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Risarcimento per falsa testimonianza

29 Agosto 2021 | Autore:
Risarcimento per falsa testimonianza

La parte processuale che ha subito un danno dal teste menzognero o reticente può costituirsi parte civile nel processo per falsa testimonianza?

Per legge, ogni danno proveniente da una condotta ingiusta deve essere risarcito. Questo vale tanto in ambito penale quanto in quello civile. Ad esempio, chi danneggia un bene altrui è tenuto all’indennizzo: si pensi al classico sinistro stradale, oppure a colui che, inavvertitamente, fa cadere un prezioso cimelio. In sede penale, ogni reato obbliga a risarcire i danni causati alla vittima: si pensi alla persona aggredita fisicamente che abbia riportato lesioni personali, oppure alla vittima di truffa o di furto. Quanto appena detto vale anche per il risarcimento per falsa testimonianza.

Il reato di falsa testimonianza scatta nel momento in cui una persona chiamata a deporre davanti all’autorità giudiziaria menta sulle circostanze che gli vengono sottoposte. Non solo: risponde di falsa testimonianza anche il teste reticente, cioè colui che, pur avendo conoscenza delle situazioni utili per il processo, volontariamente non le riferisce. La falsa testimonianza può comportare un danno per il soggetto che subisca un pregiudizio dalle menzogne narrate in giudizio. Ecco perché, anche in questo caso, è possibile costituirsi parte civile e chiedere il risarcimento per falsa testimonianza. Vediamo come.

Falsa testimonianza: cos’è?

Come anticipato in premessa, la falsa testimonianza è il reato che commette colui che, citato in giudizio in qualità di persona che ha assistito ai fatti oggetto del processo, mente o tace sulle circostanze di cui è a conoscenza e che sono utili ai fini della causa.

Tutti sanno che il testimone, prima di cominciare la sua deposizione, giura di non mentire e di raccontare tutto quello di cui è a conoscenza. È proprio il venir meno a questo giuramento (la cosiddetta formula d’impegno) che fa scattare il reato di falsa testimonianza.

In pratica, dunque, la falsa testimonianza può essere commessa solamente da colui che, formalmente, riveste la qualità di testimone. Quando avviene ciò? Chi è il testimone?

Testimone: chi è?

Il testimone è colui che può raccontare fatti rilevanti ai fini processuali. In altre parole, il testimone è una persona che ha assistito agli eventi che sono oggetto del giudizio e che, pertanto, con la sua deposizione può aiutare il giudice a decidere secondo verità.

In senso più tecnico, la testimonianza è un mezzo di prova che, come ogni altro mezzo di prova (documenti, perizie, ecc.), può essere validamente usato in giudizio per dimostrare fatti rilevanti per lo stesso.

Falsa testimonianza: quando è reato?

Per la legge, commette il reato di falsa testimonianza chi, deponendo come testimone innanzi all’autorità giudiziaria:

  • afferma il falso;
  • nega il vero;
  • tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato.

La pena per il delitto di falsa testimonianza è la reclusione da due a sei anni [1].

Come visto, il reato si integra non solo se il teste è menzognero (perché mente, affermando il falso o negando il vero), ma anche se reticente, cioè se tace su ciò di cui è a conoscenza e che potrebbe essere utile ai fini di giustizia.

Falsa testimonianza: quando non è reato?

Non sempre mentire al giudice è reato. Esistono ipotesi in cui la menzogna oppure la reticenza non costituisce il delitto di falsa testimonianza.

Innanzitutto, perché si integri il reato occorre che il testimone menta o taccia consapevolmente su circostanze utili ai fini di giustizia. In altre parole, la falsa testimonianza è un reato doloso, per il quale occorre l’intenzione precisa di commetterlo.

Non risponde di falsa testimonianza, quindi, colui che racconta circostanze non vere in buona fede, non sapendo di mentire. Si pensi al teste che crede davvero di aver visto Tizio entrare nell’appartamento di Caio per rubare, mentre in realtà si trattava di un’altra persona.

