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Cosa fare se un erede si disinteressa dell’immobile

29 Maggio 2021
Cosa fare se un erede si disinteressa dell’immobile

Appartamento in comproprietà, per successione ereditaria, fra coniuge superstite, figlio A e figlia B. La figlia B non risponde alle raccomandate e si disinteressa dell’immobile. Si può convocare la figlia B da un notaio per la divisione consensuale e se, non si presenta, intendere l’assenza come rifiuto o cessione della sua quota? 

Per poter rispondere con esattezza al quesito, occorre innanzitutto sapere se la figlia B non ha ancor accettato l’eredità ed è solo “chiamata all’eredità”, oppure ha già accettato l’eredità ed è quindi già divenuta formalmente erede e titolare della quota dell’immobile.

Nel primo caso, la figlia, quale legittimaria (avente diritto per legge alla quota ereditaria), non può essere esclusa dall’eredità per il solo fatto che si disinteressi dei beni ereditati e della famiglia di origine. A differenza di quanto avviene per l’accettazione dell’eredità che può anche essere tacita, la rinuncia deve necessariamente essere espressa, se non sono ancora decorsi dieci anni dall’apertura della successione. Per tale ragione, non è possibile procedere alla divisione consensuale senza la partecipazione dell’erede legittimario, il quale potrebbe in qualsiasi momento rivendicare la propria quota. La mancata partecipazione della figlia alla divisione consensuale non costituirebbe, infatti, automatica rinuncia all’eredità, per le ragioni appena esposte.

Tuttavia, esiste uno strumento giudiziale per “costringere” la figlia a prendere una decisione in ordine all’eredità (accettazione o rinuncia) prima del termine di dieci anni. Si tratta dell’istituto di fissazione del termine di accettazione previsto dall’art. 481 c.c., in base al quale il lettore può chiedere che l’autorità giudiziaria (giudice del luogo di apertura della successione) stabilisca un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare.

Questa disposizione serve proprio a “sbloccare” le situazioni di stallo della successione ereditaria, causate dai chiamati all’eredità che si disinteressino o che comunque non prendano una decisione sull’accettazione o sulla rinuncia, così condizionando ingiustamente gli altri eredi. La domanda si presenta con ricorso che sarà poi notificato, unitamente al decreto del giudice, al destinatario, il quale dovrà assumere una decisione entro il termine fissato, a pena di decadenza dal diritto di accettare.

Diverso il caso in cui la figlia B abbia già accettato l’eredità e sia divenuta formalmente comproprietaria del bene. In tal caso, la divisione consensuale è possibile solo se tutti i comproprietari vi partecipano, appunto, prestando ciascuno il proprio consenso.

Il rifiuto di partecipare alla divisione consensuale non può mai valere come rinuncia al bene o alla quota ereditaria. La rinuncia al diritto di proprietà o la sua cessione può, infatti, avvenire solo espressamente e, nel caso di beni immobili, mediante atto notarile, salvo casi eccezionali espressamente previsti dal legislatore, in cui il mancato esercizio del diritto di proprietà per un determinato periodo di tempo comporta la cessione a favore del possessore in buona fede (è il caso dell’usucapione ventennale).

Dunque, se manca il consenso della figlia B, già erede e comproprietaria, l’unico strumento utilizzabile resta la divisione giudiziale, con l’instaurazione di una vera e propria controversia. Prima di adire il giudice, occorre tuttavia esperire il tentativo di mediazione (obbligatorio per le controversie in materia di eredità).

In sintesi, la soluzione al problema del lettore deve essere risolta diversamente in base alla posizione della figlia B:

  • se la figlia B non ha ancora accettato l’eredità, è possibile chiedere al giudice la fissazione di un termine per accettare o rinunciare, decorso il quale ella perde il diritto di accettare l’eredità e ogni diritto ad essa connesso;
  • se la figlia B ha già accettato l’eredità ed è già divenuta comproprietaria del bene, in mancanza di consenso alla divisione contrattuale, è possibile procedere con la divisione giudiziale (che avrà ad oggetto tutti i beni facenti parte della massa ereditaria).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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