabile a imposizione e, quindi, non è tassato.



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