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Tassazione vincite casinò estero

16 Maggio 2021
Tassazione vincite casinò estero

Vincite al gioco: tassazione in Italia e obbligo di indicazione nella dichiarazione dei redditi. 

Qual è la tassazione delle vincite al casinò estero? Di tanto si è occupata la Cassazione che, con una recente pronuncia [1], ha respinto le tesi avanzate dall’Agenzia delle Entrate dando invece ragione al contribuente. 

Un uomo aveva realizzato delle vincite in una casa di gioco estera, precisamente in Slovenia. La vincita riscossa era pari a 50.000 euro per il 2004, 600.000 euro per il 2005 e 86.000 euro per il 2006. Il giocatore però non aveva dichiarato tali redditi. Invece, secondo l’ufficio delle imposte, tali somme andavano dichiarate e quindi tassate in forza dell’articolo 67 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi in forza del quale «le vincite delle lotterie, dei concorsi a premio, dei giochi e delle scommesse organizzate per il pubblico e i premi derivanti da prove di abilità o della sorte» costituiscono “redditi diversi” da sottoporre a tassazione. 

Secondo la Suprema Corte non c’è tassazione delle vincite al gioco e al casinò estero. In pratica, il contribuente non deve riportare, nella propria dichiarazione dei redditi,  gli importi ricevuti dalla casa di gioco. Non ci sarà quindi alcuna tassazione e le somme sono da considerare «esenti». In parole più semplici: sulle vincite alle case di gioco in Italia e nei Paesi dell’UE non si pagano tasse. E questo per un articolato ragionamento che proveremo a spiegare qui di seguito.

La tesi del Fisco sulla tassazione delle vincite in Italia e all’estero

Nel ricorso in Cassazione, l’Agenzia delle Entrate ha sostenuto che i proventi del gioco d’azzardo realizzati in Italia ed erogati da case da gioco autorizzate non sono soggetti a ritenuta a titolo d’imposta, perché questa è compresa nell’imposta sugli spettacoli gravante sui gestori delle case da gioco. Mentre, nel caso di vincite realizzate all’estero, non operando l’articolo 30 del Dpr 600/1973 (non avendo lo Stato italiano potestà impositiva nei confronti dei gestori delle sale da gioco estere), è applicabile la disciplina generale di cui agli articoli 67 e 69 del Tuir; per cui tali vincite costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione. 

La soluzione della Cassazione sulla tassazione delle vincite al gioco

Per la Cassazione il ragionamento dedotto dal Fisco non è corretto. Al riguardo, si legge nell’ordinanza che «l’articolo 67 (“redditi diversi”) del Tuir (il testo unico imposte sui redditi) prevede che l’art. 69 (“premi, vincite e indennità”) dello stesso Tuir dispone: i premi e le vincite di cui alla lettera d) del comma l dell’art. 81 costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione; l’articolo 30 (“Ritenuta sui premi e sulle vincite“) del Dpr 600/1973, al comma I, prevede: i premi derivanti da operazioni a premio assegnati a soggetti per i quali gli stessi assumono rilevanza reddituale ai sensi dell’articolo 6 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, gli altri premi comunque diversi da quelli su titoli e le vincite derivanti dalla sorte, da giochi di abilità, quelli derivanti da concorsi a premio, da pronostici e da scommesse, corrisposti dallo Stato, da persone giuridiche pubbliche o private e dai soggetti indicati nel primo comma dell’articolo 23, sono soggetti a una ritenuta alla fonte a titolo di imposta, con facoltà di rivalsa, con esclusione dei casi in cui altre disposizioni già prevedano l’applicazione di ritenute alla fonte. Le ritenute alla fonte non si applicano se il valore complessivo dei premi derivanti da operazioni a premio attribuiti nel periodo d’imposta dal sostituto d’imposta al medesimo soggetto non supera l’importo di lire 50.000; se il detto valore è superiore al citato limite, lo stesso è assoggettato interamente a ritenuta. Le disposizioni del periodo precedente non si applicano con riferimento ai premi che concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente».

Come chiarito dalla Corte di Giustizia europea, gli articoli 52 e 56 TFUE devono essere interpretati nel senso che ostano alla normativa di uno Stato membro, la quale assoggetti all’imposta sul reddito le vincite da giochi d’azzardo realizzate in case da gioco situate in altri Stati membri ed esoneri, invece, dall’imposta redditi simili allorché provengono da case da gioco situate nel territorio nazionale di tale Stato. «Ciò in quanto – si legge nel documento – una normativa nazionale come quella in esame genera una restrizione discriminatoria della libera prestazione dei servizi, quale garantita dall’articolo 56 TFUE, nei confronti non soltanto dei prestatori ma anche dei destinatari di tali servizi, che, secondo quanto ritenuto dalla corte di Giustizia, occorre verificare se possa essere giustificata».

Qual è la tassazione delle vincite nelle case di gioco in Italia e all’estero?

Tiriamo le somme di quanto abbiamo detto sinora. Per le vincite realizzate in un casinò in Italia o in un Paese UE, dopo il 2014, la vincita non è da considerare reddito diverso. Esse quindi non devono essere riportate nella dichiarazione dei redditi e, quindi, non sono soggette a tassazione. Questo vale sia per i casinò italiani, sia per quelli che si trovano all’interno dell’Unione Europea.

La mancata tassazione delle vincite nei casinò tradizionali è dovuta al fatto che questi ultimi pagano la concessione allo Stato come sostituto d’imposta, ovvero una trattenuta che viene eseguita all’origine. Dunque, il vincitore intasca la vincita, senza doverla riportare nella dichiarazione dei redditi.


note

[1] Cass. sent. n. 13038/21.


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