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Bitcoin: come sono regolamentati in Italia?

7 Maggio 2021
Bitcoin: come sono regolamentati in Italia?

Comparazione delle criptovalute e delle valute estere: perplessità.

Uno dei temi al centro dell’attuale dibattito, che interessa piccoli e grandi investitori, è quello delle criptovalute. Attorno al 2017, molti hanno deciso di comprare Bitcoin (una criptovaluta e un sistema di pagamento ideato nel 2009 da un inventore anonimo noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto), mentre in passato questo settore era legato a una nicchia ristretta di investitori esperti o appassionati di informatica e di finanza.

Un interesse che ha colto di sorpresa i governi e le istituzioni nazionali e internazionali. Nei mesi scorsi, numerosi governi hanno lasciato intendere che avrebbero provato a regolamentare un mercato che, per molti anni, ha vissuto in una sua bolla, disciplinato da leggi di difficile comprensione e interpretazione. Un proposito annunciato sebbene il valore delle criptovalute, compreso il Bitcoin, sia crollato per poi riprendersi e precipitare nuovamente, probabilmente a causa della recessione economica dovuta al Covid-19.

Per quanto riguarda l’Italia, è successo quel che si temeva: si è creata tanta confusione, specialmente per quanto riguarda la tassazione. L’Agenzia delle Entrate ha provato a dare il suo contributo con la Risoluzione 72, diffusa pubblicamente 5 anni fa.

In sintesi, questa risoluzione equipara le criptovalute a una valuta estera, ma si tratta di una semplice risposta alla richiesta di un chiarimento che non ha alcun valore ufficiale e legale.

Inoltre, secondo molti studiosi ed esperti del settore, mettere sulla stessa bilancia le criptovalute con le valute estere può avere un senso, ma può portare alcuni problemi. Vediamoli insieme.

Comparazione criptovalute e valute estere: quali possono essere le criticità?

Il primo problema della comparazione delle criptovalute e delle valute estere è legato al fatto che una valuta tradizionale (come il franco svizzero) può essere utilizzata immediatamente; prima di poter utilizzare i Bitcoin, invece, bisognerà trovare qualcuno disposto ad accettarli.

Un altro problema è legato al valore effettivo: avere una cifra a disposizione in dollari o in franchi svizzeri significa essere certi che, dopo qualche mese, il valore sarà pressoché uguale. Non si può dire la stessa cosa di una criptovaluta che, per sua natura, è «oscillante» nel bene e nel male.

Inoltre, bisogna soffermarsi su un altro aspetto: per chi vuole investire privatamente in Bitcoin, possedere valute straniere o criptovalute non comporta una tassazione della plusvalenza perché non si tratta di un’operazione che produce reddito.

Tuttavia, esiste un’eccezione: la legge prevede che se una persona possiede per una settimana una valuta straniera equivalente a 51 mila euro, deve pagare un’aliquota del 26 per cento. La stessa cosa vale per i Bitcoin ma, in tal caso, occorrerà versarla solo quando si ottiene la plusvalenza.

Se si hanno i Bitcoin in un sito estero come Coinbase, sarà quest’ultimo a detenerli anche se è possibile prelevarli in qualunque momento. Attenzione: parliamo di un capitale detenuto all’estero per il quale sono previste altre regole.

In definitiva, possiamo constatare che la questione è molto complessa, esiste ancora tanta confusione, ogni caso è diverso dall’altro e bisogna rivolgersi a un esperto che sappia sbrogliare la matassa.



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