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Contratto di sviluppo software: responsabilità per vizi del bene

29 Maggio 2021
Contratto di sviluppo software: responsabilità per vizi del bene

Contratto di sviluppo software in cui sono coinvolti una società commissionaria, il realizzatore del software e il cliente finale: chi è responsabile in caso di vizi del software? 

La fattispecie contrattuale descritta dal lettore per lo sviluppo dei software vede il coinvolgimento di tre parti negoziali:

  • il cliente finale che utilizzerà il software (committente) e che, quindi, richiede determinate caratteristiche e funzionalità del prodotto;
  • la cosiddetta “software house” incaricata di fornire il prodotto (commissionaria);
  • il soggetto che effettivamente realizza il software, il quale può essere un dipendente della software house o un soggetto terzo (lavoratore autonomo, piccolo imprenditore o artigiano, come nel Suo caso).

La particolarità del contratto di sviluppo software è che si tratta di un contratto “atipico”, non espressamente disciplinato dal legislatore, se non con riguardo alla proprietà intellettuale e ai diritti di utilizzazione e sfruttamento dell’opera (essendo noto che il software è considerato opera dell’ingegno).

La mancanza di disposizioni legislative ad hoc per tale tipologia di contratto rende necessaria una regolamentazione contrattuale: sostanzialmente, è rimessa alle parti la disciplina specifica dei rapporti tra committente e commissionaria, commissionaria e professionista sviluppatore, committente e professionista. Si viene infatti a creare una fattispecie negoziale complessa, in cui possono essere stipulati due contratti: a) contratto tra committente e commissionaria; b) contratto tra commissionaria e professionista sviluppatore. I due contratti, seppur distinti, sono tra loro collegati e sono necessari per disciplinare sia le caratteristiche volute e richieste dal committente e le responsabilità della software house (eventuali vizi del bene, non conformità all’uso pattuito, garanzie ecc.), sia le direttive impartite da quest’ultima al professionista e le responsabilità del professionista stesso.

La presenza di contratti scritti è essenziale, inoltre, per disciplinare gli aspetti relativi allo sfruttamento dell’opera: si può, infatti, ipotizzare la semplice licenza d’uso o la cessione integrale dei diritti sul software, ferma restando la disciplina sulla titolarità, la custodia e la consegna dei codici sorgente.

Le eventuali lacune di regolamentazione contrattuale tra le parti sono state colmate, dalla dottrina e dalla giurisprudenza, mediante l’assimilazione del contratto di sviluppo del software al contratto di appalto o al contratto di prestazione d’opera intellettuale, a seconda che il soggetto sviluppatore sia un’azienda, dotata di una propria autonomia organizzativa, o un professionista/artigiano che esegue le direttive della società incaricata. La riconducibilità al contratto di appalto o al contratto d’opera è rilevante ai fini dell’individuazione delle regole applicabili in materia di inadempimento e del regime di responsabilità.

Tuttavia, secondo un indirizzo giurisprudenziale, al fine di valutare la responsabilità da inadempimento integrale o parziale, ciò che rileva, al di là della qualificazione giuridica del contratto, è la distinzione tra obbligazione di mezzo e di risultato: «a prescindere dalla qualificazione negoziale dei rapporti contrattuali nell’ambito della categoria dei contratti atipici, o alternativamente nell’ambito del contratto di appalto o di un contratto misto di compravendita e di prestazioni d’opera ovvero del contratto d’opera con prestazione di materia e garanzia del risultato, in materia di obbligazioni di risultato sono da considerarsi tali quelle dirette a far conseguire, nello scambio delle prestazioni del sinallagma, utilità in rapporto di causalità necessaria con l’attività del debitore. Ciò determina importanti conseguenze sul piano della valutazione dell’effetto risolutorio, giacché il mancato conseguimento di tali risultati incide negativamente sul sinallagma negoziale» (Trib. Milano, Sez. Imprese, 22 maggio 2017: Cass. Cass., sez. II, 09/08/2013, n. 19131).

L’obbligazione di risultato, come dice la parola stessa, è quella che comporta la realizzazione esatta, secondo la diligenza professionale, del bene così come richiesto dal cliente finale. La società incaricata è quindi adempiente solo se consegna al committente il prodotto secondo le caratteristiche e le qualità richieste dal cliente.

L’obbligazione di mezzi si ritiene, invece, soddisfatta quando, a prescindere dal risultato raggiunto, la società incaricata svolge, con la diligenza professionale richiesta, tutta l’attività necessaria per soddisfare le esigenze del cliente.

Nella fattispecie descritta dal lettore, in cui il cliente finale richiede un prodotto specifico, sembra potersi trattare di obbligazione di risultato: realizzazione di un software dotato di determinate caratteristiche, da realizzare secondo le direttive della software house. Visto che il rapporto negoziale è instaurato tra committente e software house, è quest’ultima a dover rispondere di eventuali vizi dell’opera, salvo che gli stessi non siano imputabili allo sviluppatore finale che abbia operato con dolo o colpa grave.

In altri termini, nella fattispecie decritta, ove si pone, in sostanza, il problema legato ad un eventuale vizio di “qualità” del software, dal momento che il lavoratore autonomo si attiene alle direttive impartite dalla Software house, non potrebbe sussistere una sua personale responsabilità nei confronti del cliente finale.

La responsabilità del lavoratore autonomo nei confronti del cliente finale potrebbe essere solo tipo extra-contrattuale, per dolo o colpa grave nella realizzazione del prodotto. Il lavoratore autonomo ha, invece, nei confronti della software house, una responsabilità contrattuale diretta, con obbligo di realizzare la prestazione secondo le richieste della stessa e con la diligenza professionale necessaria.

Tale regime di responsabilità si ricava dai principi generali in materia contrattuale, ma si consiglia fortemente di inserire una clausola di manleva nel contratto stipulato con la software house, in cui sia espressamente prevista l’esclusione di responsabilità del lavoratore autonomo per vizi del prodotto o non conformità alle specifiche tecniche richieste dal cliente finale, se non per dolo o colpa grave, specificando anche che l’adempimento alle direttive della software house esclude qualsivoglia tipo di colpa e di responsabilità (sicché la software house non può in ogni caso rivalersi sul lettore in caso di azioni risarcitorie avviate dal cliente finale).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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