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Il consenso della vittima nel reato di violenza sessuale: Cassazione

13 Maggio 2021
Il consenso della vittima nel reato di violenza sessuale: Cassazione

Manifestazione del dissenso nel reato di stupro: gli elementi dell’illecito e l’accertamento della volontà della vittima. 

Indice

Violenze che integrano la violenza sessuale: non conta l’intento dell’aggressore

Il reato di violenza sessuale si concretizza sia nella violenza fisica in senso stretto, sia nella intimidazione psicologica in grado di provocare la coazione della vittima a subire gli atti sessuali, sia anche nel compimento di atti di libidine subdoli e repentini, compiuti senza accertarsi del consenso della persona destinataria, o comunque prevenendone la manifestazione di dissenso.

È irrilevante la presunta assenza di un intento libidinoso, atteso che non è necessario che la condotta sia specificamente finalizzata al soddisfacimento del piacere sessuale dell’agente, essendo sufficiente che questi sia consapevole della natura oggettivamente sessuale dell’atto posto in essere volontariamente, ossia della sua idoneità a soddisfare il piacere sessuale o a suscitarne lo stimolo, a prescindere dallo scopo perseguito.

Cassazione penale sez. III, 02/02/2021, n.9399

Abuso di potere sul minore e consenso 

In tema di atti sessuali con persona minorenne di età compresa tra i sedici e i diciotto anni, di cui all’art. 609-quater, secondo comma, cod. pen., la nozione di abuso di potere postula che l’agente abbia ottenuto il consenso della vittima al compimento degli atti sessuali mediante l’uso distorto dei poteri di direttiva e di comando connessi alla sua posizione di supremazia. (Fattispecie relativa ad atti sessuali compiuti con un minore ultrasedicenne da soggetto che rivestiva, nei confronti del predetto, la posizione qualificata di “tutor” durante lo svolgimento di uno “stage” lavorativo).

Cassazione penale sez. III, 18/12/2020, n.7140

Violenza sessuale, nelle pratiche estreme non basta il consenso nel momento iniziale del rapporto

In tema di violenza sessuale, in relazione a certe pratiche estreme, per escludere l’antigiuridicità della condotta lesiva, non basta il consenso del partner, espresso nel momento iniziale della condotta.

La scriminante non può essere invocata se l’avente diritto manifesta, esplicitamente o mediante comportamenti univoci, di non essere più consenziente al protrarsi dell’azione alla quale aveva inizialmente aderito, per un ripensamento od una non condivisione sulle modalità di consumazione dell’amplesso.

(Nella specie, la Corte ha ritenuto integrata l’ipotesi di violenza sessuale ai danni dell’imputato che aveva sottoposto una donna – con cui si era concordato un rapporto a pagamento – al cosiddetto bondage. Irrilevante il consenso puramente formale da lei prestato).

Cassazione penale sez. III, 16/12/2020, n.11631

Il consenso simulato della partner non esclude la violenza sessuale

Integra il reato di cui all’art. 609 -bis c.p., nella forma cd. “per costrizione”, disciplinata dal comma 1, qualsiasi forma di costringimento psico -fisico idoneo ad incidere sull’altrui libertà di autodeterminazione, ivi compresa l’intimidazione psicologica che sia in grado di provocare la coazione della vittima a subire gli atti sessuali, a nulla rilevando l’esistenza tra l’agente e il soggetto passivo di un rapporto affettivo, coniugale o paraconiugale, atteso che non esiste all’interno di dette relazioni il potere di imporre od esigere una prestazione sessuale; il consenso simulato della partner non può rendere meno grave il rapporto sessuale imposto dall’uomo.

Cassazione penale sez. III, 23/10/2020, n.3224

Atti sessuali con minore tra 14 e 16 anni: non rileva il luogo di consumazione degli atti sessuali

Ai fini dell’integrazione del delitto di atti sessuali con minorenne di età compresa tra i quattordici ed i sedici anni di cui all’art. 609-quater,, comma 1, n. 2, c.p., rileva il titolo dell’affidamento del minore, che determina l’instaurazione di un rapporto fiduciario che pone l’agente in una condizione di preminenza e di autorevolezza idonea a indurre il minore a prestare un consenso agli atti sessuali, e non il luogo in cui vengono consumati gli atti sessuali, che può essere diverso da quello in cui sussistono le ragioni di vigilanza e custodia dell’affidamento.

(Nella fattispecie la Corte ha ritenuto immune da censure il riconoscimento della responsabilità per il reato in questione operato dalla sentenza impugnata nei confronti del bidello della scuola frequentata da una minore di anni sedici, per gli atti sessuali con questa compiuti non solo all’interno della scuola ma anche nei locali di una parrocchia).