Ancora, non commette falsa testimonianza la persona che, pur mentendo consapevolmente, non dice il vero su circostanze irrilevanti per il caso giudiziario. La menzogna o la reticenza deve cadere su aspetti salienti del processo, essendo ininfluenti quelli che non sono utili alla decisione del giudice.

Risarcimento per falsa testimonianza: chi può chiederlo?

Secondo la legge, ogni reato obbliga alle restituzioni, a norma delle leggi civili. Inoltre, ogni reato che abbia provocato un danno patrimoniale o non patrimoniale obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per lui (si pensi all’assicurazione, ad esempio) [2].

Nel caso di falsa testimonianza, chi può chiedere il risarcimento dei danni al teste menzognero o reticente? La risposta è la seguente: è legittimato a domandare il risarcimento la parte processuale che dalle dichiarazioni false ha subito un danno, ovverosia l’ingiusta condanna da parte del giudice.

Si pensi a Tizio che è ingiustamente accusato di furto da Caio che, mentendo, dichiara al giudice di averlo visto sottrarre il portafogli alla vittima. Se Tizio riesce a dimostrare la falsa testimonianza di Caio, non solo potrà ottenere l’assoluzione ma potrà anche agire per ottenere il risarcimento dei danni.

Poiché la persona direttamente coinvolta in un processo subisce le menzogne del teste, è la parte processuale che potrà chiedere il risarcimento dei danni, i quali possono consistere tanto in un pregiudizio morale (si pensi alle conseguenze psicofisiche causate dalle preoccupazioni derivanti dall’essere imputati a causa delle menzogne altrui) quanto in uno meramente economico (ad esempio, le spese legali sopportate per pagare l’avvocato).

Risarcimento per falsa testimonianza: come chiederlo?

Normalmente, chi è vittima di un reato può chiedere il risarcimento dei danni derivanti dallo stesso costituendosi parte civile all’interno del processo penale intrapreso contro l’autore del crimine. Lo stesso accade nell’ipotesi di falsa testimonianza.

La persona che è stata vittima delle menzogne del teste e che dalle stesse ha riportato un danno (anche solo morale), può non solo denunciare il fatto alle autorità, ma anche costituirsi parte civile nel processo penale.

La costituzione di parte civile consente alla persona danneggiata dal reato di poter chiedere il risarcimento direttamente in sede penale anziché in quella civile.

La costituzione di parte civile deve ritenersi ammissibile da parte del soggetto che abbia patito le menzogne o le reticenze del teste falso anche se, secondo la giurisprudenza [3], nel delitto di falsa testimonianza il bene giuridico protetto è quello del normale svolgimento dell’attività giudiziaria.

In pratica, secondo la Corte di Cassazione, il reato di falsa testimonianza tutela il normale svolgimento dell’attività giudiziaria, che potrebbe essere fuorviata da deposizioni false o reticenti. Soggetto passivo del reato o persona offesa dal reato sarebbe dunque la collettività, che ha interesse all’ordinato e corretto svolgimento dell’attività giurisdizionale, e non già la persona, cui dalla violazione della norma siano derivati danni rilevanti e risarcibili sul piano civile, ma che non è coperta dalla tutela offerta dalla norma predetta in sede penale.

Per quanto corretta possa essere quest’affermazione, si ritiene che il reato di falsa testimonianza protegga non solo il corretto svolgimento della giustizia ma anche l’interesse del singolo ad essere giudicato correttamente dalla magistratura.

Pertanto, la persona che riesca a dimostrare di aver subito un pregiudizio dalla falsa testimonianza altrui può legittimamente costituirsi parte civile nel processo penale intrapreso a seguito di questo crimine.


note

[1] Art. 372 cod. pen.

[2] Art. 185 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 15200/2011.

Autore immagine: canva.com/


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