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Quali diritti le coppie di fatto non hanno rispetto a quelle sposate?

8 Aprile 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Aprile 2014



I conviventi non hanno gli stessi diritti delle coppie sposate, ma alcuna lacune possono essere superate grazie ai contratti di convivenza.

In Italia le coppie di fatto, pur essendo in continuo aumento, hanno meno diritti rispetto alle coppie sposate. Ciò è dovuto alle lacune della legge che non estende determinate tutele anche alle famiglie di fatto, nonostante in queste ultime possano verificarsi le stesse situazioni patologiche di una famiglia tradizionale fondata sul matrimonio (cessazione del rapporto tra i coniugi, mantenimento dei figli, successione ereditaria ecc.).

Vediamo quali sono i diritti negati alle coppie di fatto e quelli riconosciuti.

Doveri coniugali

La convivenza non fa sorgere diritti e doveri coniugali come il matrimonio, che è negozio formale e solenne produttivo di determinati effetti tutti connessi al vincolo che si crea tra marito e moglie.

Di conseguenza i conviventi possono ben decidere di comportarsi come coniugi rispettando i doveri coniugali di fedeltà, assistenza e collaborazione, ma non essendo questi obblighi nascenti da matrimonio, la loro violazione non produce alcun effetto sul piano giuridico.

In altri termini non è possibile agire contro il convivente perché questi è stato infedele e ha così provocato un danno oppure perché non ha rispettato gli obblighi di assistenza economica nonostante la situazione di difficoltà del partner.

È in ogni caso sanzionata, indipendentemente dal matrimonio, una condotta del partner che viola i doveri familiari sconfinando nell’illecito penale. Per esempio, la giurisprudenza più recente ha ritenuto sussistente il reato di maltrattamenti in famiglia anche nell’ipotesi in cui la vittima dei maltrattamenti sia convivente e non coniuge.

Separazione e assegno di mantenimento

La legge prevede il diritto all’assegno di mantenimento del coniuge dopo la separazione, ma non del convivente e ciò a prescindere dalla durata della relazione.

Ciò vuol dire che se una coppia ha convissuto per decine di anni non può comunque essere equiparata alla coppia fondata sul matrimonio, con la conseguenza che non si applicano le disposizioni di legge in tema di obblighi di mantenimento.

È comunque fatta salva la facoltà della coppia di stipulare degli accordi in cui si prevede il diritto al mantenimento in caso di rottura del rapporto.

Alcune tutele sono riconosciute alle coppie di fatto con riguardo all’affidamento dei figli. L’equiparazione definitiva tra figli naturali e figli legittimi permette ai genitori non sposati di ricorrere al Tribunale ordinario (così come per i genitori sposati) per ottenere dei provvedimenti giudiziali sull’affidamento dei minori.

Eredità

Il convivente, a differenza del coniuge, non è un erede legittimo; pertanto egli non gode di alcun diritto ereditario a meno che quest’ultimo non sia stato espressamente riconosciuto dal partner tramite testamento.

Inoltre, il convivente superstite (a differenza del coniuge) non ha diritto alla pensione di reversibilità del coniuge defunto.

È stato però riconosciuto nel caso di incidente stradale mortale, il diritto del convivente (come del coniuge) di ottenere il risarcimento del danno da perdita parentale.

Inoltre, la casa di convivenza della coppia, in caso di morte di uno dei partner resta all’altro se era di proprietà del defunto e questi ha espressamente riconosciuto i diritti ereditari tramite testamento. Il testamento può riconoscere anche il solo diritto di abitazione della casa che succede in proprietà agli eredi legittimari.

Se invece la casa era in affitto, il convivente ha diritto di subentrare nel contratto di locazione.

Fondo patrimoniale e trust

Per la legge solo la famiglia fondata sul matrimonio e non anche quella di fatto può costituire un fondo patrimoniale, cioè vincolare dei beni ai bisogni familiari e sottrarli alle pretese di altri creditori.

E’ sempre permesso ai conviventi di stipulare degli accordi istitutivi di un fondo destinato alla famiglia ma quest’ultimo non avrà mai lo stesso effetto del fondo patrimoniale, in quanto non potendo essere trascritto a margine dell’atto di matrimonio, non sarà opponibile ai creditori che vorranno soddisfarsi sui beni del fondo stesso.

La coppia convivente può tuttavia ricorrere ad un altro strumento, il cosiddetto trust: quest’ultimo, a differenza del fondo patrimoniale, può essere costituito anche in assenza di matrimonio e può funzionare come una sorta di regolamentazione dei beni della coppia. Esso, più precisamente, potrebbe sopperire all’assenza di un regime di comunione legale dei beni (che si applica invece in caso di matrimonio).

Diritti in ambito sanitario

Il convivente, a differenza del coniuge, non ha diritto di accesso alla cartella clinica del partner in caso di ricovero ospedaliero, a meno che non sia stato autorizzato con scrittura privata.

Inoltre se il convivente deve effettuare un intervento medico necessario e urgente, l’altro non può autorizzarlo, non essendo parente.

Contratto di convivenza

Molte lacune della legge possono essere superate grazie alla stipulazione dei contratti di convivenza, almeno per quanto riguarda gli aspetti patrimoniali della famigli di fatto.

Grazie a tali contratti è infatti possibile stabilire il regime patrimoniale dei beni in comunione, l’uso dell’abitazione, il mantenimento dei figli e le conseguenze patrimoniali in caso di rottura del rapporto di convivenza.

Attenzione: il contratto di convivenza non può però regolare i diritti successori in quanto per legge tali diritti devono essere necessariamente stabiliti con testamento.

note

Autore immagine: 123rf.com


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