Diritto e Fisco | Articoli

Smart working: le regole definitive

30 Agosto 2021 | Autore:
Smart working: le regole definitive

La stabilizzazione del lavoro agile dopo l’emergenza comporta il ritorno a quanto stabilito dalla legge. Ecco le norme principali da rispettare.

L’espressione (per quanto impropria) «smart working» si è diffusa nel lessico del lavoro con l’emergenza Covid, ma è destinata a restare a lungo. Il lavoro agile, proprio grazie all’esperienza vissuta durante la pandemia, diventerà un nuovo modo di concepire l’organizzazione aziendale, non solo nel settore privato ma anche nel settore pubblico. Significa che occorre una nuova normativa in grado di mettere dei vincoli ben precisi su entrambi i fronti, cioè sul comportamento del lavoratore e sulle pretese del datore. Sullo smart working, le regole definitive sono state scritte di recente.

Non saranno le ultime, certo: è più che probabile il consolidamento di questo sistema di lavoro richieda ulteriori aggiustamenti. Ma dopo le prime misure provvisorie adottate durante il coronavirus, alcune regole definitive sullo smart working sono state già fissate e pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Vediamo di che si tratta.

Smart working: l’accordo individuale

Uno degli aspetti su cui c’era bisogno di certezze in materia di smart working era quello legato delle condizioni in cui deve operare il lavoratore che svolge la sua attività da remoto.

Esiste una legge che disciplina questo aspetto e che riguarda gli accordi individuali tra azienda e dipendente [1]. In sostanza, regole particolari per situazioni particolari, che non saranno uguali per tutti. Questa legge, approvata nel 2017, è servita come base normativa per lo sviluppo futuro del lavoro agile. Stabilisce che tale modalità di lavoro viene effettuata «mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro», ma comunque «entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva».

In altre parole: lo smart working resta vincolato ad un accordo individuale tra il datore e il lavoratore, il quale deve rispettare il monte ore previsto dal suo orario, pur non essendo tenuto a cominciare e a finire sempre alla stessa ora.

Smart working: il diritto alla disconnessione

L’altro tasto dolente dello smart working è quello che riguarda il diritto alla disconnessione. Molti datori di lavoro sono convinti che chi opera a distanza debba essere disponibile a qualsiasi ora della giornata. Così come molti lavoratori pensano che sia legittimo essere operativi quando fa comodo, a seconda dei loro impegni domestici.

La ragione, come in tutte le cose, si trova a metà strada. Ma per evitare malintesi o interpretazioni di comodo da entrambe le parti, la legge disciplina anche questo aspetto. E tra le regole definitive dello smart working viene riconosciuto al lavoratore «il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati. L’esercizio del diritto alla disconnessione, necessario per tutelare i tempi di riposo e la salute del lavoratore, non può avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi».

Riassumendo in un solo concetto quanto visto fin qui: il lavoratore che opera a distanza ha l’obbligo di rispettare il suo orario di lavoro giornaliero e settimanale ma ha anche il diritto di spegnere computer e cellulare una volta completata la sua giornata lavorativa, a meno che l’accordo individuale con l’azienda preveda un margine più o meno ampio di reperibilità.

Sul diritto alla disconnessione, però, si attendono ulteriori regole da parte della Commissione europea. Così è stato chiesto dal Parlamento di Strasburgo in una risoluzione di inizio 2021, allo scopo di «migliorare le condizioni di lavoro di tutti i lavoratori stabilendo condizioni minime per il diritto alla disconnessione». Significa che tutti gli Stati dell’Unione europea dovranno riconoscere tale diritto per tutti i lavoratori in modalità di smart working a qualunque settore appartengano.

Smart working: esiste il diritto di recesso?

Con il ritorno alla legge che disciplina lo smart working, una volta superata la fase emergenziale durante la quale era stata adottata la modalità semplificata, subentra un’altra regola definitiva nell’ambito del lavoro agile ed è quella che contempla la possibilità per il dipendente di abbandonare questa modalità operativa e, sostanzialmente, di tornare in ufficio in maniera stabile.

Secondo la legge, l’accordo stipulato tra azienda e lavoratore in merito allo smart working può essere a tempo determinato o indeterminato. In quest’ultimo caso, c’è il diritto di recesso purché ci sia un preavviso di almeno 30 giorni.

Se il lavoro agile coinvolge delle persone con disabilità, il termine di preavviso del recesso da parte del datore di lavoro non può essere inferiore a 90 giorni, al fine di consentire un’adeguata riorganizzazione dei percorsi di lavoro rispetto alle esigenze di vita e di cura del dipendente. Se c’è un giustificato motivo, sia l’azienda sia il lavoratore possono recedere prima della scadenza del termine dell’accordo a tempo determinato o senza preavviso in caso di accordo a tempo indeterminato.

Smart working: la retribuzione

Un’altra delle regole definitive sullo smart working da tenere sempre in considerazione è quella attinente alla retribuzione. In pratica, il dipendente in modalità di lavoro agile ha diritto allo stesso trattamento economico e normativo applicato a chi opera esclusivamente all’interno dell’azienda.


note

[1] Legge n. 81/2017.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube