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Quando la rinuncia all’eredità è nulla?

29 Agosto 2021 | Autore:
Quando la rinuncia all’eredità è nulla?

Che cosa rende inefficace il rifiuto della quota di patrimonio e di debiti lasciata dal defunto. A chi vanno i beni in tal caso?

Non è detto che ricevere un’eredità sia sempre un affare. C’è chi lascia un patrimonio fatto di beni mobili e immobili che, anche se non risolve la vita all’erede, aiuta a renderla più agevole. E c’è chi, oltre ai beni, lascia una marea di debiti, il che rende il tutto meno conveniente. L’erede non è, certo, obbligato ad accettare quello che gli è stato lasciato. Ma se vuole dire «no, grazie» deve farlo nel modo corretto: se il suo rifiuto non fosse espresso in modo corretto, potrebbe risultare inutile e si ritroverebbe, comunque, tra le mani oneri e onori del lascito. In che modo può succedere? Quando la rinuncia all’eredità è nulla?

Questa materia è regolata dal Codice civile, dall’articolo 519 in poi. La normativa stabilisce le condizioni a cui si può fa la rinuncia all’eredità (la «rinunzia» viene chiamata dal Codice in «legalese») ed i casi in cui potrebbe essere dichiarata nulla, banalizzando il tentativo dell’erede di non metterci le mani su quello che, a conti fatti, non gli conviene. Vediamo.

Rinuncia all’eredità: che cos’è?

Così come c’è il diritto di avere l’eredità di un parente quando se ne hanno i requisiti, c’è anche il diritto di rifiutarla quando si ritiene che non ne valga la pena, cioè che sia più la spesa che l’impresa. A quel punto, si può ricorrere alla rinuncia dell’eredità.

Si tratta di una formale dichiarazione con cui l’erede blocca l’ingresso nel suo patrimonio dei diritti che derivano dall’eredità stessa. Tale dichiarazione va fatta davanti ad un notaio o al cancelliere del tribunale del luogo in cui è stata aperta la successione, e deve essere inserita nel registro delle successioni. Occorre esibire un documento di identità, il certificato di morte, la copia conforme dell’eventuale testamento e l’autorizzazione del giudice tutelare, se il rinunciante è minorenne. Bisogna pagare 16 euro di marca da bollo, 200 euro di imposta di registro e, nel caso in cui ci si rivolga al notaio, i relativi oneri.

Solo dopo che sono state eseguite queste pratiche è possibile ufficializzare la rinuncia all’eredità gratuita a favore di tutti gli altri aventi diritto.

Se la rinuncia viene fatta da un erede che ha dei figli minorenni, questi ultimi subentrano nella sua quota: significa che si prenderanno i crediti e i debiti del defunto che sono stati rifiutati dal padre.

Rinuncia all’eredità: entro quando va fatta?

Una cosa è sicura: la dichiarazione con cui si rifiuta l’eredità va fatta solo dopo il decesso della persona che lascia i suoi beni (e i suoi debiti). Farlo prima è uno dei motivi per cui la rinuncia all’eredità è nulla e, pertanto, non produce alcun effetto.

Il motivo è semplice: nessuno ha il diritto di ereditare alcunché da un parente finché quest’ultimo non passa a miglior vita. Per la stessa logica, nessuno può rifiutare qualcosa che non può avere.

Dopo la morte della persona che lascia l’eredità, ci sono 10 anni dalla data del decesso in cui un erede può esercitare il proprio diritto alla rinuncia della sua quota. Se, successivamente, qualcuno viene riconosciuto da un tribunale come figlio legittimo del defunto, avrà sempre 10 anni di tempo per rinunciare all’eredità dalla data in cui è passata in giudicato la sentenza. Si tratta dello stesso periodo di tempo previsto per accettare l’eredità.

