Assegno unico, promessa mantenuta a metà: cosa cambia

15 Maggio 2021 | Autore:
Assegno unico, promessa mantenuta a metà: cosa cambia

La prestazione vera e propria slitta dal 1° luglio al 2022. Ma nel frattempo ci sarà un «aiuto ponte» anche per autonomi e disoccupati.

Se n’era parlato così tanto che il suo arrivo, ormai, si dava per scontato. Le rassicurazioni non erano mancate nelle scorse settimane, anzi: quando il 30 marzo era stata approvata la legge delega in materia, tutti brindavano all’introduzione dell’assegno unico universale per le famiglie da quest’estate. Veniva presentato come la soluzione ideale per un’Italia sempre meno fertile, in piena crisi di natalità. Ora, pare che l’arrivo dei bambini nei nuclei in difficoltà economica possa aspettare altri sei mesi: tanto si dovrà attendere per avere il sussidio dopo che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha annunciato il rinvio dell’assegno unico al 2022. Colpa, guarda un po’, delle lungaggini burocratiche: si scopre adesso (un mese e mezzo dopo) che la legge delega è stata approvata troppo tardi, che i tempi per la definizione della misura sono molto stretti e che non è possibile partire nella data annunciata.

Cambia che nulla cambia, verrebbe da dire. O quasi. Perché l’assegno unico universale si rivela una promessa mantenuta a metà. Dal 1° luglio, non verrà erogato così come previsto ma ci sarà una sorta di fase sperimentale, che la politica chiama «aiuto ponte» e che il linguaggio comune definisce, invece, un periodo di prova. In pratica, dal 1° luglio, verrà erogata una prestazione più contenuta, sicuramente inferiore a quel massimo di 250 euro che tutti si aspettavano in base alla propria situazione reddituale: ben che vada, si arriverà a 100 euro al mese, con una maggiorazione del 20% dal terzo figlio in poi e in caso di figli disabili. La misura sperimentale spetterà anche ai lavoratori autonomi e ai disoccupati.

Da qui a gennaio 2022, dunque, cosa ci si deve aspettare? Da quel che ha spiegato la ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità, Elena Bonetti, l’assegno «ponte» che non cancellerà fino al 31 dicembre di quest’anno tutte le vecchie misure a sostegno delle famiglie con figli fino a 21 anni. Significa che, per ora, resteranno le detrazioni fiscali per i figli a carico, il bonus bebè e il premio alla nascita. Il nuovo assegno sostituirà solo gli attuali assegni per il nucleo familiare (gli Anf). A luglio, infatti, gli aventi diritto devono rinnovare la richiesta all’Inps per continuare a percepirli. Sarebbe quello il momento in cui subentrerebbe l’assegno ponte.

In sostanza: dal 1° luglio, questo assegno in versione ristretta spetterà ai lavoratori autonomi, ai liberi professionisti e ai disoccupati e rafforzerà le altre misure già esistenti per i lavoratori dipendenti, sostituendo solo gli assegni familiari.

Da gennaio 2022, invece (a questo punto, si spera), entrerà a regime l’assegno unico universale che doveva essere introdotto tra un mese e mezzo e che Draghi ha definito «lo strumento centrale e onnicomprensivo per il sostegno delle famiglie con figli, in sostituzione delle misure frammentarie fino ad oggi vigenti». Verrà riconosciuto – lo ricordiamo – dal settimo mese di gravidanza alle famiglie che hanno figli a carico fino ai 21 anni, con un importo più basso a partire dal diciottesimo anno di età. In questi ultimi tre anni, però (cioè dai 18 ai 21), il figlio deve essere:

  • iscritto all’università;
  • tirocinante;
  • iscritto ad un corso professionale;
  • coinvolto nel servizio civile;
  • lavoratore a basso reddito.

Trattandosi di uno strumento universale, non è escluso dall’assegno unico chi percepisce il reddito di cittadinanza.



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