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Le Guide Se il contribuente non paga le tasse nella cartella: tutte le armi del fisco

Le Guide Pubblicato il 7 aprile 2014

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> Le Guide Pubblicato il 7 aprile 2014

Ecco tutti i tipi di azioni e pignoramenti che può intraprendere Equitalia qualora non venga onorata, nei termini, la cartella esattoriale: dal pignoramento immobiliare, al blocco del conto corrente, al fermo amministrativo.

Cosa succede se il contribuente, che ha ricevuto una cartella di pagamento o un avviso di accertamento esecutivo, non paga nei termini oppure non presenta ricorso?

L’Agente della riscossione (Equitalia) potrà avvalersi di uno o, contemporaneamente, più strumenti per recuperare forzatamente gli importi dovuti.

Si parla, a riguardo, di azioni cautelari (quelle volte a mettere un “vincolo” giuridico sui beni, pur senza espropriali, come nel caso di fermo o ipoteca) e azioni esecutive (quelle, invece, finalizzate all’esproprio dei beni del debitore).

Gli strumenti

La legge [1] stabilisce che la cartella di pagamento e l’avviso di accertamento esecutivo contengono l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo “entro sessanta giorni dalla notificazione, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata”.

Pertanto, decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella (o 30 giorni dal termine per impugnare l’avviso di accertamento esecutivo), l’agente della riscossione può:

iscrivere ipoteca sui beni immobili del debitore e dei coobbligati in solido [2];

– procedere al fermo amministrativo dei beni mobili registrati [3];

– qualora le somme siano di importo almeno pari a 10.000 euro, beneficiare della procedura di “blocco” del pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni [4];

– avvalersi sia del pignoramento mobiliare (possibilità piuttosto remota; leggi a riguardo: “Ecco perché Equitalia difficilmente pignora i beni mobili del debitore”) sia del pignoramento presso terzi con la procedura “semplificata”, senza cioè passare dal giudice (leggi a riguardo: “Equitalia, come avviene il pignoramento del conto, dello stipendio o pensione”);

– procedere a espropriazione immobiliare, se il credito supera i 120 mila euro e sempre che non si tratti di prima e unica casa del debitore (leggi a riguardo la guida: “Pignoramenti: prima casa no, ma il rischio ipoteca resta”);

– effettuare ogni altra azione esecutiva, cautelare o conservativa che l’ordinamento attribuisce in genere al creditore.

Va detto, però, che in caso di notifica di accertamento esecutivo, decorsi 30 giorni dal termine ultimo per l’impugnazione dell’atto, il credito è trasferito all’agente della riscossione (Equitalia), ma l’eventuale azione forzata è sospesa per un termine di 180 giorni dalla data dell’affidamento agli agenti della riscossione. La data dell’affidamento si verifica decorsi 90 giorni dalla notifica dell’atto (60 giorni più 30 giorni) oppure 180 giorni in caso di accertamento con adesione (60 gioni più 90 giorni più 30 giorni).

La norma dispone, dunque, una sospensione di 180 giorni solo per l’esecuzione forzata, ma non per altre azioni, quali il fermo amministrativo del mezzo, ad esempio, o l’iscrizione ipotecaria, che potrebbero essere legittimamente intraprese dall’agente della riscossione, non essendo prevista una sospensione esplicita in caso di proposizione dell’istanza di sospensione.

L’agente della riscossione ha l’obbligo di notificare con una comunicazione preventiva di almeno 30 giorni, l’intenzione di voler procedere con iscrizione ipotecaria in mancanza di pagamento. In questa ipotesi tale termine, di fatto, si sommerebbe ai 30 già previsti per legge, concedendo, presumibilmente, 60 giorni complessivi dal termine ultimo per pagare, per ottenere la sospensiva.

Invece, per procedere all’espropriazione, è necessario che siano decorsi sei mesi dalla data di iscrizione di ipoteca.

I mini-debiti

Nei casi di riscossione coattiva di debiti fino a 2.000 euro, è previsto che Equitalia invii al debitore, prima di intraprendere misure cautelari ed esecutive, due solleciti di pagamento. Tra il primo e il secondo avviso, da spedire per posta ordinaria, devono trascorrere almeno sei mesi.

