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Gli scatti d’ira fanno perdere la potestà genitoriale?

14 Maggio 2021 | Autore:
Gli scatti d’ira fanno perdere la potestà genitoriale?

Quando i figli possono essere tolti a un padre o a una madre che sono verbalmente violenti, hanno scoppi di collera o mostrano aggressività nei loro confronti?

A una madre isterica possono essere tolti i suoi figli? Cosa succede se un padre è troppo irritabile e nevrotico, ha facilmente degli scatti nervosi e sfoga sui bambini la sua rabbia ed aggressività? Gli scatti d’ira fanno perdere la responsabilità genitoriale?

La decadenza dalla responsabilità genitoriale viene disposta dal giudice in casi particolarmente gravi, per salvaguardare i minori da violenze e abusi o da incuria e abbandono. È un provvedimento severo e i tribunali per i minorenni lo adottano dopo aver compiuto un’adeguata istruttoria ed un’attenta valutazione del caso. La legge usa formule generali per definire i casi in cui si verifica la perdita della responsabilità genitoriale, che nella maggior parte dei casi comporta l’allontanamento dei figli dai genitori per evitare danni ulteriori alla loro crescita ed al loro equilibrio psico-fisico.

In concreto sono i magistrati a stabilire la necessità di decadenza da questo complesso di diritti e di doveri che i genitori hanno verso i loro figli, sia legittimi sia naturali. Se i comportamenti negativi del padre o della madre sono tali da comportare un grave pregiudizio ai figli minori, anche le violenze soltanto verbali e non fisiche come gli scatti d’ira possono far perdere la responsabilità genitoriale, ma devono essere debitamente provati in giudizio e non basta soltanto la testimonianza dell’altro genitore per affermarli.

Potestà genitoriale: cos’è?

La potestà genitoriale è il complesso dei diritti e degli obblighi che il padre e la madre hanno nei confronti dei loro figli. Comprende numerosi doveri, tra i quali spiccano il mantenimento, l’educazione e l’istruzione, che sono elencati espressamente nella Costituzione [1]

La potestà genitoriale – un tempo chiamata “patria potestà” e oggi definita dal Codice civile “responsabilità genitoriale[2] – è stabilita nell’interesse dei figli minori, per garantirgli una crescita armonica e un adeguato sviluppo della propria personalità; per questo motivo, nell’interpretazione corrente, i doveri dei genitori verso i figli prevalgono sui diritti che vantano nei loro confronti [3].

Responsabilità genitoriale: come si esercita?

La responsabilità genitoriale è una vera e propria funzione che richiede la massima attenzione, comporta grosse responsabilità e va esercitata in modo costante nell’interesse della prole. Non è stabilita nell’interesse dei genitori, ma per garantire il benessere psico-fisico dei figli minori.

Oggi anche i diritti attribuiti ai genitori si intendono riferiti a consentire loro l’esercizio pieno della responsabilità genitoriale e sempre nel precipuo interesse dei figli minori. Infatti quando la potestà viene limitata, come nel caso dell’affidamento esclusivo ad un solo genitore, vi sono dei precisi limiti per adottare tale provvedimento, consistenti nella conclamata incapacità e mancanza di attitudine, o di volontà, del genitore ad esercitare i suoi doveri; altrimenti la regola generale, anche dopo la separazione coniugale e il divorzio, è quella dell’affidamento condiviso.

Quali sono i doveri dei genitori verso i figli?

La legge [4] stabilisce che «entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale» e che essi la esercitano «di comune accordo, tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio».

In particolare, i genitori hanno i seguenti doveri verso i figli:

  • mantenerli, educarli, istruirli ed assisterli materialmente e moralmente;
  • custodirli nella residenza familiare e garantire loro la crescita fisica e psicologica;
  • consentirgli di mantenere rapporti con i parenti, a partire dai nonni;
  • compiere i negozi giuridici necessari per gli interessi personali e patrimoniali del minore.

Violazioni della responsabilità genitoriale: conseguenze

Se uno o entrambi i genitori non rispettano i doveri verso i figli derivanti dalla loro responsabilità genitoriale, sono previste a loro carico gravi conseguenze penali e civili.

Le conseguenze penali riguardano il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [5] che è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1.032 euro; quelle civili comportano la decadenza dalla responsabilità genitoriale e l’adozione da parte del giudice dei provvedimenti di allontanamento necessari per evitare qualunque futura «condotta del genitore pregiudizievole ai figli» [6].

La decadenza dalla responsabilità genitoriale

La decadenza dalla responsabilità genitoriale sui figli è disposta dal giudice del tribunale per i minorenni, su richiesta dell’altro genitore, dei parenti o del pubblico ministero, quando il padre o la madre:

  • «viola o trascura» i propri doveri verso i figli;
  • abusa dei propri poteri arrecando un «grave pregiudizio» al figlio.

Anche quando non dichiara la decadenza, il giudice può, se vi sono «gravi motivi», adottare «gli opportuni provvedimenti che limitino l’attribuzione della responsabilità genitoriale», ad esempio eliminando alcune facoltà, e può ordinare l’allontanamento del figlio dalla residenza familiare oppure l’allontanamento del genitore che «maltratta o abusa del minore».

