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Si può essere indagati senza saperlo?

30 Agosto 2021 | Autore:
Si può essere indagati senza saperlo?

Indagini preliminari: quando cominciano? C’è il segreto sulle investigazioni della polizia? Come sapere se si è sospettati di aver commesso un reato?

In Italia, la difesa in ogni grado e stato del procedimento è un diritto sancito direttamente dalla Costituzione. Soprattutto in ambito penale, la persona accusata di aver commesso un reato deve necessariamente essere assistita da un difensore, tant’è che, se non ne nomina uno di fiducia, gliene viene assegnato direttamente uno d’ufficio dall’autorità giudiziaria. Quanto appena detto farebbe pensare che una persona sospettata per un crimine è messa a conoscenza sin da subito delle investigazioni in corso; invece non è così, o almeno non lo è sempre. Si può essere indagati senza saperlo?

Come vedremo, la legge dice che l’indagato deve essere messo a conoscenza di tale sua qualità solamente nel caso in cui occorra compiere alcuni atti d’indagine che necessitano della presenza dell’avvocato. In caso contrario, se le investigazioni possono prescindere dal compiere un atto invasivo della libertà dell’indagato (ad esempio, da una perquisizione), oppure se non si deve procedere con alcuna misura cautelare (come gli arresti domiciliari), allora il soggetto sospettato potrebbe anche non avere conoscenza delle indagini se non al loro termine. Quando si può essere indagati senza saperlo? Scopriamolo insieme.

Indagini preliminari: cosa sono?

La prima fase di ogni procedimento penale è quella delle indagini preliminari. Le indagini preliminari cominciano nel momento in cui la notizia di reato giunge in Procura e il nominativo del soggetto sospettato del crimine viene iscritto all’interno del registro delle notizie di reato.

Da questo momento, si apre ufficialmente la fase delle indagini preliminari, guidata dal magistrato del pubblico ministero a cui le investigazioni sono affidate.

Indagini: sono segrete?

Per legge, le indagini preliminari sono segrete. Per la precisione, gli atti d’indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari [1].

Ciò significa non solo che è vietata la pubblicazione, anche parziale, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti d’indagine compiuti [2], ma che è altresì vietato darne conoscenza all’indagato stesso.

In altre parole, fintantoché le investigazioni non saranno terminate, né l’indagato né il suo difensore potranno accedere agli atti, salvo i casi in cui tale anticipazione sia eccezionalmente possibile (ad esempio, quando si propone ricorso al tribunale del riesame per ottenere la revoca di una misura cautelare).

Si può essere indagati e non saperlo?

Si può essere indagati senza saperlo? Assolutamente sì. Come visto, non c’è l’obbligo di informare la persona sottoposta a indagini preliminari, se non nei casi che vedremo nei prossimi paragrafi.

In linea di massima, dunque, se non c’è bisogno della partecipazione dell’indagato, le autorità possono procedere col massimo riserbo, senza comunicare nulla al diretto interessato, il quale quindi non potrà neanche nominare un avvocato.

Come sapere se si è indagati?

Giunto a questo punto, probabilmente ti starai chiedendo come sapere se sono indagato, visto che la Procura non è tenuta (se non nei casi che vedremo) a comunicare nulla.

Ebbene, chi ha sentore di essere sotto la lente delle autorità può recarsi in Procura e depositare un’istanza (cosiddetta istanza ex art. 335 Codice procedura penale) con la quale si chiede di avere conoscenza delle eventuali iscrizioni a proprio carico nel registro delle notizia di reato [3]. In questo modo, si potrà sapere, autonomamente oppure delegando un avvocato, se si è indagati e per quale reato.

Questa richiesta non consente di avere accesso al fascicolo delle indagini, ma soltanto di sapere se si è indagati o meno. Anche l’avvocato eventualmente nominato non potrà accedere agli atti, i quali rimarranno segreti fino al termine delle investigazioni, per la precisione fino a quando l’indagato non riceverà l’avviso di conclusione delle indagini.

Avviso di garanzia: cos’è e a cosa serve?

Come più volte ribadito, ci sono casi in cui la Procura deve comunicare all’indagato che sono in corso delle investigazioni che lo riguardano. Quando ciò avviene, la Procura notifica all’indagato il famoso avviso (o informazione) di garanzia.

Per legge, l’avviso di garanzia va comunicato soltanto quando le autorità devono procedere a compiere un atto d’indagine per il quale è prevista obbligatoriamente l’assistenza di un avvocato: è il caso, ad esempio, di una perquisizione oppure dell’interrogatorio.

Nell’avviso di garanzia, l’indagato troverà indicate anche le norme di legge che si ritengono violate, la data e il luogo del fatto, nonché l’invito a nominare un difensore di fiducia [4].

Insomma: con l’informazione di garanzia la Procura esce allo scoperto e comunica al diretto interessato che ci sono delle indagini in corso. Ciò non comporta, però, il diritto a prendere visione del fascicolo contenente tutte le investigazioni compiute; per tale operazione vale quanto detto in precedenza: gli atti d’indagine sono coperti dal segreto fino a che la fase investigativa non giunge a termine.


Non c’è l’obbligo di informare la persona sottoposta a indagini preliminari, se non nei casi in cui bisogna compiere un atto d’indagine per cui la legge prevede la necessaria assistenza dell’avvocato.

note

[1] Art. 329 cod. proc. pen.

[2] Art. 114 cod. proc. pen.

[3] Art. 335 cod. proc. pen.

[4] Art. 369 cod. proc. pen.

Autore immagine: canva.com/


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