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Multa parcheggio scaduto: posso fare ricorso?

28 Agosto 2021 | Autore:
Multa parcheggio scaduto: posso fare ricorso?

Si deve pagare la sanzione per sostare oltre l’orario sulle strisce blu? La diatriba ministero-Cassazione. E la possibile scappatoia del parchimetro.

Tentare di trovare un parcheggio con le strisce bianche la mattina quando si va al lavoro è come dare la caccia al mitico ago nel pagliaio. Più probabile essere costretti a lasciare l’auto in uno spazio a pagamento, di quelli dove si mette la monetina nel parchimetro e si espone il ticket sul cruscotto. Certo, l’ideale è trovare un buco vicino al lavoro, perché ogni tanto toccherà uscire a cambiare il tagliando scaduto prima che passi l’ausiliare della sosta col blocchetto delle multe in mano. Ogni tanto capita, infatti, di trovare «il regalo» sotto il tergicristallo perché è stato superato il tempo di sosta: hai pagato fino alle 11? Alle 11.15, ecco che il poliziotto di turno te l’ha fatto presente. E, in quel momento, ti chiedi: avendo preso la multa per il parcheggio scaduto, posso fare ricorso o devo per forza pagarla?

Per un po’ di tempo, l’orientamento è stato quello che spingeva non solo a non pagarla ma anche a presentare ricorso e, eventualmente, ad integrare la parte mancante dell’importo pagato per il parcheggio. Nell’esempio di prima, se avessi pagato fino alle 11 e alle 11.15 andassi a ritirare l’auto, in teoria ti verrebbe chiesto di pagare il quarto d’ora in più, ma senza la sanzione. Il discorso, come potrai vedere più avanti, è più articolato ma la sintesi è questa.

Poi, però, è arrivata la Cassazione e ha stabilito che la multa la si paga come se il tagliando non fosse mai stato esposto. Dello stesso parere la Corte dei conti, che parla di danno erariale.

A questo punto, dirai: allora, per la multa per il parcheggio scaduto, posso fare ricorso sì o no? Visto quello che hanno detto Cassazione e magistratura contabile, non c’è via di scampo? Non è detto. C’è anche un’interessante sentenza di un Giudice di Pace della provincia di Latina che potrebbe fare luce su un dettaglio a cui quasi nessuno pensa: il fatto che il parchimetro da utilizzare per il pagamento della sosta sia dotato o meno del sistema per utilizzare la moneta elettronica. Vuoi vedere che questa si rivela una via di uscita non solo per non pagare la multa per il parcheggio scaduto ma addirittura per non pagare proprio il parcheggio? Vediamo.

Multa parcheggio scaduto: cosa dice il ministero?

La scena è sempre la solita. Uno arriva, trova un parcheggio sulle strisce blu, sistema l’auto, si reca al parchimetro, mette le monetine per un’oretta e mezza (quanto basta per fare quel paio di commissioni che servono), preleva il ticket e lo mette sul cruscotto in bella vista. Dopodiché, l’ora e mezza diventano due ore e mezza perché, nel frattempo, ha incontrato un conoscente con cui ha preso un caffè che poi sono diventati due, si è fermato in un negozio «già che sono qua» a comprare una cosa che gli serve. Insomma, solito discorso: uno calcola di star fuori per un certo tempo e poi i minuti si dilatano. Quando torna all’auto, trova immancabilmente la multa per il parcheggio scaduto. E, risalendo in macchina, pensa: «Che faccio? La pago o posso fare ricorso?».

In una nota del 2015, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti stabilì che, affinché questo tipo di multa sia valida, ci deve essere un regolamento comunale che definisce la sosta sulle strisce blu e l’eventuale sanzione in caso di sosta prolungata oltre l’orario indicato sul ticket.

Significa che, almeno in teoria, in mancanza di questo regolamento non si può multare una persona per il parcheggio scaduto: se proprio si vuol pretendere qualcosa dall’automobilista, gli si potrà chiedere di integrare il pagamento già fatto con la parte non corrisposta per il tempo in più che ha occupato lo spazio.