Se, dopo l’invio dei due solleciti, le somme continuano a non essere pagate, l’agente della riscossione può intraprendere le azioni previste per il recupero coattivo, inviando al contribuente un avviso (avviso d’iscrizione del fermo amministrativo, atto di pignoramento, eccetera).

L’espropriazione inizia con il pignoramento

L’agente della riscossione che non vede soddisfatto il proprio credito, nonostante eventuali tutele di garanzia quali il fermo amministrativo o l’ipoteca, può dunque procedere alla riscossione coattiva delle somme dovute.

L’esecuzione forzata

Equitalia può pertanto attuare una procedura chiamata esecuzione forzata, volta a soddisfare il credito dell’erario attraverso il denaro ricavato dalla vendita o dall’assegnazione di beni o crediti pignorati al debitore.

Gli agenti della riscossione, possono così procedere, senza dell’intervento o dell’autorizzazione del giudice dell’esecuzione, al pignoramento dei beni del debitore fino alla loro successiva vendita.

L’espropriazione forzata prende infatti avvio proprio con il pignoramento, che non può essere emanato prima del decorso di sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento.

Tuttavia, se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella essa dovrà essere preceduta da un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere all’obbligo di pagamento entro 5 giorni.

Per quanto riguarda gli accertamenti esecutivi, dal momento di affidamento delle somme, a prescindere dalla presentazione del ricorso, l’espropriazione non può iniziare se non dopo il decorso di 180 giorni, quindi, nella maggior parte dei casi, decorsi almeno 270 giorni dalla notifica dell’accertamento (ossia: 60 giorni termine per il ricorso, + 30 giorni termine dilatorio per l’affidamento delle somme ad Equitalia, + 180 giorni, periodo in cui il pignoramento non può avvenire).

Il pignoramento

Il pignoramento può essere di tre forme diverse:

mobiliare,

immobiliare,

presso terzi.

A differenza di quanto avviene nella procedura civile ed ordinaria, Equitalia gode di ampi poteri strumentali per individuare i beni da sottoporre ad espropriazione.

Infatti, gli agenti della riscossione possono:

– accedere ai dati dell’archivio finanziario presso l’anagrafe tributaria;

– accedere ai dati posseduti dagli uffici pubblici;

– per il tramite degli uffici finanziari richiedere accessi, ispezioni e verifiche.

Il pignoramento dei beni mobili

Con il pignoramento mobiliare l’agente della riscossione può pignorare beni mobili di proprietà del debitore, disponibili presso l’abitazione o nei locali dove il contribuente svolge l’attività professionale, commerciale o artigianale.

Esistono, tuttavia dei limiti alla pignorabilità dei beni mobili.

In particolare gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere possono essere pignorati nei limiti di un quinto, quando il presumibile valore di realizzo degli altri beni rinvenuti dall’ufficiale giudiziario o indicati dal debitore, non appare sufficiente per la soddisfazione del credito.

In proposito, si possono verificare due ipotesi:

1) il presumibile valore di realizzo degli altri beni è sufficiente a coprire il credito azionato, allora i beni strumentali sono impignorabili;

2) il presumibile valore di realizzo degli altri beni è o appare insufficiente, e pertanto i beni strumentali sono pignorabili solo nella misura di un quinto.

Tali limiti sono validi a prescindere che il debitore sia o meno costituito in forma societaria e che il suo lavoro prevalga, o meno, sul capitale investito.

Come già detto in un precedente articolo, è molto raro, se non del tutto improbabile, che Equitalia pignori i beni mobili (leggi a riguardo: “Ecco perché Equitalia difficilmente pignora i beni mobili del debitore”).

Pignoramento immobiliare

Equitalia può anche pignorare i beni immobili del debitore come la casa, un terreno, ecc.

Sul punto, rinviamo a una nostra precedente e più dettagliata guida: “Equitalia, come avviene il pignoramento del conto, dello stipendio o pensione”).

note

[1] Art. 25, comma 2 del Dpr 602/73.

[2] Art. 77, Dpr 602/73.

[3] Art. 86, Dpr 602/73.

[4] Art. 48-bis, Dpr 602/73.

Autore immagine: 123rf.com


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