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Se le immissioni di fumo o calore sono intollerabili, la canna fumaria non è la soluzione

8 Aprile 2014
Se le immissioni di fumo o calore sono intollerabili, la canna fumaria non è la soluzione

Se le immissioni superano la soglia della normale tollerabilità non è più possibile alcun contemperamento di interessi tra i vicini proprietari di casa: la salute prima di tutto.

Qualora un condomino si lamenti per le immissioni intollerabili prodotte dal vicino (per esempio, i fumi e i calori di un ristorante o di una pizzeria), non può essere costretto, dal giudice, a sopportare dette immissioni solo perché il responsabile si sia dimostrato disponibile a realizzare una canna fumaria. Infatti, per l’installazione di quest’ultima c’è sempre bisogno del consenso del condomino, il quale ha l’ultima parola e ben si può opporre.

Lo ha detto la Cassazione in una sentenza pubblicata ieri [1].

Secondo la Corte, colui che, a ragione, lamenti il superamento della normale tollerabilità delle immissioni provenienti dalla vicina proprietà non è tenuto a prestare il consenso – neanche se a chiederglielo sia il giudice – alla costituzione della servitù per l’installazione della canna fumaria necessaria all’eliminazione dell’inconveniente.

Cosa prevede il codice civile

In generale, in materia di immissioni, la legge [2] attribuisce al giudice il potere di comparare le opposte esigenze tra i vicini di casa, ma solo se le immissioni rientrino nei limiti della normale tollerabilità. In tali casi, infatti, il codice civile consente di imporre al proprietario l’obbligo di sopportare le immissioni solo se ciò sia funzionale alle esigenze della produzione ed, eventualmente, dietro pagamento di un indennizzo.

Ma, viceversa, quando le immissioni superino la normale tollerabilità, si verifica una situazione illecita che non consente alcun bilanciamento tra gli interessi. Infatti, le immissioni intollerabili comportano di per sé un danno alla salute, e non vi è dubbio che la salute venga prima di ogni altra cosa.

Insomma, quando la soglia della tollerabilità è superata, il giudice non può contemperare le opposte esigenze tra le parti in causa obbligando il proprietario a sopportare le immissioni, se quest’ultimo non presta il consenso all’installazione di una canna fumaria che avrebbe potuto eliminare l’inconveniente.

La vicenda

La vicenda trae origine da una proprietaria che, nel 1993, aveva in giudizio un ristorante per un problema di immissione di fumi. Il ristorante era disposto a far installare un canna fumaria – soluzione suggerita anche dal Consulente Tecnico d’Ufficio – ma la condòmina non aveva prestato il consenso.


note

[1] Cass. sent. n. 8094 del 7.04.2014.

[2] Art. 844 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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