Dopo questa nota ministeriale, non sono mancati i giudici che hanno annullato un bel po’ di multe a chi aveva sforato con il parcheggio in un Comune che non aveva un regolamento in materia, limitandosi a chiedere di versare la differenza tra il tempo pagato e quello in cui effettivamente si è usufruito delle strisce blu. Non è difficile capire che tra pagare una sanzione piena e pagare un quarto d’ora o mezz’ora di parcheggio in più le cose cambiano sostanzialmente in termini economici.

Alcuni Comuni hanno adottato una strategia diversa, concedendo all’automobilista di poter fare un ravvedimento operoso per regolarizzare la propria posizione quando è andato oltre l’orario previsto per un breve lasso di tempo, stabilito dal Comune stesso.

Multa parcheggio scaduto: cosa dice la Cassazione?

La nota del ministero, come si diceva, è del 2015. Un anno dopo, la Cassazione cambiò le carte in tavola con una sentenza [1] secondo la quale la multa per il parcheggio scaduto è valida e va pagata, indipendentemente dall’esistenza o meno di un apposito regolamento comunale. Secondo la Suprema Corte, la sanzione deve essere la stessa da comminare a chi il biglietto non lo fa per niente. Cioè, se paghi due ore e ti trattieni due ore e mezza, è come se non avessi pagato nulla.

La Cassazione non è la sola a pensarla così. Anche la magistratura contabile è dello stesso parere, come risulta dalla sentenza con cui la Corte dei conti ha deciso che la mancata contestazione della sanzione pecuniaria da parte dell’ausiliario del traffico nel momento in cui è accertata la sosta del veicolo senza ticket o con tagliando esposto scaduto per decorso del tempo di sosta pagato, configura un’ipotesi di danno erariale per il Comune [2]. In altre parole, l’ausiliare (come anche l’agente di Polizia locale se è lui a trovare l’auto con il parcheggio scaduto) è tenuto a fare la multa per evitare il mancato incasso dei proventi derivati dall’applicazione della sanzione per la violazione delle norme che disciplinano la sosta in aree a pagamento.

Multa parcheggio scaduto: cosa dice il Giudice di Pace?

Dopo il «no» del ministero e il «sì» della Cassazione e della Corte dei conti, arriva il «ni» di un Giudice di Pace di Fondi, in provincia di Latina che, a proposito della validità di una multa per il parcheggio scaduto, apre uno spiraglio a favore dell’automobilista ritardatario.

Una sua sentenza del 2017 ha stabilito che se il parchimetro che eroga i ticket non è dotato di Bancomat o, comunque, di un sistema di pagamento elettronico, la multa non va pagata. Anzi, il ticket non deve essere nemmeno fatto, se il conducente vuole lasciare gratis la macchina nelle strisce blu.

Significa che chi è a corto di moneta (di questi tempi in cui si spinge per non usare i contanti, può capitare) e si trova di fronte ad un parchimetro che non dà la possibilità di pagare con Bancomat o carta di credito, secondo il Giudice di Pace Giovanni Pesce «potrà ritenersi autorizzato a parcheggiare gratis e senza il rischio di essere multato» [3].

Multa parcheggio scaduto: si può fare ricorso?

Ricapitolando. Chi si trova un verbale sotto il tergicristallo dell’auto perché il parcheggio che aveva pagato è scaduto, volendo può presentare ricorso a un Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica della sanzione oppure al Prefetto entro 60 giorni. Altro discorso è che la sua richiesta venga accettata: visto il parere espresso dalla Cassazione, è difficile che il ricorso venga accettato, a meno che si tenga conto del parere del ministero, secondo cui, in mancanza di un regolamento comunale in materia, la sanzione non è valida.

Chi, invece, prende la multa nonostante il parchimetro che eroga i ticket in quella zona non sia dotato di un sistema di pagamento elettronico ma accetti solo contanti, può presentare ricorso facendo notare la sentenza del Giudice di Pace di Fondi. E, possibilmente, allegando una foto del parchimetro in cui sia identificabile la zona e sia chiaro che in mancanza di moneta non è possibile effettuare il pagamento.


note

[1] Cass. sent. n. 16258/2016.

[2] Corte dei conti sent. n. 888/2012.

[3] GdP di Fonti (LT) Giuseppe Pesce sent. del 21.02.2017.


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