Cassazione penale sez. IV, 21/01/2020, n.4903

Violenza sessuale: il mancato dissenso ai rapporti sessuali con il proprio coniuge, in costanza di convivenza, non sempre ha valore scriminante

In tema di violenza sessuale, il mancato dissenso ai rapporti sessuali con il proprio coniuge, in costanza di convivenza, non ha valore scriminante quando sia provato che la parte offesa abbia subito tali rapporti per le violenze e le minacce ripetutamente poste in essere nei suoi confronti, con conseguente compressione della sua capacità di reazione per timore di conseguenze ancora più pregiudizievoli, dovendo, in tal caso, essere ritenuta sussistente la piena consapevolezza dell’autore delle violenze del rifiuto, seppur implicito, ai congiungimenti carnali.

Cassazione penale sez. III, 06/02/2020, n.10384

Consenso del paziente per massaggio operato da osteopata

Sussiste violenza sessuale se la persona offesa, sottoposta a manipolazioni da uno osteopata, non è stata preventivamente informata che i massaggi avrebbero interessato il seno e il pube e, conseguentemente, la stessa non ha espresso il consenso a subire trattamenti invasivi della propria sfera sessuale.

Cassazione penale sez. III, 13/12/2019, n.15219

Violenza sessuale su persona che si trova in stato di inferiorità in caso di alterazione causata da alcool

In tema di violenza sessuale su persona che si trova in stato di inferiorità fisica o psichica, nel caso di alterazione causata dall’assunzione di alcool è configurabile il reato di cui all’art. 609-bis, comma secondo, n.1, cod. pen. quando l’agente, approfittando della condizione della vittima, la induce a compiere o subire atti sessuali ai quali la stessa non avrebbe, altrimenti, prestato il consenso.

Cassazione penale sez. III, 05/12/2019, n.8981

Rapporti sessuali tra persone maggiorenni e manifestazione del dissenso

Nei rapporti sessuali tra persone maggiorenni, il compimento di atti sessuali deve essere sorretto da un consenso che deve sussistere al momento iniziale e deve permanere durante l’intero corso del compimento dell’atto sessuale, sicché la manifestazione del dissenso, che può essere anche non esplicita, ma per fatti concludenti chiaramente indicativi della contraria volontà e può intervenire in itinere, esclude la liceità del compimento dell’atto sessuale.

Cassazione penale sez. III, 20/11/2019, n.7590

Cosa si intende per violenza sessuale

In tema di violenza sessuale, la nozione di violenza non è limitata all’esplicazione di energia fisica direttamente posta in essere verso la persona offesa, ma comprende qualsiasi atto o fatto cui consegua la limitazione della libertà del soggetto passivo, costretto a subire atti sessuali contro la propria volontà, rientrando così in tale nozione anche le modalità repentine ed insidiose della condotta, posta in essere senza accertarsi del consenso della persona destinataria, o, comunque, prevenendone la manifestazione di dissenso.

Cassazione penale sez. III, 20/11/2019, n.10372

Violenza sessuale: per la sussistenza dell’elemento soggettivo non è necessario l’espresso dissenso, ma basta l’assenza del consenso della vittima

Ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di violenza sessuale è sufficiente che l’agente abbia la consapevolezza del fatto che non sia stato chiaramente manifestato il consenso da parte del soggetto passivo al compimento degli atti sessuali a suo carico, cosicché integra il reato non soltanto la condotta invasiva della sfera della libertà e integrità sessuale altrui realizzata in presenza di una manifestazione di dissenso della vittima, ma anche quella posta in essere in assenza del consenso, non espresso neppure in forma tacita, della persona offesa, come nel caso in cui la stessa non abbia consapevolezza della materialità degli atti compiuti sulla sua persona.

Cassazione penale sez. III, 20/11/2019, n.10372

Essere sposati non esclude la rilevanza penale di atteggiamenti sessuali non graditi

Il rapporto di coniugio non incide in alcun modo, attenuandola, sulla libertà di autodeterminazione sessuale della vittima, verso la quale non possono ritenersi assolutamente irrilevanti atti invasivi coinvolgenti zone erogene (quali toccamenti del seno e dei glutei) in ragione del rapporto di intimità di coppia, in difetto del necessario consenso.

Cassazione penale sez. III, 05/11/2019, n.9709

Gli atti sessuali non convenzionali possono essere ritenuti leciti se si svolgono in base al consenso dei partecipanti

In tema di reati contro la libertà sessuale, gli atti sessuali “non convenzionali” possono essere ritenuti leciti nella misura in cui si svolgano in base al consenso dei partecipanti che si protragga per tutta la loro durata.

