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Spese mediche: quando pagare in contanti?

30 Agosto 2021 | Autore:
Spese mediche: quando pagare in contanti?

I casi in cui non sono obbligatori moneta elettronica, assegni o bonifici per avere la detrazione fiscale del 19%. Attenzione al limite sul cash.

Lo Stato spinge sempre di più, con le buone e con le meno buone, verso l’utilizzo degli strumenti tracciabili per effettuare qualsiasi tipo di pagamento, dal caffè al pranzo al ristorante, dalla spesa dal fruttivendolo all’acquisto di capi di abbigliamento, oggetti tecnologici e via dicendo. Da una parte ci sono incentivi come il cashback per stimolare l’uso di carta di credito o Bancomat, dall’altra c’è il divieto di utilizzare i contanti per beneficiare delle detrazioni fiscali o per effettuare dei pagamenti oltre una determinata soglia. Ci sono, però, delle spese sulle quali lo Stato ha voluto lasciare maggiore libertà di azione, senza penalizzare chi non utilizza la moneta elettronica. Si tratta, in particolare, delle spese mediche: quando pagare in contanti quando si va in farmacia o a fare una visita specialistica?

Come noto, sulle spese mediche, è possibile beneficiare di una detrazione fiscale del 19% quando si supera la franchigia di 129,11 euro annui. E se la normativa più recente impone che per avere qualsiasi tipo di detrazione nella dichiarazione dei redditi occorre fare i pagamenti con strumenti tracciabili (moneta elettronica ma anche bonifico bancario o postale o assegni), le spese mediche rappresentano la classica eccezione che conferma la regola: si può avere la detrazione anche se si pagano in contanti. Ma non sempre: vediamo quando.

Spese mediche: quali sono detraibili?

Come detto, quando nell’arco dell’anno d’imposta le spese mediche superano la franchigia di 129,11 euro è possibile beneficiare della detrazione fiscale del 19% attraverso la dichiarazione dei redditi. Significa recuperare quasi un quinto di quello che è stato speso per l’acquisto di medicinali in farmacia o per visite ed esami in un ambulatorio o in ospedale.

In particolare, è possibile portare in detrazione la spesa sostenuta per:

  • acquisto di medicinali da banco e/o con ricetta medica (anche omeopatici);
  • acquisto o affitto di protesi sanitarie;
  • prestazioni chirurgiche;
  • analisi, indagini strumentali, ricerche e applicazioni;
  • prestazioni specialistiche pubbliche o private;
  • prestazioni rese da un medico generico;
  • ricoveri collegati a una operazione chirurgica o a degenze;
  • ricoveri di anziani in Rsa, ma solo per le spese mediche che devono essere separatamente indicate nella documentazione rilasciata dall’Istituto, non per la retta del ricovero stesso (vitto e alloggio);
  • acquisto o affitto di dispositivi medici contrassegnati dalla marcatura CE;
  • trapianto di organi.

Spese mediche: si possono pagare in contanti?

Abbiamo detto poco fa che, come regola generale, per beneficiare della detrazione fiscale del 19% occorre fare gli acquisti di beni o servizi con strumenti di pagamento tracciabili, come la moneta elettronica, il bonifico o l’assegno.

Lo Stato ha voluto fare un’eccezione con alcuni tipi di spese mediche per venire incontro a quella fascia di popolazione che fruisce in modo più massiccio delle prestazioni sanitarie, ovvero gli utenti più anziani, poco abituati all’uso di questi sistemi di pagamento. Hanno maggiore dimestichezza con i contanti ed è stato ritenuto che non fosse il caso di complicare le cose.

Tuttavia, la legge pone dei paletti e stabilisce quando pagare in contanti le spese mediche e quando è obbligatorio utilizzare carta di credito o Bancomat per beneficiare della detrazione fiscale.

È possibile detrarre sempre le spese mediche pagando in contanti l’acquisto di medicinali e di dispostivi medici (come detto, se si supera la franchigia annua di 129,11 euro).

Per le altre prestazioni sanitarie occorre fare un distinguo. Si possono pagare in contanti quelle rese da strutture pubbliche e da quelle private accreditate dal Servizio sanitario nazionale. In pratica, tutte quelle per cui normalmente si paga il ticket all’accettazione dell’ospedale, del laboratorio analisi, della clinica convenzionata.

Tutte quelle erogate da strutture non convenzionate o da medici privati devono essere pagate con moneta elettronica, bonifico o assegno per renderle detraibili. Si parla, ad esempio, dell’oculista privato, del dentista che non opera nel Servizio sanitario nazionale, dell’otorino da cui si va privatamente per sapere se è il caso di mettere l’apparecchio acustico, ecc.

In sintesi, si possono pagare in contanti le spese relative a:

  • farmaci;
  • dispositivi medici come protesi, occhiali, ecc.;
  • visite mediche ed esami in strutture pubbliche;
  • visite mediche ed esami in strutture private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale.

Attenzione, però: anche quando la spesa medica si effettua in contanti senza perdere il diritto alla detrazione fiscale, è vietato superare la soglia dei pagamenti cash stabilita dalla legge. Limite fissato dal 1° gennaio 2022 in 999,99 euro (1.999,99 euro fino al giorno prima). Significa che se, ad esempio, un paziente deve acquistare dal 2022 un paio di occhiali particolarmente costosi il cui importo supera i mille euro, sarà costretto a pagarli con strumenti tracciabili.

Di conseguenza, non è possibile pagare in contanti:

  • le visite mediche e le analisi strumentali o di laboratorio effettuate in una struttura privata non convenzionata con il Servizio sanitario nazionale;
  • il ricovero o l’intervento chirurgico presso una struttura privata non convenzionata;
  • l’acquisto di dispositivi che superano la soglia massima prevista per i pagamenti in contanti.


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