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Quando non è stupro

13 Maggio 2021
Quando non è stupro

Violenza sessuale: quando c’è reato e si può denunciare. Le giustificazioni dell’imputato e il valore delle dichiarazioni della vittima. 

Affinché non vi sia violenza sessuale è necessario che il rapporto sia voluto dal primo all’ultimo attimo. Un “no” dell’ultimo minuto potrebbe far scattare lo stupro, benché i preliminari siano stati consenzienti. È bene saperlo se non si vuol rischiare una successiva denuncia.

Attenzione perché il dissenso potrebbe anche essere tacito: in un clima di paura per la propria incolumità, ad esempio, la vittima potrebbe essere indotta ad accettare le avances solo per evitare conseguenze peggiori. 

Potrebbe allora risultare difficile, per chi è preso dalla foga e dall’eccitazione, capire quando non è stupro. Alcune pronunce della Cassazione tuttavia possono costituire un valido fanale per far luce su questo spinoso argomento e comprendere quali sono i confini del reato di violenza sessuale. 

Il consenso all’atto sessuale deve essere certo

Una donna può dire «sì» o «no», ma cosa succede se non dice né l’una né l’altra cosa? Secondo la giurisprudenza, la volontà all’atto sessuale deve essere manifestata in modo inequivoco, anche se con comportamenti concludenti. Il solo fatto di cedere all’altrui volontà non fa presumere che vi sia il consenso all’atto. 

A detta della Cassazione [1] il dissenso è da presumersi, laddove non sussistano indici chiari ed univoci volti a dimostrare l’esistenza di un, sia pur tacito ma in ogni caso inequivoco, consenso.

Il consenso deve sussistere fino all’ultimo secondo

Ben potrebbe succedere che una donna, che abbia iniziato le effusioni, abbia dopo poco un ripensamento e voglia interrompere il rapporto. In tal caso, l’uomo deve rispettarne la volontà, anche se pronunciata proprio nel bel mezzo dell’amplesso. Come ha detto la Cassazione, il consenso deve andare dall’inizio alla fine. Se la ragazza si lascia bendare, legare, o accetta altre pratiche estreme, ma poi cambia idea, tu ti devi fermare [2]. 

Come capire se lei non ci sta?

Posto che il dissenso al rapporto potrebbe anche essere implicito nei gesti, nelle parole e nei comportamenti della donna, è bene capire da questi se lei ci sta davvero. E come fare? Sicuramente, il pianto della ragazza indica un chiaro dissenso [3]. Lo stesso dicasi di colei che ha accettato l’atto a seguito di una lite furibonda, nel corso della quale è stata minacciata o picchiata [4]. 

Attenzione a chi usa parcheggiare in luoghi molto isolati e lontani dal centro abitato: se lei chiede di tornare indietro perché non si sente sicura, bisogna rispettare la sua volontà. Diversamente, il fatto di acconsentire all’atto potrebbe essere solo indice di timore, per evitare cioè di subire una violenza fisica: buon viso a cattivo gioco, insomma. Sicché, il giorno dopo, la ragazza potrebbe denunciare il compagno perché il suo consenso era da presumersi nella richiesta di fare inversione di marcia.

Violenza sessuale da ubriachi

Far ubriacare una ragazza al fine di portarla a letto è violenza sessuale. E lo stesso se è stata drogata. In tal caso, la condanna è più grave: va dagli 8 ai 16 anni (con un aumento di un terzo della pena).

Ma anche se la giovane ha bevuto volontariamente o ha assunto sostanze droganti si rischia ugualmente il carcere. In tal caso, non scatta l’aggravante per il presunto violentatore, ma si configura ugualmente la violenza sessuale perché l’atto è stato consumato in una situazione di incapacità di intendere e volere. Sicché la vittima, quando realizza l’accaduto può andare dai carabinieri e sporgere denuncia [5]. Bisogna perciò attendere che la ragazza torni sobria per poter avere con lei una relazione fisica. 

E che succede se invece lo stupratore ha anch’egli bevuto troppo? Il fatto di essere ubriachi non è una giustificazione. Chi decide di assumere alcol lo fa a proprio rischio e pericolo perché comunque risponderà penalmente delle azioni commesse durante la sbronza.

Se lei sta dormendo…

Se la ragazza ha accettato di andare a dormire con un ragazzo (senza perciò acconsentire ad atti sessuali), lui non può approfittare di lei nel cuore della notte toccandola quando ancora dorme. Anche questa condotta è violenza sessuale. Il fatto di aver voluto dormire nello stesso letto non è infatti una giustificazione, né può far presumere il consenso a qualcosa di più [6].

Le giustificazioni che non servono ad escludere lo stupro

Se la ragazza sostiene di essere stata violentata, il fatto che si sia fatta dare un passaggio dopo il rapporto sessuale non va ad incidere sulla sua attendibilità. Così almeno ha detto la Cassazione [7]. 

Allo stesso modo, non vale scusarsi dicendo: «Mi sono sbagliato: credevo che ci stesse». Secondo la Suprema Corte infatti [8] per la violenza sessuale è sufficiente che il consenso non sia stato chiaramente manifestato da parte della vittima. L’errore o l’equivoco non salvano quindi da una condanna per stupro. Insomma, quando c’è il dubbio è meglio essere chiari e formulare la domanda per bene. 

La ragazza che, dopo il rapporto, risponde agli sms dello stupratore non sta ammettendo di aver voluto l’atto sessuale. 

Ed ancora non vale come giustificazione il fatto che la vittima sia molto brutta: l’aspetto fisico non rileva. In un famoso processo penale, la difesa dell’imputato si era appigliata al fatto che la donna avesse un aspetto mascolino tant’è che lo stupratore l’aveva salvata in rubrica come «BEKA VIKINGO», elemento però ritenuto ininfluente dal giudice. 

Tempi per la denuncia di violenza sessuale

Il fatto che lei ci abbia pensato qualche settimana prima di sporgere denuncia per violenza sessuale non vale a giustificare il presunto stupratore. Del resto la legge «Codice Rosso» dà fino a un anno di tempo per presentare querela. Il che significa che, nell’arco di questo periodo, l’accusa è pur sempre valida.

Sbagliato quindi ritenere di poterla fare franca sostenendo: «Se ci fosse stata violenza mi avrebbe denunciato subito, invece sono passati diversi giorni».

Quanto vale la parola della vittima di stupro?

E veniamo alle prove. Quando lo stupro si consuma lontano da occhi o orecchie indiscrete, e non ci sono testimoni per dimostrarlo, la sola dichiarazione della vittima è sufficiente a fondare una condanna. «È la sua parola contro la mia» non è un valido appiglio per essere assolti, non almeno nel processo penale. 

Dunque, la testimonianza della donna può bastare da sola per andare in galera [9]. Ma siccome la sussistenza di un «ragionevole dubbio» impedisce la condanna, nell’ascoltare la vittima è necessario sondare la sua attendibilità, ossia la credibilità delle sue dichiarazioni. Ciò però non autorizza il giudice a fare domande scomode e dolorose.

Il giudice potrebbe allora fare queste domande: «Prima di avere il rapporto sessuale vi siete scambiati effusioni consensuali e reciproche?», «C’è stata violenza sulle mascelle per farti aprire la bocca? Aveva bevuto?». 

Non sono invece ammesse domande del seguente tenore: «È la prima volta che è stata violentata nella sua vita?», «Gli ha mai detto che voleva fare sesso con lui?», «Indossava pantaloni quella sera?». 

I pantaloni…

Uno storico precedente del 1988 [10] aveva escluso la violenza sessuale solo perché la vittima indossava dei jeans attillati. E ciò perché sarebbe impossibile sfilarli senza la collaborazione di chi li indossa. Da ciò, la Corte aveva presunto che vi fosse stato il consenso al rapporto sessuale.

Ebbene, questo orientamento è ormai superato. Come detto, il consenso deve sussistere dal primo all’ultimo momento dell’amplesso, per cui nulla esclude che la giovane abbia deciso, almeno in un primo momento, di spogliarsi per poi fare marcia indietro. 