Cassazione penale sez. III, 04/10/2019, n.3158

Per il riconoscimento della diminuente per i casi di minore gravità non rileva l’acquisizione del consenso della vittima

In tema di atti sessuali con minorenne, ai fini del riconoscimento della diminuente per i casi di minore gravità di cui all’art. 609-quater, quarto comma, cod. pen., non rileva l’acquisizione del consenso della vittima, posto che la sua mancanza integrerebbe gli estremi della violazione dell’art. 609-bis cod. pen., a prescindere dalla sua maggiore o minore età.

Cassazione penale sez. III, 20/09/2019, n.4395

Violenza sessuale, il pianto durante il rapporto è chiaro indice di dissenso

Ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di violenza sessuale, è sufficiente che l’agente abbia la consapevolezza del fatto che non sia stato chiaramente manifestato il consenso da parte del soggetto passivo al compimento degli atti sessuali a suo carico (nella specie, il pianto della donna, a rapporto sessuale in corso, era elemento inequivocabile e sufficiente per dedurne il dissenso).

Cassazione penale sez. III, 19/03/2019, n.42118

Nell’ipotesi di violenza sessuale non è configurabile l’esimente putativa del consenso dell’avente diritto

Integra l’elemento oggettivo del reato di violenza sessuale non soltanto la condotta invasiva della sfera della libertà ed integrità sessuale altrui realizzata in presenza di una manifestazione di dissenso della vittima, ma anche quella posta in essere in assenza del consenso, non espresso neppure in forma tacita, della persona offesa. Consegue che il consenso deve essere validamente prestato e deve permanere durante tutto l’arco di tempo in cui sono compiuti gli atti sessuali.

L’esimente putativa del consenso dell’avente diritto non è configurabile nel delitto di violenza sessuale, in quanto la mancanza del consenso costituisce requisito esplicito della fattispecie e l’errore sul dissenso si sostanzia, pertanto, in un errore inescusabile sulla legge penale.

Cassazione penale sez. III, 19/03/2019, n.20780

Il consenso del paziente prima di compiere atti incidenti sulla sua sfera di libertà sessuale 

L’errore del medico in ordine all’esistenza di un obbligo giuridico di acquisire il consenso del paziente prima di procedere al compimento di atti incidenti sulla sfera di autodeterminazione della libertà sessuale di quest’ultimo, a differenza di quello sulla sussistenza di un valido consenso, costituisce errore su legge penale, a norma dell’art. 5 c.p., che non esclude il dolo, ed esclude la colpevolezza solo in caso di ignoranza inevitabile.

Cassazione penale sez. III, 22/02/2019, n.18864

Violenza sessuale e intimidazioni psicologiche  

Integra il reato di cui all’articolo 609-bis del codice penale nella forma cosiddetta “per costrizione” qualsiasi forma di costringimento psico-fisico idonea a incidere sull’altrui libertà di autodeterminazione, ivi compresa l’intimidazione psicologica che sia grado di provocare la coazione della vittima a subire gli atti sessuali, a nulla rilevando l’esistenza di un rapporto di coppia coniugale o paraconiugale tra le parti, atteso che non esiste all’interno di un tale rapporto un “diritto all’amplesso”, né conseguentemente il potere di esigere o imporre una prestazione sessuale senza il consenso del partner. E anzi, in questa prospettiva, non avrebbe valore scriminante neppure il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca, quando è provato che l’autore, per le violenze e le minacce ripetutamente poste in essere nei confronti della vittima, abbia la consapevolezza del rifiuto implicito della stessa agli atti sessuali.

Cassazione penale sez. III, 14/12/2018, n.17676

Integra reato di violenza sessuale la prosecuzione del rapporto nel caso in cui intervenga in itinere una manifestazione di dissenso al rapporto

In tema di reati contro la libertà sessuale, nei rapporti tra maggiorenni, il consenso agli atti sessuali deve perdurare nel corso dell’intero rapporto senza soluzione di continuità, con la conseguenza che integra il reato di cui all’art. 609 bis cod. pen. la prosecuzione del rapporto nel caso in cui, successivamente a un consenso originariamente prestato, intervenga “in itinere” una manifestazione di dissenso, anche non esplicita, ma per fatti concludenti chiaramente indicativi della contraria volontà.

