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Licenziamento: quando opera la tutela reale?

29 Maggio 2021
Licenziamento: quando opera la tutela reale?

In caso di illegittimità del licenziamento, in quanto irrogato al lavoratore in assenza totale di giusta causa, ma solamente per motivi legati all’animosità vendicativa del diretto superiore (ovvero per motivo illecito determinante), è possibile applicare la tutela reale prevista dalla legge?

Da quanto si legge, ad avviso di chi scrive, poteva essere richiesta tale tutela reale.

Secondo il richiamato articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il giudice, in caso di licenziamento illegittimo, può condannare il datore di lavoro:

  • al risarcimento del danno subito dal licenziamento nullo, quantificandolo in un’indennità commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione (minimo di cinque mensilità);
  • al pagamento, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, di un’indennità pari a quindici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, la cui richiesta comporta la risoluzione del rapporto di lavoro.

Quest’ultima richiesta deve essere effettuata entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza, o dall’invito del datore di lavoro a riprendere servizio, se anteriore alla predetta comunicazione.

Tra la richiesta di pagamento delle 15 mensilità, di cui al quinto comma dell’art. 18 della legge n. 300 del 1970, in sostituzione della reintegra originariamente richiesta dal lavoratore, e quella al risarcimento del danno nella misura della retribuzione globale di fatto dovuta dal giorno del licenziamento non esiste incompatibilità. Il fatto che si tratti di due condanne risarcitorie basate su titoli autonomi lo si ricava proprio dalla lettura del quarto e del quinto comma dell’art. 18 della legge n. 300 del 1970; infatti, il diritto al risarcimento del danno previsto dal quarto comma del citato art. 18, cioè quello conseguente al licenziamento dichiarato invalido o inefficace, decorrente dal licenziamento all’effettiva reintegra, è fatto espressamente salvo dal successivo quinto comma che contempla la facoltà per il lavoratore di chiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto (Cassazione civile, sez. lav., 09/11/2015, n. 22823).

La facoltà riconosciuta al lavoratore di richiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, l’indennità sostitutiva pari a quindici mensilità di retribuzione, ai sensi dell’art. 18 l. 20 maggio 1970 n. 300 (come modificato dall’art. 1 l. 11 maggio 1990 n. 108) si attualizza soltanto a seguito della sentenza che accerta l’illegittimità del licenziamento.

Analizzando la questione del numero di dipendenti, sappiamo che a seconda del superamento o meno della soglia di 15 dipendenti, avremmo una tutela più o meno forte (tutela reale o obbligatoria).

Le quindici mensilità si applicano alle aziende più grosse, dove si supera il numero di quindici dipendenti; tuttavia, esistono delle eccezioni a tale regola e riguardano i casi di licenziamento nullo per determinate ipotesi, tra le quali rientra il motivo ritorsivo, come sembra essere nel Suo caso.

Per accordare tale tutela reale occorrerà che l’intento ritorsivo datoriale abbia avuto efficacia determinativa esclusiva della volontà di recedere dal rapporto di lavoro, dovendosi escludere la necessità di procedere ad un giudizio di comparazione fra le diverse ragioni causative del recesso, ossia quelle riconducibili ad una ritorsione e quelle connesse, oggettivamente, ad altri fattori idonei a giustificare il licenziamento (Corte appello Milano, sez. lav., 22/06/2020, n. 457).

Diversamente, in caso di presenza di altre concause, si applicherà la tutela obbligatoria, con il conseguente riconoscimento di un numero inferiore di mensilità, a titolo di indennizzo.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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