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Chat con l’amante: si rischia l’addebito della separazione?

14 Maggio 2021 | Autore:
Chat con l’amante: si rischia l’addebito della separazione?

I messaggi scambiati provano indirettamente l’infedeltà: ma il tradimento potrebbe essere solo virtuale e allora quali sono le conseguenze legali?

Cosa succede se scopri sul cellulare del tuo coniuge alcuni messaggi “compromettenti” che ha scambiato clandestinamente con un’altra persona? Le espressioni sono confidenziali e rivelano una relazione intima, che va avanti da tempo. Dalle frasi amorose emerge con chiarezza un rapporto sentimentale e passionale. Per queste chat con l’amante si rischia l’addebito della separazione?

Se vuoi porre fine al matrimonio per questo ma non hai altri elementi, come una confessione del tuo partner messo alle strette, puoi basarti anche solo sulle risultanze dei messaggi, purché il loro tenore sia inequivocabile. La giurisprudenza li ritiene prove valide a fondare la separazione coniugale con addebito, come ha confermato l’ultima sentenza della Cassazione sull’argomento [1].

Lo scambio di tali messaggi non è una prova diretta dell’infedeltà, ma costituisce comunque un elemento rivelatore dell’esistenza di una relazione clandestina: così per le chat con l’amante si rischia l’addebito della separazione perché esse dimostrano che c’è stato un tradimento, inteso come violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale.

Ma il consorte messo alle strette non deve necessariamente arrendersi di fronte all’evidenza: ha dei modi per contestare il contenuto dei messaggi e per valorizzare altre circostanze che hanno messo in crisi il rapporto. Se sarà convincente, potrà evitare la pronuncia di addebito nei suoi confronti e magari ribaltarla sull’altro coniuge.

Addebito della separazione per infedeltà coniugale

L’addebito della separazione per tradimento coniugale è possibile quando risulta che uno dei due coniugi si è reso responsabile di infedeltà nei confronti dell’altro. L’obbligo di fedeltà del matrimonio è uno dei principali doveri alla base del vincolo coniugale tra marito e moglie e viene inteso in senso ampio: la sua violazione non richiede che vi siano rapporti sessuali con altri partner, ma basta un legame sentimentale ed affettivo.

È sufficiente, quindi, aver instaurato una relazione platonica, anche soltanto virtuale, per rendersi responsabili di infedeltà coniugale. E ciò costituisce un valido elemento per pronunciare l’addebito della separazione, a condizione che questo tipo di tradimento sia la causa, e non l’effetto, della crisi del matrimonio.

In altre parole, come insegna la Cassazione [2], se è stata l’infedeltà a provocare la rottura del legame si può fondare la pronuncia di addebito su tale circostanza, in quanto essa determina l’intollerabilità della convivenza; altrimenti, se essa è stata una conseguenza di una crisi matrimoniale dovuta ad altri fattori, la pur constatata violazione dell’obbligo di fedeltà non rileva ai fini dell’addebito della separazione.

Le chat con l’amante provano il tradimento?

Le conversazioni intrattenute dal coniuge sui social, mediante sms o attraverso i sistemi di messaggistica attualmente più diffusi, come WhatsApp, possono provare l’infedeltà coniugale. Le più recenti sentenze di legittimità e di merito [3] le ritengono valide e utilizzabili come «argomenti di prova» per dimostrare l’esistenza di una relazione extraconiugale e, dunque, l’avvenuta infedeltà.

La loro efficacia dimostrativa sarà maggiore quanto più il contenuto delle chat è eloquente e la durata delle conversazioni è protratta nel tempo. Il coniuge contro il quale questi documenti vengono utilizzati come prova del tradimento difficilmente potrà contestarne la valenza e il significato.

Molti mariti o mogli, di fronte alla situazione desunta dal contenuto delle chat, ammettono i fatti senza sollevare obiezioni, che sono possibili, invece, nei casi di illecita acquisizione dei dati da parte del coniuge (leggi quando guardare il cellulare del partner è reato); ma la giurisprudenza prevalente ritiene che il rapporto matrimoniale implichi un affievolimento della privacy personale all’interno della coppia.

Come opporsi alle prove di infedeltà contenute nelle chat?

I contenuti delle chat (di WhatsApp o Skype, come anche di Messenger, Facebook, Instagram o qualsiasi altra piattaforma di scambio di messaggi) possono essere prodotti nel giudizio di separazione dal coniuge che intende farli valere attraverso gli “screenshot”, cioè le fotografie delle schermate in cui compaiono i testi, ed allegarle al fascicolo di parte come documento stampato o anche su supporto informatico.

Si possono anche chiamare a deporre, come testimoni, le persone che hanno visionato e letto quelle chat, oppure acquisire la relazione di un investigatore privato che può validamente documentare altre prove del tradimento, come le foto del coniuge scattate insieme all’amante.

A questo punto, il coniuge che vuole evitare l’addebito della separazione potrà contestare questa documentazione, ma dovrà farlo in modo chiaro, specifico ed argomentato per arrivare a smentire la valenza dimostrativa dei messaggi scambiati. Un’altra strada percorribile è quella di dimostrare che la crisi matrimoniale era già in atto in precedenza ed era dovuta ad altre condotte scorrette poste in essere dal coniuge: possono essersi verificati maltrattamenti o altre vessazioni fisiche o morali, un precedente tradimento, la violazione dell’obbligo di coabitazione.

In tali casi, l’infedeltà, pur se conclamata, non potrà essere considerata la causa dell’intollerabilità della convivenza, che è riconducibile ad altri e preesistenti fattori, e quindi non varrà quale motivo di addebito della separazione. Per ulteriori informazioni al riguardo leggi anche l’articolo “Prove del tradimento: come evitare l’addebito della separazione“.


note

[1] Cass. ord. n. 12794 del 13.05.2021.

[2] Cass. sent. n. 21657 del 19.09.2017, n. 8929 del 12.04.2013 e n.13431 del 23.05.2008.

[3] Trib. Monza, sent. n. 1578 del 23.11.2020; Trib. Velletri, sent. n. 664 del 23.04.2020; Trib. Ravenna sent. n. 298 del 23.04.2020.

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