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Medico non avvisa dei rischi di un intervento: cosa fare?

18 Maggio 2021 | Autore:
Medico non avvisa dei rischi di un intervento: cosa fare?

I diritti del paziente al consenso informato prima dell’operazione: quali rimedi se le conseguenze negative non erano state spiegate ma si sono poi verificate.

Ti sei sottoposto ad un’operazione chirurgica che non ha dato l’esito sperato e hai riportato un grave danno alla salute. Prima di operarti, il medico non ti aveva informato di queste possibili conseguenze. Cosa fare se il medico non avvisa dei rischi di un intervento? Puoi certamente instaurare una causa per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla responsabilità professionale del medico e della struttura in cui opera, ma prima di tutto occorre stabilire quale dovere di informazione aveva il medico nei tuoi confronti.

La legge prevede che il paziente debba prestare un consenso informato prima di decidere di sottoporsi alle terapie proposte, salvi i casi di assoluta urgenza. Questo presuppone un’indagine per capire se il medico ti aveva rappresentato i pericoli insiti nell’operazione e le possibili conseguenze dannose.

In questo articolo, vedremo cosa fare quando il medico non avvisa dei rischi di un intervento, esponendoti alcune pronunce della Cassazione che hanno stabilito cosa deve provare il paziente in questi casi. Non è una questione burocratica che si risolve nella firma di un modulo prestampato, ma un accertamento più complesso che richiede alcune precise condizioni per dimostrare che c’è stata una carenza informativa.

Il consenso informato 

Il consenso informato è il perno del rapporto tra medico e paziente, che deve essere improntato al dialogo e non alla sottomissione. Il paziente ha diritto di sapere a cosa va incontro se accetta la soluzione proposta dal medico. Dunque, il sanitario deve dare un’informazione chiara e completa sulle patologie riscontrate e sulle conseguenze dei rimedi proposte per curarle. 

A fronte di queste informazioni, il paziente potrà esprimere un consenso «libero e consapevole» [1], così accettando le terapie che gli vengono proposte, come un intervento chirurgico. Ma per poter decidere egli deve aver ricevuto tutte le informazioni necessarie sui rischi del trattamento ed anche sulle possibili alternative praticabili. Solo nei casi di assoluta urgenza e di paziente incosciente il medico può prescindere dal consenso informato ed agire autonomamente di sua iniziativa. 

Il consenso informato deve essere rilasciato per iscritto, altrimenti non si potrebbe fornire la prova della sua esistenza e del suo contenuto. Inoltre, deve essere specifico, cioè personalizzato alla situazione concreta del paziente e non ad una generalità di casi ipotetici. Infine, le informazioni fornite per ottenere il consenso devono essere complete, comprensibili e dettagliate in modo da far comprendere i rischi e le possibili conseguenze negative dell’intervento. Per ulteriori precisazioni leggi “Consenso informato medico: come deve essere“.

Il medico non informa il paziente dei rischi: quali danni? 

Può accadere che le cose non vadano come si era previsto e sperato e che l’intervento provochi dei danni permanenti alla salute. Se il paziente fosse stato correttamente informato dei rischi, avrebbe deciso di operarsi lo stesso? Oppure avrebbe fatto una diversa scelta, evitando l’intervento? Secondo la Corte di Cassazione [2], è questa la domanda da porsi per inquadrare correttamente i casi di colpa medica per mancanza del consenso informato. 

La Suprema Corte [3] evidenzia che la violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni:

  • un danno alla salute, quando è «ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava il relativo onere probatorio, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti»; 
  • un danno da lesione dell’autodeterminazione «quando, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale o non patrimoniale (ed, in quest’ultimo caso, di apprezzabile gravità), diverso dalla lesione del diritto alla salute». 

Dunque, in caso di violazione del dovere di acquisire il consenso informato prima di procedere all’operazione, il medico è responsabile se ha commesso una negligenza professionale dalla quale è derivato un danno alla salute. Ma potrà essere chiamato a rispondere anche dei danni ulteriori e diversi, sia patrimoniali sia non patrimoniali, provocati al paziente per effetto della privazione del suo diritto di scelta libera e consapevole.

In sintesi, senza consenso informato al paziente spetta sempre il risarcimento per la violazione del suo diritto di informazione, mentre il danno alla salute riportato a seguito dell’intervento eseguito senza consenso informato diventa risarcibile quando si configura anche una responsabilità medica.

Cosa deve provare il paziente che non ha dato il consenso informato? 

Con una nuova pronuncia la Corte di Cassazione [4] ha sottolineato che il medico deve risarcire il danno alla salute anche quando l’intervento è stato eseguito correttamente, ma solo se il paziente dimostra che «se compiutamente informato, avrebbe verosimilmente rifiutato l’intervento». 

Questa prova è a carico del paziente, ma può essere fornita anche attraverso presunzioni, dalle quali si dovrà evincere che, se fosse stato avvisato dal medico delle possibili complicanze, non si sarebbe sottoposto all’operazione. 

In concreto, sin dal momento della proposizione della domanda di risarcimento, il paziente dovrà affermare che se avesse ricevuto un’adeguata informazione sui rischi ai quali andava incontro, non si sarebbe operato e avrebbe compiuto una diversa scelta. Così, in definitiva, tocca al paziente dimostrare, nella causa instaurata per ottenere il risarcimento del danno, che non avrebbe accettato di operarsi se avesse saputo delle possibili complicazioni. 


note

[1] Legge n. 219/2017.

[2] Cass. sent. n. 7284/2018.

[3] Cass. n. 11950/2013 e n. 28985/2019.

[4] Cass. ord. n. 12593 del 12.05.2021.


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