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Lo sai che? Cade l’obbligo di conservare i dati personali acquisiti su internet o telefonia mobile

Lo sai che? Pubblicato il 8 aprile 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 aprile 2014

Abolita dalla Corte di Giustizia Europea la direttiva sulla conservazione dei dati personali acquisiti sul web o nelle telefonate su mobile: viola la privacy; illegittimo immagazzinare le informazioni sulle abitudini degli utenti perché ciò costituisce una ingerenza nelle vita privata non giustificata dalla lotta al crimine.

Con una decisione storica, che non mancherà di avere rilevanti ripercussioni sul mondo delle telecomunicazioni via web, questa mattina, la Corte di Giustizia della Comunità europea [1] ha annullato la direttiva sulla conservazione dei dati nelle comunicazioni elettroniche come, per esempio, nel caso di comunicazioni via Internet o con gli operatori di telefonia mobile.

In pratica, la normativa UE, nel dichiarato intento di perseguire il terrorismo internazionale, le narcomafie e i crimini informatici, aveva imposto, sino ad oggi, ai fornitori di servizi di telecomunicazioni, di immagazzinare i dati relativi al traffico nelle telecomunicazioni, come quelli sull’ubicazione e sull’identificazione degli utenti, per consentirne l’accesso alle pubbliche autorità.

La direttiva non permetteva invece l’accesso e la conservazione di dati relativi ai contenuti delle comunicazioni, cosa che é consentita solo in caso di mandato specifico da parte del giudice.

I dati soggetti alla direttiva devono essere conservati per un periodo fino a 2 anni.

Tuttavia, le finalità di pubblica sicurezza – ha dichiarato la Corte di Lussemburgo – non può spingersi fino a comportare un’ingerenza di così vasta portata sulla privacy degli utenti e di tale gravità sulla vita privata degli stessi.

La direttiva si poneva, infatti, in aperto contrasto con due principi fondamentali della Carta dei diritti dell’Unione europea: il diritto al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati di carattere personale.

La sentenza avrà ripercussioni su tutti gli Stati Membri, nonostante la controversia sia sorta in Irlanda.

Attualmente, i fornitori di servizi via Internet conservano una mole mastodontica di dati degli utenti, dati che consentono di sapere con quale persona e con quale mezzo un abbonato o un utente registrato abbia comunicato (per esempio l’orario di telefonata o il numero chiamato); è possibile peraltro determinare il momento della comunicazione oltre che il luogo da cui ha avuto origine, nonché – non in ultimo – la frequenza delle comunicazioni dell’abbonato o dell’utente registrato con determinate persone in uno specifico periodo.

Si tratta, però, di informazioni che possono fornire indicazioni assai precise sulla vita privata dei soggetti i cui dati sono conservati, come le abitudini quotidiane, i luoghi di soggiorno permanente o temporaneo, gli spostamenti giornalieri o di diversa frequenza, le attività svolte, le relazioni sociali e gli ambienti sociali frequentati. Il tutto contro i valori fondamentali della persona.

note

[1] C. Giust. UE cause C-293/12 e C-594/12, emessa l’8.04.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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