Questi provvedimenti non sono definitivi e irreversibili: il giudice può sempre reintegrare il genitore nella responsabilità genitoriale quando sono cessate le ragioni che avevano imposto la decadenza e sempre che sia «escluso ogni pericolo di pregiudizio per il figlio» [7]

Gli scatti d’ira fanno decadere dalla responsabilità genitoriale?

I casi che possono provocare la decadenza dalla responsabilità genitoriale sono descritti dalla legge in maniera molto generale, proprio per garantire la massima flessibilità di adattamento ai casi che possono verificarsi. In concreto i comportamenti che comportano tale conseguenza sono molteplici e riguardano essenzialmente l’inadempimento dei doveri inerenti la responsabilità genitoriale.

Tra i casi più ricorrenti vi sono quelli dei genitori che:

  • non provvedono al mantenimento, all’istruzione e all’educazione del figlio;
  • violano gli obblighi di assistenza familiare, abbandonando la casa coniugale o omettendo di procurare i mezzi di sussistenza alla famiglia;
  • manifestano incuria e disinteresse verso il figlio, abbandonandolo o rifiutandolo anche solo affettivamente;
  • compiono atti di violenza, abusi o maltrattamenti sui figli minori.

Proprio riguardo a quest’ultimo aspetto si innesta la problematica degli scatti di ira. Le violenze fisiche possono senza dubbio far scattare la decadenza dalla responsabilità genitoriale (come nel caso dell’abuso dei mezzi di correzione e disciplina), ma quando il bambino è vittima delle manifestazioni di collera verbale di un genitore la giurisprudenza richiede ulteriori elementi a comprova della gravità della vicenda.

Lo dimostra l’ultima pronuncia della Corte di Cassazione intervenuta sul tema [8]che ha escluso la decadenza dalla responsabilità genitoriale ad una madre che aveva manifestato numerosi scatti d’ira. La Suprema Corte non ha neppure disposto l’allontanamento del minore dal genitore iracondo.

Per motivare questi provvedimenti di decadenza o allontanamento, secondo gli Ermellini, non è sufficiente la testimonianza del coniuge sul fatto che la madre «si abbandonerebbe sovente a scoppi collerici»: per limitare i suoi diritti di genitore, che sono «di natura personalissima e di primario rango costituzionale» [9], è necessaria una fonte probatoria maggiormente qualificata, come una relazione dei servizi sociali o una consulenza espletata sul bambino, che possa convincere il giudice.

Insomma, non bastano le dichiarazioni dell’altro genitore per far decadere dalla responsabilità genitoriale il proprio coniuge: occorrono altre fonti di prova per arrivare ad adottare un provvedimento così drastico e afflittivo. Leggi anche la rassegna “Responsabilità genitoriale: ultime sentenze“.


note

[1] Art. 30 Cost.

[2] Art. 147 Cod. civ.

[3] Art. 315 bis Cod. civ.

[4] Art. 316 Cod. civ.

[5] Art. 570 Cod. pen.

[6] Art. 330 e art. 333 Cod. civ.

[7] Art. 332 Cod. civ.

[8] Cass. ord. n. 12763 del 13.05.2021.

[9] Cass. S.U. n. 8053/2014 e Cass. n. 1668 del 24.01.2020.


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4 Commenti

  1. Siamo onesti, tutti noi genitori abbiamo scatti d’ira perché certe volte i figli ti fanno perdere davvero la pazienza, Ciò però non deve assolutamente giustificare l’uso della violenza verbale o fisica. Bisogna sempre misurare le parole e controllare i gesti, anche quando si è in preda alla rabbia

  2. Se penso a quanti figli e quante mogli, specialmente in questo peridio, hanno subito violenze e maltrattamenti, rabbrividisco. La pandemia non ha fatto che accentuare certe situazioni già compromesse in partenza. Credo che queste vicende debbano però essere denunciate immediatamente alle autorità, perché giustificare o accettare certe forme di aggressione, non le faranno sparire, anzi tenderanno a rafforzare la posizione dell’aggressore perché questi immagina che se l’ha fatto senza alcuna conseguenza, potrà ripetere lo stesso comportamento

  3. Non pensate che fare io genitori non sia un gioco da ragazzi. E’ un lavoro vero e proprio che richiede dedizione a massima attenzione. Bisogna educare i figli, ma per farlo devono essere i genitori il primo esempio da seguire. Bisogna far respirare in casa un clima sereno e sicuro. Purtroppo, spesso, proprio in casa si trovano i primi orchi con cui un figlio deve confrontarsi e da cui deve difendersi.

  4. Chi non sa essere un bravo genitore non merita di esserlo, quindi deve essergli negata la possibilità di continuare a danneggiare la serenità e stabilità mentale, oltre al benessere fisico, del minore. Un genitore ha tante responsabilità. Deve assicurare l’educazione, l’istruzione, l’assistenza morale e materiale al proprio figlio. Uno scatto d’ira e un’aggressione devono portare alla perdita della potestà genitoriale, perché non è concepibile che un figlio subisca l’aggressività del genitore oltre una certa soglia

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