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Ricorso straordinario al Capo dello Stato: non più per qualsiasi materia

8 aprile 2014


Ricorso straordinario al Capo dello Stato: non più per qualsiasi materia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 aprile 2014



Rimedio straordinario ammesso ormai solo per le questioni di competenza della giustizia amministrativa.

Non si può più ricorrere al Capo dello Stato, indiscriminatamente, per qualsiasi controversia. Il cosiddetto “Ricorso Straordinario” sta, infatti, assumendo sempre di più i connotati di un rimedio alternativo alla sola giustizia amministrativa e, quindi, esperibile solo per quelle materie in cui è competente il TAR.

Lo ha detto la Corte Costituzionale con una sentenza di qualche giorno fa [1].

Gratuito, libero da forme prefissate e senza la necessità di difesa legale, il ricorso straordinario – da esperire entro il termine 120 giorni – sta perdendo quel carattere di rimedio generale che ha avuto sino al 2010. All’epoca ci si poteva rivolgere al Presidente della Repubblica lamentando la violazione di qualsiasi tipo di posizione soggettiva (diritti soggettivi e interessi legittimi), cioè per vaste aree di “ingiustizie” subite da una pubblica amministrazione.

 

Come è cambiato il ricorso straordinario

Nella sentenza in commento, invece, la Corte Costituzionale ha detto che il ricorso straordinario ha la stessa natura dei ricorsi al Tar e, pertanto, non può essere esperito per tutte quelle materie di competenza del giudice ordinario. In soldoni, non si può più chiedere al Capo dello Stato un intervento nei settori di competenza del giudice ordinario, ma sol in quelle materie per cui sono competenti i tribunali amministrativi (TAR e Consiglio di Stato): e quindi, in tutti quei casi in cui la controparte sia una pubblica amministrazione e in gioco non ci siano diritti soggettivi, ma interessi legittimi.

Inoltre, il rimedio non è più gratuito come una volta, ma soggetto al pagamento del contributo unificato come qualsiasi altra istanza di giustizia.

L’unico vantaggio rimasto a tale tipo di ricorso sta nei tempi: si può presentare l’istanza non già entro i 60 giorni dall’atto impugnato, come nel caso del TAR, ma entro 120 giorni. Con la conseguenza che chi lasci decorrere il primo termine, ha sempre un’ultima chance per ottenere giustizia (ha, cioè, altri 60 giorni di tempo per inviare il ricorso al Capo dello Stato).

Con un organo di giustizia in più, aumentano certo le garanzie per il cittadino, ma si restringe quell’ampio spettro di campi di intervento che prima consentiva, rivolgendosi al Capo dello Stato, di vedere tutela per qualsiasi tipo di controversia.

note

[1] C. Cost. sent. n. 73 del 2.04.2014.

Autore immagine: 123rf.com

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