Che succede se la rinuncia avviene dopo questi 10 anni e il defunto aveva lasciato dei debiti? Trascorso quel decennio, l’erede non ne risponde più. A patto, però, che dimostri di non avere fruito dei beni lasciati in eredità. Ad esempio, che non abbia attinto al conto corrente del defunto o non abbia usato la sua macchina o la sua casa. Insomma, deve provare di non avere avuto qualche comportamento in grado di far capire che, in qualche modo, ha accettato i benefici dell’eredità, schivando il lato peggiore.

Rinuncia all’eredità: a chi va la quota?

Quando qualcuno rinuncia all’eredità, ovviamente i beni e i debiti che gli spettavano devono finire da qualche parte.

In caso di successione legittima, i casi possono essere questi:

  • se chi ha rinunciato ha dei discendenti (figli o nipoti), questi ultimi possono accettare l’eredità rifiutata dall’ascendente;
  • se chi ha rinunciato non ha discendenti o pure questi ultimi vogliono rinunciare all’eredità, la quota può finire agli ascendenti se sono ancora in vita;
  • se chi ha rinunciato non ha né discendenti né ascendenti e ci sono altri coeredi, sono questi ultimi a prendere possesso della quota;
  • se chi ha rinunciato non ha parenti in linea retta o coeredi, la quota va a chi eredita alla morte del rinunciante.

In caso di successione testamentaria, i casi possono essere questi:

  • che la quota vada alla persona designata dal defunto nel testamento in caso di rinuncia di uno degli eredi;
  • che si proceda alla rappresentazione o all’accrescimento della quota tra coeredi;
  • che la quota venga devoluta agli eredi legittimi.

Rinuncia all’eredità: quando è nulla?

Abbiamo già citato uno dei motivi per cui la rinuncia all’eredità può essere considerata nulla, ovvero il fatto di sottoscriverla prima della morte di chi lascia beni e debiti agli eredi. Ma ci sono altre situazioni in cui la dichiarazione diventa carta straccia. Una, ad esempio, riguarda i furbi.

Immagina, ad esempio, che uno degli eredi dia un’occhiata a ciò che gli spetta e scopra che non ne vale la pena accettare: più quello che c’è da pagare rispetto a ciò che si può incassare. Tuttavia, in un momento di distrazione generale, si tiene una parte dei beni facendo finta di niente e firma la dichiarazione di rinuncia. Magari, gli va bene per un po’ ma, nel momento in cui salterà fuori che ha sottratto o nascosto dei beni ereditari, tale dichiarazione sarà nulla e la rinuncia decadrà e non produrrà i suoi effetti. Insomma, i debiti gli ritornano indietro.

Altro elemento che rende nulla la rinuncia all’eredità è quello di accettare solo una parte della quota anziché la sua totalità. In pratica, non è possibile rifiutare solo quello che non interessa e tenersi, per esempio, la casa e la macchina di lusso ma non un debito. L’accettazione dell’eredità, quindi, deve essere al 100%.

La rinuncia è nulla anche quando:

  • si pongono dei termini di tempo: non è possibile rinunciare solo fino a una certa data per poi entrare in possesso dei beni in un secondo momento;
  • si mettono delle condizioni: non è valida, ad esempio, la rinuncia a condizione che un altro erede faccia lo stesso.

Rinuncia all’eredità: quali effetti produce?

Nel momento in cui una persona rinuncia all’eredità con una dichiarazione valida firmata davanti ad un notaio o al cancelliere del tribunale, perde ogni diritto in proposito e viene considerato come se non fosse mai stato chiamato alla successione. Tuttavia, può conservare quello che il defunto gli ha donato in vita.

C’è, però, una sorta di diritto di ripensamento: entro 10 anni, l’erede può revocare la rinuncia a meno che qualche altro erede ne sia entrato in possesso.

Allo stesso modo, se qualcuno vanta un credito sul defunto e, di conseguenza, anche sugli eredi, può impugnare la rinuncia all’eredità al fine di recuperare quanto gli spetta.



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