L’uso del preservativo

Altro passaggio importante: secondo la Cassazione [11], la richiesta della vittima di usare il preservativo non vale di per sé come consenso al rapporto carnale. Essa, infatti, può rappresentare soltanto il tentativo di ridurre le conseguenze negative dell’atto non voluto.

Che succede se lei si pente e ha un ripensamento?

Che succede se, in un primo momento, la ragazza si è fatta trasportare dall’euforia, salvo avere un successivo ripensamento? Di certo, il pentimento del giorno dopo non può costituire presupposto per una querela per violenza sessuale, visto che al momento dell’atto il consenso sussisteva integralmente. Ciò che conta, dunque, è che durante il rapporto ci sia stato un «sì» incondizionato.

Stupro: come capire se lei mente

Se è vero che la dichiarazione della vittima vale come prova e prevale sulle dichiarazioni del presunto stupratore, come fare a capire se ad approfittare della situazione è invece lei? Il giudice deve valutare la linearità e la spontaneità del racconto della ragazza: un compito non sempre facile, che può essere confermato dai testimoni ed integrato dal riscontro delle cartelle cliniche. Queste ultime possono ad esempio indicare la presenza di lividi o di ferite nelle parti intime, ritenuti segni di un rapporto sessuale energico.  


note

[1] Cass. sent. n. 42118/2019.

[2] Cass. sent. n. 3158/2019.

[3] Cass. sent. n. 42118/2019.

[4] Cass. sent. n. 10384/2020.

[5] Cass. sent. n. 10596/2020.

[6] Cass. sent. n. 22127/2016.

[7] Cass. sent. n. 5512/2000.

[8] Cass. sent. n. 49597/2016.

[9] Cass. sent. n. 29725/2013.

[10] Cass. sent. n. 1636/1998.

[11] Cass. sent. n. 727/2018.


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6 Commenti

  1. Da quel che leggo (fermo restando il condividere -giuridicamente ed emotivamente- ogni parola e confermando che il vero appagamento deriva dall’essere coinvolti in un rapporto sessuale pienamente libero e consenziente), ogni volta che si va a letto con qualcuno (per quanto sia ridicolo ipotizzare che un maschio possa subire violenza, trovo riduttivo esprimere ogni concetto riportato esclusivamente al femminile) bisognerebbe farsi firmare una liberatoria in presenza di notaio e, comunque, filmare ogni prestazione perchè ci vuol poco a trovarsi davanti ad un giudice con poche o nessuna argomentazione per difendersi… Al Legislatore è mai venuta l’idea che ogni eccesso, inevitabilmente, diviene difetto e che -seppur nella massima tutela della presunta vittima- una legge deve possedere il crisma dell’equilibrio?

    1. Il fatto che tu creda che sia “ridicolo” pensare ad un ragazzo, bambino o uomo che subisce abusi sessuali, è uno dei principali motivi per cui questi non denuncino le violenze, praticamente mai. Fatti un esame di coscienza. E vallo a dire all’Università di Siena, che con una delle prime ricerche sul tema, ha riscontrato che circa 3 milioni e mezzo di persone di sesso maschile abbiano subito abusi sessuali in Italia, e quasi sempre da donne(79% dei casi).

  2. Se lei beve: “l’atto è stato consumato in una situazione di incapacità di intendere e volere”
    Se lui beve: “Il fatto di essere ubriachi non è una giustificazione. Chi decide di assumere alcol lo fa a proprio rischio e pericolo perché comunque risponderà penalmente delle azioni commesse durante la sbronza”

    Non capisco. L’alcool produce effetti diversi su uomini e donne? Ovvero lei diventa incapace di intendere, mentre lui è capace di intendere (e quindi responsabile delle sue azioni? Sul serio??

  3. Siamo all’assurdo più totale, in fatto e in diritto e non ci vuole una laurea in legge per capirlo. Le sentenze non si discutono? Bene, allora che questo interessante articolo sia postato su tutte le pagine social frequentate da ragazzi dai 15 anni in su, in modo da informarli bene su cosa rischiano facendo sesso con una donna. E quando nessun sano di mente si azzarderà più a toccarne una, allora ne riparliamo. Perché badate bene: l’accusa è di quelle più infamanti e la pena di quelle più severe, anche per il trattamento in carcere.

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