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Separazione perché lei non cucina: c’è l’addebito?

15 Maggio 2021 | Autore:
Separazione perché lei non cucina: c’è l’addebito?

Il marito lamenta che la moglie non gli prepara da mangiare e non gli lava i panni: basta questo a giustificare la fine di un matrimonio?

C’è ancora chi la pensa così: lavare, stirare, far da mangiare, sistemare i letti, pulire la casa e fare la spesa (tra le altre cose) sono compiti che in una famiglia spettano alla donna (anche prima, durante e dopo un’eventuale giornata di lavoro). E se lei osa rifiutare uno di questi «doveri» e chiedere al marito di andare al supermercato o di preparare un’insalata (giusto per non complicargli la vita con un più sofisticato uovo sodo), c’è motivo più che sufficiente per mollarla e chiederle il mantenimento. Raccontata così, può sembrare una storia portata all’estremo. E, invece, è quello che si è trovato di fronte un giudice di Foggia, chiamato a decidere su una vicenda del genere e a rispondere a questa domanda: se il marito chiede la separazione perché lei non cucina, c’è l’addebito per la donna?

Non guasterebbe che il marito in questione desse un ripasso al Codice civile. Se non ce l’ha sottomano, forse può riascoltare nel video del suo matrimonio la parte in cui vengono letti gli articoli del Codice che parlano della parità tra i coniugi: stessi diritti, stessi doveri. Compreso quello di fare la spesa, tanto per dire.

Vediamo cosa dice in proposito la normativa e come ha risposto il giudice foggiano a proposito dell’addebito di separazione perché la moglie non cucina (e nemmeno lava i panni).

La parità tra i coniugi nel Codice civile

Sostanzialmente, sono quattro i doveri principali che i coniugi devono rispettare secondo la legge, ovvero:

  • la fedeltà;
  • l’assistenza morale e materiale;
  • la coabitazione;
  • la collaborazione verso i bisogni della famiglia.

Nel caso che ci occupa, relativo alla sentenza in commento, ci interessano proprio tutti e quattro, come vedremo tra poco.

Il dovere di fedeltà

Probabilmente, è il dovere al quale più spesso si viene meno ed è il motivo maggiore di separazione e divorzi: l’interferenza di una terza persona nel rapporto coniugale. Il Codice civile vieta il tradimento, anche la semplice scappatella, perfino il cosiddetto amore platonico che, pur prescindendo dal rapporto fisico, sposta l’interesse di uno dei coniugi verso un’altra persona trascurando moglie o marito. Che si tratti di un rapporto con un/una collega con cui ci si vede tutti i giorni oppure che sia un rapporto instaurato in chat con una persona sconosciuta.

Chi trasgredisce questo dovere in modo stabile si può veder addebitare la separazione e dovrà scordarsi di avere l’assegno di mantenimento, anche se ne ha bisogno.

Il dovere di assistenza morale e materiale

Per «assistenza morale» si intende l’obbligo stabilito dalla legge di capire il coniuge, sostenerlo e proteggerlo nei momenti di difficoltà. Vuol dire anche aiutarlo a mantenere viva la fiducia in sé stesso ed avere dei rapporti intimi: chi rifiuta il sesso, infatti, viola dal punto di vista legale il dovere di assistenza morale.

Per «assistenza materiale», invece, si intende l’obbligo di accompagnare il coniuge nella malattia o nella vecchiaia con cure e attenzioni e mantenerlo, in caso di separazione o divorzio, quando non abbia le risorse per vivere in maniera autonoma o non abbia le capacità di procurarsele con un lavoro. Significa anche contribuire alle spese per mandare avanti la famiglia, dal supermercato alle bollette, dalla scuola dei figli alle cure mediche.

Il dovere di coabitazione

Il matrimonio comporta anche l’obbligo di vivere sotto lo stesso tetto, a meno che ci siano dei gravi motivi che portano alla separazione (violenza fisica, ad esempio, oppure infedeltà coniugale). È un’eccezione anche il caso del marito o della moglie che durante la settimana lavora lontano da casa e rientra solo per il weekend.

L’abbandono ingiustificato del tetto coniugale comporta l’addebito della separazione.

Il dovere di collaborazione nell’interesse della famiglia

Questo vincolo non riguarda solo l’aspetto economico ma anche quello, diciamo così, pratico. Non c’è scritto da nessuna parte che le faccende domestiche spettino per forza alla moglie e che il marito debba pensare solo a lavorare fuori e a mantenere la famiglia. Queste sono, eventualmente, delle scelte fatte liberamente dai coniugi, se ritengono che così venga garantito l’equilibrio familiare. Guai, però, a pretendere che sia solo uno di loro a lavare piatti, panni e pavimenti, a far da mangiare, ad andare al supermercato, ad occuparsi della scuola e della salute dei figli, mentre l’altro, una volta tornato dal lavoro, abbia il diritto di sedersi a guardare la tv o a seguire i suoi hobby in attesa di essere servito e riverito.

Si può pretendere l’addebito della separazione perché lei non cucina?

Veniamo alla sentenza del tribunale di Foggia [1]. Secondo il giudice, chiedere al marito di fare la spesa al supermercato, di dare una mano in cucina o di fare una lavatrice non è un motivo sufficiente a giustificare una separazione, men che meno a pretendere l’addebito. Proprio per quello che abbiamo appena spiegato circa l’obbligo di collaborazione nell’interesse della famiglia.

Il tribunale pugliese ha reso ufficiale la fine del matrimonio, ma per motivi diversi da quelli allegati dal marito, non certo per le accuse rivolte alla moglie che, secondo lui, non voleva cucinare e nemmeno lavargli i panni, compito che, secondo lui, doveva essere svolto dalla madre. Ha perfino aggiunto di avere spesso «provveduto a fare la spesa» e di essere andato «a consumare la colazione a casa della madre».

Ciò non basta, però, secondo il giudice, ad «attribuire alla donna una tale trasgressione degli elementari doveri di collaborazione tale da giudicarla colpevole di un sostanziale abbandono del nucleo famigliare». Perché – aggiunge la sentenza – «non è previsto che su un coniuge siano addossati tutti i compiti di cura della casa e della prole, visto che entrambi i coniugi sono tenuti a svolgere le stesse mansioni, e ciò anche nell’ipotesi in cui uno solo di essi lavori, poiché non sarebbe ammissibile una situazione di sottomissione dell’altro partner a svolgere lavori di mera cura dell’ordine domestico, al quale sono peraltro tenuti anche i figli, nell’ottica di una educazione responsabile».

A peggiorare la posizione del marito, la versione data dalla moglie al giudice: lui aveva avuto una «stabile relazione extraconiugale» e non c’era più un feeling tra i due. La prima, si è concluso, come conseguenza della seconda e non viceversa. In pratica, «il logorio dell’unione matrimoniale era prodotto dal venir meno del feeling col coniuge» e, dunque, «non può stabilirsi una relazione causale tra la fine del loro rapporto e la relazione adulterina del marito». Ovvero, «i disaccordi tra moglie e marito abbiano minato le basi della famiglia e che la lamentata liaison dell’uomo con un’altra donna e l’abbandono del tetto coniugale da parte dell’uomo ne siano stati una mera conseguenza, a prescindere dal tentativo della donna di tenere unita la famiglia».


note

[1] Trib. Foggia, sent. n. 1092/2021 del 05.05.2021.

Autore immagine: canva.com/


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