Diritto e Fisco | Editoriale

Avvocati in negozi e cartolerie

9 aprile 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 aprile 2014



Una categoria che ancora si trincera dietro il decoro professionale, come risponde ai nuovi stimoli delle tecnologie e al confronto con l’estero?

Quando, in Italia, si parla di categorie professionali, avendo a riferimento l’Italia stessa, nulla sembra scandalizzare troppo. Ma quando si confronta il “bel Paese” con l’estero cambiano i punti di riferimento e le “certezze”.

Anzi, da noi ci si lamenta spesso delle poche garanzie per una fascia sociale – quella dei professionisti appunto – ormai “dimenticata” dallo Stato. Una mentalità, questa, figlia dell’era corporativa, da noi mai abbandonata e che ha sempre avuto riluttanza a digerire la teoria smithiana della “mano invisibile”.

Ci si trincera, spesso, sotto lo scudo del “decoro professionale” per salvaguardare uno status antico come la carta pergamena, sbandierato in tutela del consumatore, ma che a quest’ultimo non interessa affatto. Al di là del provincialismo di certe piccole realtà, il professionista è ormai guardato, dal consumatore, come un comune “commerciante”. Un termine che nel nostro Paese scandalizza – ovviamente solo gli stessi professionisti – ma che, al di là delle Alpi, è una realtà accettata da tutti.

Un paio di anni fa uscì un pezzo sul Sole 24Ore (dal titolo “Avvocati in negozi e cartolerie“), che parlava degli avvocati in Inghilterra. Mi piace riproporne qualche stralcio.

Fare testamento al supermercato, vendere un immobile in cartoleria o presentare istanza di divorzio nel negozio all’angolo: a breve tutto questo sarà possibile per gli inglesi. Mentre in Italia si discute sulla mediazione civile obbligatoria, in Gran Bretagna banche, negozi e supermercati potranno presto offrire servizi legali e consulenze da parte di avvocati.

Il primo gruppo a offrire questo servizio sarà WHSmith, la maggiore catena di cartolerie in Gran Bretagna, che già a partire da quest’estate punta a battere la concorrenza lanciando un servizio di “sportelli legali”. Dopo avere condotto un progetto-pilota nella città di Bristol, che ha ottenuto l’approvazione dei clienti, il gruppo ha avuto l’autorizzazione di ampliare il servizio a oltre 150 dei suoi negozi e, in futuro, di estenderlo a 500. WHSmith ha oltre mille punti vendita in ogni cittadina della Gran Bretagna ed è presente in tutte le maggiori stazioni ferroviarie e aeroporti del Paese. Secondo il gruppo, il 70% della popolazione britannica entra in uno dei loro negozi – che vendono giornali, articoli di cartoleria e libri – almeno una volta all’anno.

 

 

Mentre in Italia ostruiamo ancora la strada allo studio legale “su strada” – quello, cioè, sul ciglio della pubblica via, con le vetrate aperte ai viandanti – in Inghilterra, due anni fa, già esistevano gli sportelli legali nelle stazioni e dentro le cartolerie.

Che anche la tradizionalista e conservatrice Gran Bretagna sia duecento anni più avanti delle nostre “corporazioni” è un dato che il consumatore finale non sa. Perché è quest’ultimo che diventa schermo-ostaggio delle rivendicazioni dei professionisti, quando si tratta di strappare una nuova concessione alla legge. Tutto viene giustificato sotto la bandiera della tutela del cittadino. Ma è assai difficile, in questo Stato, trovare qualcuno che si muova per l’interesse di una categoria che non sia la propria.

Nell’ottobre del 2011, nel Regno Unito è stata approvata la nuova legge che liberalizza i servizi legali, il Legal Services Act, dando il via alle cosiddette alternative business structures con l’obiettivo di facilitare l’accesso ai cittadini ai servizi legali. Insomma: assenza di vincoli, strutture, restrizioni, divieti, norme deontologiche limitative.

Diversi sondaggi hanno infatti rivelato che molti inglesi non sanno a chi rivolgersi quando hanno bisogno di consulenze legali e si sentono a disagio nel varcare la soglia dei tradizionali studi di avvocati o notai.

Diciamoci la verità: se non ci fosse stata l’Unione Europea, molte delle liberalizzazioni in campo professionale conquistate dall’Italia avrebbero trovato un ostacolo insormontabile. Mi riferisco non solo all’abolizione delle tanto rivendicate “tariffe minime” (anch’esse “a tutela del consumatore”), ma anche al sito internet. L’avvocato ha potuto dotarsi di un proprio sito solo a seguito del Decreto Bersani (2006) che, a sua volta, era il recepimento di alcune indicazioni espresse in sede comunitaria. Insomma: a quest’ora eravamo ancora con l’elenco telefonico.

Ecco perché i nostri più giovani legali hanno un aspetto spaesato e, a tratti, borderline: tra vecchie regole e nuove opportunità, nel timore di spingere troppo la testa fuori dall’uscio e di incorrere in qualche sanzione, hanno un piede in twitter e l’altro in Facebook, il blackberry in tasca e l’iPad già ordinato. Inviano email a liste indiscriminate di contatti offrendo disponibilità per domiciliazioni, pubblicizzano “prime consulenze gratuite”, studiano forme più vantaggiose per associarsi e costituirsi in gruppi, in assenza di certezza sulle STP.

Ma se si tratta di acquisire clienti vale la vecchia regola del passaparola o della conoscenza personale.

Delusi dalla concorrenza (elevata e sleale). Disillusi dai guadagni, per il presente e il futuro. Eppure, di fronte alla crisi economica e alla straripante offerta rispetto alla “domanda”, i giovani avvocati sembrano poco reattivi a darsi una moderna ed efficiente organizzazione dello studio e soprattutto a utilizzare la “vetrina” del web per promuovere la propria attività e avvicinare clienti (anche quando lo studio non ce l’hanno).

Insomma: i professionisti italiani restano ancora – per loro stessa scelta o perché costretti dalle norme scritte dai padri – una carriera “individuale“, in cui si entra in contatto con i clienti con le stesse modalità con cui vi si entrava 100 anni fa, usando il pc più per dattiloscrivere che per migliorare le prestazioni.

Ci si lamenta della crisi economica. Ma, in alcuni casi, essa è solo una crisi di idee e di risorse. Il mercato non muore mai: si rinnova soltanto.

Un ultimo consiglio che muove dall’osservazione della natura: dopo che è finito di piovere, la terra non ha più la stessa conformazione di prima. Sbaglia chi crede che tutto tornerà alla normalità.

note

Autore immagine: 123rf.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. Buonasera, vorrei saperne di più in merito ed approfondire quest’argomento che mi interessa molto. Può darmi qualche direttiva in merito? Grazie

  2. Non occorre necessariamente intervenire sulla categoria delle professioni legali.
    Bisogna iniziare a smaterializzare il servizio legale alla radice ed offrirli al consumatore in maniera libera, svincolata e concorrenziale.
    Le tecnologie stanno pian piano contribuendo a questo cambiamento e ,non a caso, i vari servizi offerti da questo portale sono un importante e preminente punto di riferimento per un sacco di giovani professionisti.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI