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Coniugi con residenze diverse: doppia esenzione Imu?

29 Maggio 2021
Coniugi con residenze diverse: doppia esenzione Imu?

Due coniugi residenti in Comuni diversi non hanno pagato l’Imu per le rispettive abitazioni. È legittima la richiesta di pagamento degli arretrati Imu da parte del Comune?

La richiesta del Comune si fonda sull’orientamento espresso più recentemente dalla Corte di Cassazione che, aderendo ad un’interpretazione restrittiva delle norme in materia di agevolazioni Imu, ha escluso l’esenzione per entrambi i coniugi che risiedano in Comuni diversi. Più precisamente, tale orientamento parte dal dato letterale del D.L. n. 201 del 2011, art. 13, comma 2, secondo cui «Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore ed il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente».

Secondo la Cassazione «ciò comporta, la necessità che in riferimento alla stessa unità immobiliare tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare non solo vi dimorino stabilmente, ma vi risiedano anche anagraficamente» (Cass. ord. n. 20130/2020), con la conseguenza che la mancata unitarietà del nucleo familiare, qualora i coniugi dimorino e risiedano in Comuni diversi, farebbe venir meno il presupposto dell’esenzione Imu.

L’interpretazione restrittiva offerta dalla Cassazione è stata fortemente criticata in quanto non tiene conto dell’interpretazione ministeriale della stessa norma, rinvenibile nella circolare n. 3/DF del 18 maggio 2012) ove è precisato «il legislatore non ha però stabilito la medesima limitazione nel caso in cui gli immobili destinati ad abitazione principale siano ubicati in comuni diversi poiché in tali ipotesi il rischio di elusione della norma è bilanciato da effettive necessità di dover trasferire la residenza anagrafica e la dimora abituale in altro comune, ad esempio per esigenze lavorative». La ratio della limitazione dovrebbe essere, infatti, quella di evitare la duplicazione del beneficio nel medesimo Comune, ma non certamente l’applicazione del beneficio anche per le abitazioni principali poste in Comuni diversi.

Esistono pertanto pronunce di merito di segno contrario rispetto all’orientamento della Corte di Cassazione, ma si tratta comunque di indirizzo allo stato minoritario.

Alla luce di quanto precede, visto l’orientamento maggioritario e, in ogni caso, l’impossibilità di giustificare le residenze diverse per ragioni lavorative, la strada più conveniente da percorrere, prima che arrivi l’avviso di accertamento, è quella del ravvedimento operoso, con pagamento dell’Imu dovuta per gli anni pregressi, fino al 2015.  L’Imu, come tutti i tributi locali, è infatti soggetta al termine di prescrizione quinquennale e, pertanto, il Comune non potrebbe esigere le annualità anteriori al 2015.

Il Decreto Fiscale 2020 ha esteso ai tributi locali il cosiddetto ravvedimento lungo, cioè oltre l’anno dopo la scadenza. Le sanzioni sono ridotte:

  • ad 1/7 del minimo, se il pagamento avviene entro due anni dall’omissione o dall’errore;
  • ad 1/6 del minimo se il pagamento avviene oltre due anni.

In caso di omesso o insufficiente versamento, sia in acconto che a saldo, dell’Imu risultante dalla dichiarazione, si applica la sanzione del 30% dell’importo omesso o parzialmente versato, stabilita dall’art. 13 del D.Lgs. n. 471 del 18/12/1997.

In caso di omessa presentazione della dichiarazione, anche relativamente ad uno solo degli immobili posseduti, si applica la sanzione dal 100% al 200% del tributo non versato, con un minimo di € 50,00.

Il ravvedimento operoso si perfeziona con il pagamento, mediante F24, dell’imposta, delle sanzioni ridotte (calcolate diversamente in base al ritardo) e degli interessi al saggio legale.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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