Cassazione penale sez. III, 11/12/2018, n.15010

La manifestazione di dissenso avvenuta anche nel corso dell’atto sessuale esclude la liceità della condotta, integrando quindi l’ipotesi di violenza

Nei rapporti sessuali tra persone maggiorenni il compimento di atti sessuali deve essere sorretto da un consenso che deve sussistere al momento iniziale e deve permanere durante l’intero corso del compimento dell’atto sessuale, sicché la manifestazione del dissenso, che può essere anche non esplicita, ma per fatti concludenti chiaramente indicativi della contraria volontà e può intervenire “in itinere”, esclude la liceità del compimento dell’atto sessuale.

Cassazione penale sez. III, 30/11/2018, n.6916

Violenza sessuale: la richiesta della vittima di usare il profilattico non vale di per sé come consenso al rapporto carnale

Il delitto di violenza sessuale in danno di persona che si trovi in stato di inferiorità psichica o fisica è integrato da una condotta posta in essere con la piena consapevolezza, da un lato, della condizione di inferiorità della vittima e, dall’altro, del fatto che l’azione sia conseguente a induzione e abuso. In tale contesto, l’eventuale richiesta proveniente dalla persona offesa di far uso del profilattico non potrà valere di per sé quale consenso putativo al rapporto carnale, ben potendo rappresentare soltanto il tentativo di elidere o ridurre le conseguenze negative dell’atto non voluto.

Cassazione penale sez. III, 10/10/2018, n.727

Nel delitto di violenza sessuale non è configurabile l’esimente putativa del consenso dell’avente diritto

L’esimente putativa del consenso dell’avente diritto non è configurabile nel delitto di violenza sessuale, in quanto la mancanza del consenso costituisce requisito esplicito della fattispecie e l’errore sul dissenso si sostanzia pertanto in un errore inescusabile sulla legge penale.

Cassazione penale sez. III, 11/07/2018, n.43565

Spetta all’imputato per reato di violenza sessuale dimostrare di aver agito sull’erroneo presupposto del consenso della vittima

In tema di violenza sessuale, ai fini dell’applicazione dell’art. 47 cod. pen., ricade sull’imputato l’onere di provare che egli ha agito sull’erroneo presupposto dell’esistenza del consenso della vittima o, quanto meno, di allegare elementi utili che consentano una verifica di tale assunto difensivo.

Cassazione penale sez. III, 19/06/2018, n.52835

Elementi necessari per la sussistenza del reato di violenza sessuale

In tema di violenza sessuale, per la sussistenza del reato di cui all’art. 609-bis, comma 2, n. 1, cod. pen., è necessario accertare che: 1) la condizione di inferiorità sussista al momento del fatto; 2) il consenso dell’atto sia viziato da tale condizione; 3) il vizio sia riscontrato caso per caso e non presunto, né desunto esclusivamente dalla condizione patologica in cui si trovi la persona, quando non sia tale da escludere radicalmente, in base ad un accertamento, se necessario, fondato su basi scientifiche, la capacità stessa di autodeterminarsi; 4) il consenso sia frutto dell’induzione; 5) l’induzione, a sua volta, sia stata posta in essere al fine di sfruttare la (e approfittare della) condizione di inferiorità per carpire un consenso che altrimenti non sarebbe stato dato; 6) l’induzione e la sua natura abusiva non si identifichino con l’atto sessuale, ma lo precedano.

Cassazione penale sez. III, 19/06/2018, n.52835



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3 Commenti

  1. Bisognerebbe comprendere immediatamente quando una persona non vuole che il rapporto prosegua e sia arrivi al dunque. Certo, diventa difficile fermarsi sul più bello, però bisogna rispettare la volontà dell’altra persona e non essere insistenti …E poi che gusto c’è se lei non è consenziente e se non ci si diverte in due

  2. Ci sono pronunce davvero interessanti e che ti fanno capire quando devi stopparti. Chiaro, si capisce se una fa la difficile perché vuole essere corteggiata oppure vuole fermarsi. E certamente, tu devi darti una calmata e frenare i tuoi impulsi perché non ci vuole nulla per far scattare il reato di violenza sessuale. E poi se lei non vuole più stare con te, poi cercati un’altra donna che ci sta

  3. Le donne non sono mica dei giocattoli. Se vuoi fare quel che desideri senza rispettare il volere altrui, prenditi una bambola gonfiabile e amen. Bisogna rispettarsi reciprocamente. E se poi una ti respinge perché non le piaci o perché si è pentita, o perché ha i suoi motivi, tu DEVI fermarti. Non insistere perché se lei alla fine ti dice di sì dopo le tue pressioni, non è perché l’hai convinta ma solo perché ha paura in eventuali ripercussioni e quindi ci sta senza volerlo davvero. Imparate a capire i segnali chiari, evidenti e anche quelli silenziosi perché potreste poi essere querelati per violenza sessuale

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