Diritto e Fisco | Articoli

Come dimostrare di aver inviato una raccomandata?

16 Maggio 2021
Come dimostrare di aver inviato una raccomandata?

Bisogna conservare l’avviso di ricevimento perché fa fede la data di consegna e non quella di spedizione. 

La legge, molto spesso, ricollega determinati effetti giuridici all’invio di una comunicazione scritta. Si pensi alla disdetta di un contratto di affitto (da effettuare entro 6 mesi dal rinnovo), all’esercizio del diritto di recesso per un acquisto online (entro 14 giorni), alla denuncia dei vizi di fabbricazione di un prodotto difettoso (entro 60 giorni) e così via. 

In tutti questi casi, il mittente non può limitarsi a spedire una lettera qualsiasi, dovendo dare prova del ricevimento della stessa da parte del destinatario. Ragion per cui si adotta il sistema della raccomandata a.r., ossia con avviso di ricevimento. E qui sorge quasi sempre un problema non da poco: come dimostrare di aver inviato una raccomandata? Può sembrare una questione banale e scontata a prima vista, ma così non è, se è vero che è dovuta addirittura intervenire la Cassazione per spiegare questo aspetto [1].

Il punto focale è il seguente: molto spesso, ci si limita a conservare la ricevuta di spedizione della raccomandata con avviso di ricevimento come prova dell’esecuzione dell’adempimento. Ma tanto non basta. Non basta perché l’articolo 1334 del Codice civile (dedicato all’efficacia degli atti unilaterali, come appunto le dichiarazioni di recesso, le contestazioni di vizi e così via) stabilisce che ogni comunicazione produce effetto solo «dal momento in cui perviene a conoscenza della persona a cui è destinata». Cosa significa? Come dimostrare di aver inviato una raccomandata? È quanto spiegheremo qui di seguito.

La dimostrazione della raccomandata a.r.

Intanto, una raccomandata produce effetto solo in quanto sia stata ricevuta dal destinatario. E la prova del ricevimento spetta al mittente. Risultato: non basta conservare la “velina” con la ricevuta di spedizione, ma bisogna anche procurarsi la ricevuta di ritorno (o, come più propriamente andrebbe chiamata, l’«avviso di ricevimento»). Solo questa attestazione garantisce la piena prova della consegna e della ricezione dell’atto da parte del destinatario. Senza la ricevuta di ritorno, quindi, il mittente non può fornire la prova di aver adempiuto all’onere impostogli dalla legge e la comunicazione è priva di effetti. 

È decisiva quindi la copia della cartolina postale di ricevimento. Anche in tempi di transizione digitale, la vecchia raccomandata con ricevuta di ritorno conserva la sua importanza. Non è sufficiente neanche la semplice raccomandata se questa non è una «raccomandata a.r.».

La comunicazione produce effetti soltanto quando viene a conoscenza del destinatario o si può presumere che quest’ultimo ne sia venuto a conoscenza. E per la prova risulta fondamentale la copia della cartolina postale di ricevimento. Non c’è altro modo di dimostrarlo. Ad esempio, a nulla varrebbe un testimone in questo caso.

Peraltro, il portalettere di Poste Italiane è un pubblico ufficiale e la sua attestazione fa piena prova (pubblica fede). 

Conta la data di spedizione o di ricevimento?

Una volta stabilito che, per dimostrare di aver inviato una raccomandata, bisogna conservare la cartolina con l’avviso di ricevimento, vien da sé che la raccomandata in questione produce effetti solo dal momento della consegna al destinatario e non dalla spedizione. Così, tanto per fare un esempio, se bisogna inviare entro il 1° gennaio una lettera di recesso dal contratto di locazione, è necessario che, entro tale data, la controparte la riceva materialmente (e, se è assente, basta che il postino immetta l’avviso di giacenza nella buca delle lettere).

Quindi, non ci si può limitare a provare di aver spedito la lettera, a prescindere poi dal momento in cui questa è stata consegnata al destinatario. Come dire: i ritardi del servizio postale ricadono sul mittente ed è bene pertanto che questi ne tenga conto se vuol essere tempestivo nell’invio della propria comunicazione. 

Se il contratto prevede la raccomandata

Molto spesso, i contratti prevedono l’uso della raccomandata come mezzo per effettuare disdette, recessi e contestazioni. Pertanto, a meno di pattuizioni diverse, quando il contratto prevede che la comunicazione debba essere effettuata con raccomandata a.r., la lettera non produce effetti soltanto perché è stata spedita ma è necessaria la prova del ricevimento.

È vero che oggi esiste anche la Pec, la posta elettronica certificata, la cui caratteristica è quella di fare prova al pari di una raccomandata a.r. Ma se il contratto impone la raccomandata, bisognerà rispettare il volere delle parti.


note

[1] Cass. sent. n. 13145/21 del 14.05.2021.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube