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Cosa rischio per falsa testimonianza?

28 Agosto 2021 | Autore:
Cosa rischio per falsa testimonianza?

Mentire al giudice è sempre reato? Qual è la pena prevista? Come ritrattare la propria deposizione e ottenere il perdono?

Hai aperto la porta di casa e il postino, oltre a consegnarti le solite bollette, ti ha lasciato anche una busta di colore verde. Inizialmente preoccupato, ti rendi conto che si tratta di un atto proveniente direttamente dal tribunale. Con tua grande sorpresa, scopri che sei stato convocato per essere sentito in qualità di testimone su fatti accaduti molto tempo prima, di cui non hai nemmeno un buon ricordo. Oltre alla seccatura di dover perdere almeno mezza giornata in tribunale, ti spaventa il fatto di poter commettere reato dichiarando davanti al giudice cose non vere. Se ti trovi in una circostanza del genere e ti stai chiedendo «Cosa rischio per falsa testimonianza?», allora sei nel posto giusto.

Con questo articolo analizzeremo, in modo chiaro e conciso, tutti gli aspetti più importanti del reato di falsa testimonianza. Scoprirai che non ogni menzogna raccontata al magistrato è idonea a integrare questo delitto. Se temi di incorrere in conseguenze legali a causa del fatto che non ricordi perfettamente l’accaduto, non devi temere: la falsa testimonianza è reato che presuppone il dolo del teste, cioè l’intenzione di mentire o di tacere su circostanze importanti al fine del decidere. Inoltre, anche nel caso di menzogna, è sempre possibile ritrattare prima che il giudizio termini. Se ne vuoi sapere di più, prosegui nella lettura: vedremo cosa si rischia per falsa testimonianza.

Reato di falsa testimonianza: cosa dice la legge?

La falsa testimonianza è un reato che può commettere solamente il soggetto che è chiamato davanti all’autorità giudiziaria per deporre in qualità di teste. Trattasi pertanto di un reato proprio, cioè di un crimine di cui può macchiarsi soltanto chi riveste una particolare posizione.

La falsa testimonianza si integra quando il teste, impegnatosi a dire la verità davanti al giudice dopo aver pronunciato la formula di giuramento, mente oppure tace su circostanze utili ai fini della decisione.

La falsa testimonianza può dunque integrarsi non solo negando il vero o affermando il falso, ma anche facendo scena muta oppure tacendo su cose di cui si ha conoscenza. Facciamo un esempio.

Sei chiamato a testimoniare in qualità di persona che ha assistito a un sinistro verificatosi tra due vetture. La persona che ha causato l’incidente è un tuo amico e, pertanto, ti dispiace dargli torto. Pur di non mentire alle domande poste dal giudice o dall’avvocato di parte, decidi di non rispondere, sperando di salvare il tuo amico. Ebbene, anche il silenzio può integrare il reato di falsa testimonianza, se taci volontariamente per non dire la verità.

Mentire al giudice: quando non è reato?

Se, ricevuta la citazione come teste, è tua intenzione collaborare con la giustizia ma temi di incorrere ugualmente in reato perché non ricordi bene come si svolsero le cose all’epoca dei fatti, non devi temere: non commette falsa testimonianza colui che racconta il falso in buona fede oppure che non ricorda alcune circostanze.

Ad esempio, se racconti al giudice che la macchina X proveniva da destra e ha impattato la vettura Y che proveniva da sinistra, non commetterai falsa testimonianza se, a seguito di perizia, si dimostra il contrario, purché però il tuo racconto fosse in buona fede e l’errore nell’esposizione sia dovuto al tempo trascorso.

Ugualmente, non commetti reato se dici cose non vere riguardanti fatti irrilevanti per il giudice. Ad esempio, se racconti che Tizio indossava un abito blu anziché rosso e tale circostanza è ininfluente ai fini della decisione, nessun reato si sarà integrato.

Al contrario, non rispondere alle domande facendo finta ogni volta di non ricordare costituisce reato, in quanto il teste non può trincerarsi dietro al «Non ricordo» per sfuggire all’obbligo di dire la verità.

Falsa testimonianza: cosa si rischia?

Stabilito il perimetro della falsa testimonianza, possiamo ora rispondere alla domanda che, se stai leggendo questo articolo, sicuramente ti starai ponendo: «Cosa rischio per falsa testimonianza?».

Per legge [1], il teste che mente al giudice rischia la reclusione da due a sei anni. Per il reato di falsa testimonianza è dunque previsto il carcere, in quanto l’ordinamento giuridico reputa molto grave la condotta di chi, presentandosi in giudizio, mente o tace, influenzando così l’accertamento della verità cui è teso ogni processo.

Se hai mentito consapevolmente al giudice e temi di poter essere denunciato per falsa testimonianza, sappi che puoi ancora tornare sui tuoi passi. La legge infatti perdona chi si è pentito tempestivamente. Prosegui nella lettura se vuoi sapere come evitare un’imputazione per falsa testimonianza.

Ritrattazione falsa testimonianza: cos’è?

Il teste falso, menzognero o reticente può evitare il reato di falsa testimonianza se ritratta la sua deposizione, cioè se si presenta nuovamente davanti al giudice dicendo, questa volta, la verità. Perché non scatti la falsa testimonianza, però, occorre che la ritrattazione avvenga entro un determinato limite di tempo.

Secondo la legge [2], il colpevole di falsa testimonianza non è punibile se, nel procedimento penale in cui ha reso le sue dichiarazioni, ritratta il falso e manifesta il vero non oltre la chiusura del dibattimento.

In pratica, il teste che ha dichiarato il falso in un processo penale può evitare di incorrere in reato se torna davanti al giudice a dire il vero entro la chiusura del dibattimento, cioè praticamente prima che l’avvocato tenga la propria arringa.

Qualora la falsità sia intervenuta in una causa civile, il colpevole non è punibile se ritratta il falso e manifesta il vero prima che sulla domanda giudiziale sia pronunciata sentenza definitiva, anche se non irrevocabile.

In effetti, ritrattare la propria precedente deposizione significa ammettere di avere dichiarato il falso e, quindi, autoincriminarsi anche quando nessuno sospetti nulla. La testimonianza ritrattata dà quindi luogo a una falsa testimonianza? Assolutamente no.

La ritrattazione è una causa di non punibilità; ciò significa che, anche se in effetti è stato commesso un reato, questo non verrà sanzionato. Si può affermare che con la ritrattazione l’ordinamento giuridico voglia offrire un’altra chance al teste falso e menzognero, concedendogli il perdono in virtù del suo pentimento.


note

[1] Art. 372 cod. pen.

[2] Art. 376 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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