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Come proteggere le tue foto col copyright

13 Maggio 2021
Come proteggere le tue foto col copyright

Come ottenere il copyright in fotografia e proteggere lo scatto con il diritto d’autore dalla usurpazione e dal plagio. 

La parola copyright non appartiene al diritto italiano. Nel nostro Paese, esiste il diritto d’autore. La sostanza non cambia molto: la legge tutela le opere dell’ingegno dotate di carattere creativo, quelle cioè che hanno originalità. Così per le foto: la semplice riproduzione di una strada o di un giardino non possono essere protette, ma se c’è il tocco personale del fotografo (un filtro, un’angolatura particolare, il fuoco su un dettaglio, ecc.) allora le cose cambiano. 

In un’epoca dove, per farsi conoscere e fare carriera, è necessario sfruttare i social network e diffondere le proprie opere, è necessario sapere come proteggere le foto col copyright, come cioè ottenere il copyright in una fotografia.

La questione è molto più semplice e banale di quanto possa apparire a prima vista e ricalca quanto abbiamo già detto con riferimento alle canzoni (leggi Come funziona il copyright per le canzoni). Cerchiamo di fare il punto della situazione. Scopriremo che, per proteggere le foto col copyright è necessario (e sufficiente) conoscere come funziona il diritto d’autore.

Cos’è il copyright sulle foto?

La parola copyright è usata dal diritto anglosassone. In Italia, come anticipato, possiamo tradurla con il termine «diritto d’autore». Il diritto d’autore è la tutela che appresta il nostro ordinamento per tutte le opere dell’ingegno come la pittura, la fotografia, la letteratura, la scultura, la musica. 

Come anticipato, l’opera deve avere carattere creativo, deve cioè costituire una novità. Nell’ambito della fotografia, l’elemento della novità è dato dal tocco personalizzante del fotografo. 

Risultato: una foto scattata senza alcuna attenzione al soggetto e all’obiettivo può essere liberamente riprodotta, citando semplicemente l’autore. Se invece la foto ha l’impronta del suo creatore e questi vi ha messo il proprio ingegno, per la sua riproduzione è necessario il consenso di quest’ultimo. 

Per conferire carattere creativo all’opera non è necessario essere dei grandi fotografi o in possesso di particolari conoscenze o strumentazioni: anche una brutta foto può essere tutelata. L’importante è che vi sia la personalizzazione dell’autore: può trattarsi di una particolare angolatura, di un filtro, di una post produzione, della capacità dell’autore di catturare la luce, di mettere in dissolvenza lo sfondo, ecc. È un’opera fotografica anche quella scattata a un particolare soggetto, come a un’ape che si posa su un fiore o a due fidanzati che si baciano nel corso di un corteo contro la guerra. 

Leggi anche Come sapere se l’immagine è protetta da copyright.

Come funziona il copyright sulle foto?

Il diritto d’autore è una tutela che nasce insieme all’opera, senza bisogno di adempimenti. È un effetto spontaneo che la legge ricollega per il semplice fatto che l’autore ha speso tempo e creatività nella propria creazione. Un po’ come la tutela al nome e alla privacy nascono insieme alla persona, nel momento in cui questa viene al mondo, allo stesso modo il diritto d’autore è automatico con la realizzazione dell’opera. 

Ciò vale anche per le foto. Non appena un fotografo fa uno scatto, questo è automaticamente tutelato, a prescindere che venga pubblicato o meno. Anche un’opera musicale custodita in un cassetto è protetta con il diritto d’autore, sicché, se qualcuno se ne impossessasse, commetterebbe illecito.

Insomma, il copyright sulle foto – o meglio il diritto d’autore sulle foto – non necessita di alcuna attività: si può contestare l’altrui plagio o la riproduzione non autorizzata semplicemente dimostrando di essere il primo autore dell’immagine.

Come ottenere il copyright in fotografia

Si comprende agevolmente, da quanto si è appena detto, che per ottenere il copyright in fotografia basta creare l’opera, senza doversi poi curare di registrarla, trasmetterla a qualche ente o al notaio. 

Da un punto di vista pratico, però, si pone il problema di tutelarsi dalle illecite riproduzioni o dai plagi. In tali casi, si può ricorrere al giudice per chiedere il risarcimento del danno e la cancellazione della riproduzione non autorizzata semplicemente dimostrando di essere l’originale autore della foto. E per conseguire tale risultato bisogna fornire la prova dell’anteriorità della propria creazione. 

In buona sostanza, tra i due litiganti prevale chi dimostra di aver scattato per primo la foto. Quest’ultimo evidentemente, fornita tale prova, può far valere i propri diritti nei confronti di colui che invece tale prova non riesce a dare e che, pertanto, non può che essere l’abusivo utilizzatore.

La parte più difficile di tutto il discorso si incentra dunque sulla prova dell’anteriorità della propria creazione. In questo, paradossalmente, proprio la pubblicazione su un social network può essere un elemento dirimente: è chiaro infatti che se dovesse risultare che uno scatto era già presente sul profilo di un soggetto prima che l’altro lo utilizzasse, non può che essere quest’ultimo il responsabile della violazione del copyright. 

Esistono comunque altre tecniche per tutelare una foto con il diritto d’autore. E tutte passano sempre per lo stesso condotto: la prova della data di creazione. Questa potrebbe essere fornita, ad esempio, con una marca temporale (strumento tecnologico che si appone sul file e che consente di risalire ad un momento certo) o con l’apposizione di un timbro postale sul supporto cartaceo (si pensi a una foto spedita a sé stessi tramite raccomandata senza busta).

Per le opere di un certo rilievo economico si può sempre ricorrere all’autentica di firma presso il notaio, che viene apposta sul retro della foto e che, in questo modo, concorre a determinare la data esatta in cui la stessa viene compiuta dal pubblico ufficiale. 



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2 Commenti

  1. Articolo molto interessante complimenti! Mi sono specializzata in Proprietà Intellettuale in Bocconi e ad Harvard, e mi piacerebbe molto poter collaborare con voi su questa tematica (ho già pubblicato in precedenza sulla rivista giuridica MediaLaws).

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