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Aborto: il medico può rifiutarsi di fare l’ecografia?

15 Maggio 2021 | Autore:
Aborto: il medico può rifiutarsi di fare l’ecografia?

Il personale sanitario deve prestare assistenza anche se è obiettore di coscienza, altrimenti rischia una condanna per il reato di rifiuto di atti d’ufficio.

Se una donna incinta si reca all’ospedale o in uno studio clinico in vista dell’interruzione volontaria di gravidanza, cioè dell’aborto, il medico può rifiutarsi di fare l’ecografia?

Molti medici sono obiettori di coscienza e la legge consente loro di astenersi dal praticare gli interventi abortivi. Ma l’assistenza sanitaria da prestare ai pazienti è un’altra cosa: comprende una serie ben più ampia di prestazioni, per tutelare la salute che è un bene primario. E questo riguarda anche le donne che si presentano in ospedale per praticare l’interruzione volontaria di gravidanza o per eseguire gli accertamenti occorrenti dopo l’intervento chirurgico o farmacologico.

Perciò, il sanitario non può omettere gli esami necessari, altrimenti commette reato, come ha affermato di recente la Corte di Cassazione, che ha condannato senza esitazioni per rifiuto di atti d’ufficio un medico che si era rifiutato di fare l’ecografia di controllo ad una ragazza dopo l’aborto.

Aborto: quando è legale?

La normativa sull’interruzione volontaria della gravidanza – in una parola sola, l’aborto – consente alla donna di porre termine alla gravidanza entro i primi 90 giorni dal concepimento. Oltre tale termine, è possibile praticare l’aborto terapeutico, se la gravidanza o il parto mettono in serio pericolo la vita della donna, anche a causa della presenza di rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro.

A queste condizioni, l’aborto è legale e la scelta di ricorrervi è rimessa esclusivamente alla donna, che decide in maniera autonoma. Solo nel caso delle minorenni è richiesto, salvi casi particolari, l’assenso dei genitori.

Aborto: i metodi

Esistono due principali metodi per praticare l’aborto definito indotto, o provocato, che si realizza con l’espulsione intenzionale del feto dall’utero e si differenzia dall’aborto spontaneo, che avviene per cause naturali:

  • l’aborto farmacologico (o chimico), mediante l’uso di farmaci come la pillola RU486, che può essere utilizzata nelle prime 9 settimane di gravidanza e sotto controllo medico ma non necessariamente in ambito ospedaliero (leggi “Aborto farmacologico: cosa c’è da sapere“);
  • l’aborto chirurgico, con un intervento di aspirazione ed estrazione del feto, che può essere effettuato presso le strutture ospedaliere pubbliche del Servizio sanitario nazionale o le strutture private convenzionate e autorizzate.

L’obiezione di coscienza 

La legge [1] consente ai medici di rifiutarsi di praticare l’interruzione volontaria della gravidanza, presentando una dichiarazione di obiezione di coscienza al direttore sanitario della struttura, pubblica o privata, dove lavora come dipendente o in convenzione e al medico provinciale.

A seguito della presentazione della dichiarazione con cui si è professato obiettore di coscienza, il medico è esonerato «dal compimento delle procedure e delle attività «specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza», ma non «dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento».

Inoltre, c’è un’importante eccezione alla facoltà di astensione dagli interventi abortivi: «l’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo».

Dunque, il medico obiettore:

  • può astenersi dal realizzare o prendere parte agli interventi abortivi, sia chirurgici sia farmacologici;
  • è tenuto comunque a prestare alle pazienti l’assistenza sanitaria necessaria prima o dopo tali interventi;
  • deve in ogni caso intervenire se la donna è in imminente pericolo di vita.

Aborto: cosa rischia il medico che rifiuta un’ecografia?

La legge esonera il medico obiettore solo dalle attività dirette a praticare l’interruzione volontaria della gravidanza, ma non anche da quelle di assistenza e di diagnostica strumentale che servono a verificare se il feto sia ancora vivo oppure no, come l’ecografia in vista dell’aborto o dopo l’intervento.

Per questo motivo, la Corte di Cassazione [2] ha confermato la condanna di un medico ospedaliero che, nell’ambito di un aborto farmacologico, si era rifiutato di eseguire l’ecografia di controllo preliminare alla dimissione della paziente. Il reato configurabile è quello di omissione e rifiuto di atti d’ufficio [3] che non è scriminato dalla dichiarata obiezione di coscienza.

«Il medico può solo rifiutarsi di causare l’aborto, chirurgicamente o farmacologicamente, ma non anche di prestare assistenza», afferma la Suprema Corte. L’ecografia non è – spiega la sentenza – un’attività «specificamente e necessariamente diretta a determinare l’interruzione della gravidanza», bensì un’attività «meramente constatativa, strumentale e prodromica» all’aborto e non direttamente finalizzata ad esso. Quindi, anche il medico obiettore di coscienza deve praticarla, se gli viene richiesto.


note

[1] Art. 9 L. n.194/1978.

[2] Cass. sent. n. 18901 del 13.05.2021.

[3] Art. 328 Cod. pen.


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