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Lo sai che? Separazione e divorzio: l’avvocato non può difendere prima la coppia e poi il singolo coniuge

Lo sai che? Pubblicato il 7 aprile 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 aprile 2014

Incompatibilità e conflitto di interessi: scatta l’illecito disciplinare per il legale che prima assiste entrambi i coniugi e poi, invece, uno soltanto nel giudizio contro l’altro: sanzionato l’avvocato che difende la coppia nella separazione e, dopo, uno dei coniugi nella revisione delle condizioni.

L’avvocato non può prima difendere la coppia dei coniugi durante la separazione consensuale e poi, quanto questi litigano, decidere di difenderne solo uno, magari nel giudizio di divorzio o di revisione delle condizioni di separazione. Se lo fa, per lui si aprono le porte del procedimento disciplinare e di una sanzione [1] da parte del Consiglio dell’Ordine degli avvocati. È a quest’ultimo organo, infatti, che si può rivolgere l’ex cliente “tradito” dal proprio difensore che abbia successivamente deciso di prestare assistenza solo all’altro coniuge.

Questa è la sintesi di una sentenza della Cassazione di qualche ora fa [2] e che riprende le fila di un precedente discorso già calcato dalla medesima Corte qualche mese prima (leggi l’articolo “L’avvocato che prima ha assistito entrambi i coniugi, dopo non può difendere l’uno contro l’altro”).

Secondo i Supremi Giudici, quindi, è legittima la sanzione disciplinare per l’avvocato che ha assistito congiuntamente i coniugi in controversie familiari e non si è astenuto dal prestare, in favore di uno di essi, la propria assistenza in controversie successive tra gli stessi.

Peraltro, affinché scatti la sanzione disciplinare, non è necessario provare, in causa, il conferimento di un primo incarico formale: l’avvocato, infatti, potrebbe ben essersi limitato a prestare consigli orali e a ricevere entrambi i coniugi nel proprio studio onde tentare una mediazione e intraprendere la strada di una separazione consensuale. Insomma, basta che il professionista abbia svolto un’attività di assistenza.

Se poi gli accordi sono “saltati”, l’avvocato non si può più riciclare a difensore di una sola delle due parti, avendo egli acquisito, peraltro, dall’altro soggetto delle informazioni utili ai fini del processo che potrebbero ledere il diritto di difesa di quest’ultimo.

Secondo il Consiglio nazionale forense non è importante stabilire se esista o meno la prova del conferimento della procura, nel giudizio di separazione personale, da parte dell’ex marito, quanto se l’avvocato abbia comunque svolto un’attività di assistenza, anche soltanto formale, in favore di una parte nei cui confronti, per lo stesso oggetto, abbia successivamente assunto iniziative giudiziarie.

Eccezione

Il codice deontologico degli avvocati [1] ammette l’assunzione in un incarico professionale contro una parte già assistita solo se ricorrono due condizioni:

1) devono essere trascorsi almeno due anni dalla cessazione del rapporto professionale

2) l’oggetto del nuovo incarico deve essere estraneo a quello espletato in precedenza.

Anche in questi casi, resta comunque fermo il divieto per l’avvocato di utilizzare notizie acquisite in occasione del rapporto professionale già esaurito. Insomma, massima segretezza sui dati ottenuti in precedenza dal successivo “rivale”.

In ogni caso, l’avvocato che abbia assistito congiuntamente i coniugi in controversie familiari deve sempre astenersi dal prestare, in favore di uno di essi, la propria assistenza in controversie successive tra i medesimi.

note

[1] Art. 51 del codice deontologico.

[2] Cass. sent. n. 8057 del 7.04.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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