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Le Guide Matrimonio nullo per il tribunale ecclesiastico: quando?

Le Guide Pubblicato il 9 aprile 2014

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> Le Guide Pubblicato il 9 aprile 2014

Ottenere la nullità del matrimonio concordatario anziché il divorzio: è possibile solo per precisi motivi e con un avvocato della sacra rota.

 

Un sontuosa cerimonia in chiesa e un’unione che sembra possa durare tutta la vita. E invece ci si trova, per mille motivi, a voler mettere la parola “fine” al matrimonio.

In tali casi, molti preferirebbero chiedere il cosiddetto annullamento del matrimonio, piuttosto che il divorzio.

Il motivo sta nel fatto che, quando un matrimonio viene dichiarato nullo, è come se non fosse mai esistito; ciò rende certamente più “appetibile” la scelta della nullità: non solo perché consente agli “irriducibili” di potersi risposare in chiesa, ma anche perché la dichiarazione di nullità fa venir meno (salvo alcune eccezioni) ogni tipo di dovere o tutela nei confronti del coniuge economicamente più debole.

In parole semplici: niente mantenimento o alimenti a beneficio dell’ex.

Tuttavia, non si tratta di una scelta sempre possibile.

 

Inchiesta preliminare

Per ottenere, infatti,  la dichiarazione di nullità del matrimonio da parte del Tribunale ecclesiastico non basta (come per la separazione e il divorzio) che sia definitivamente venuta meno la comunione di vita spirituale e materiale tra i coniugi, ma occorre che si sia verificata almeno una delle cause che a breve elencheremo. È, perciò, compito dell’avvocato della sacra rota (il solo ad avere la necessaria abilitazione per patrocinare dinanzi a qualsiasi Tribunale ecclesiastico del mondo) quello di valutare:

  • se sussistano, nel caso concreto, i motivi per la dichiarazione di nullità;
  • se vi sia la possibilità di provarli nel processo .

Tale procedura può essere iniziata da una sola delle parti e l’altra può parteciparvi accettandola oppure opponendosi. In altre parole – a differenza di ciò che avviene per la separazione o il divorzio – non si può ottenere la nullità del matrimonio se la richiesta dei coniugi è congiunta.

Ciò, nella sostanza, non cambia molto le cose: se vi è, infatti, l’accordo, lo stesso potrà anche vertere sul fatto che a richiedere l’annullamento sia l’uno piuttosto che l’altro.

Cause di nullità del matrimonio

Il matrimonio celebrato con rito cattolico è un sacramento per la cui validità è essenziale che le parti abbiano dato il proprio consenso in modo libero, consapevole, con la debita forma e in assenza di impedimenti. Da qui sorgono tutta una serie di cause di nullità.

a) Vizi di formalità del rito religioso secondo il diritto ecclesiastico [1].

Perché il matrimonio sia valido, gli sposi devono esprimere un consenso privo di vizi e osservare una specifica forma giuridica di celebrazione, che ne garantisca piena pubblicità ad ogni effetto legale. In particolare occorre:

1- che i nubendi siano presenti contemporaneamente, anche tramite procuratore munito di mandato, e che esprimano il loro consenso;

2- che il matrimonio sia celebrato, alla presenza di due testimoni, davanti all’Ordinario del luogo o del parroco, entro i confini territoriali loro assegnati (ad eccezione del caso in cui esso sia celebrato dal Papa, che ha potestà universale).

b) Impotenza [2]

Si tratta dell’incapacità di uno dei due coniugi di avere un rapporto sessuale, sia per ragioni di natura organica (ad es. il vaginismo per la donna e l’incapacità di erezione per l’uomo) che per motivi di tipo psichico.

Affinché il matrimonio, in questi casi, possa essere dichiarato nullo, occorre che l’impotenza sia:

  • anteriore al matrimonio;
  • perpetua (non guaribile se non con mezzi illeciti o che possano mettere in pericolo la salute e anche la vita dello stesso paziente);
  • assoluta (che valga nei confronti di qualunque persona) o relativa (ossia valga nei confronti del proprio partner).

Quanto detto non vale per il caso di sterilità, a meno che la parte sterile abbia volutamente nascosto il proprio stato al coniuge che, se ne fosse stato a conoscenza, avrebbe scelto di non sposarsi.

c) Incapacità [3]

Si verifica in tutti i casi  in cui il soggetto, pur consapevole dell’importanza del matrimonio in generale, nel caso specifico del proprio matrimonio, non è capace di valutare in modo libero e consapevole gli effetti e le responsabilità derivanti da tale atto, sia in relazione a se stesso che all’altro coniuge.

L’incapacità può dipendere:

  • o da un motivo contingente come l’uso di alcolici o sostanze stupefacenti (cosiddetta “mancanza di uso di ragione”);
  • o da gravi forme di nevrosi e psicopatie come, ad esempio, la schizofrenia, la paranoia o la psicosi (cosiddetta “mancanza di discrezione di giudizio”);
  • o da gravi disturbi di tipo caratteriale o psichico che non permettono di stabilire quella particolare relazione alla base dalla vita coniugale (si pensi ad esempio all’omosessualità, alla ninfomania, a perversioni sessuali). In altre parole, non bastano le semplici incomprensioni caratteriali delle coppia.

d) Ignoranza [4]

Perché possa essere prestato un valido consenso alle nozze, occorre che gli sposi sappiano che, con il matrimonio, si impegnano al reciproco amore, alla fedeltà, al rispetto, al dono di sè  per tutta la vita e in ogni circostanza di essa (perciò anche nella malattia e nella povertà) e ad accogliere (perciò non escludere) la nascita di figli. Tale ignoranza può essere dettata anche dall’errore sulla indissolubilità del matrimonio (come vedremo a breve).

e) Errore [5]

Il matrimonio è nullo anche quando la volontà di sposarsi sia dipesa da un errore, ossia da una falsa convinzione.

In particolare l’errore esso può riguardare:

  • l’identità della persona: ciò può avvenire, ad esempio, in caso di matrimonio per procura (“credevo di sposare Marco, invece ho sposato Luigi”);
  • la qualità della persona (“credevo di sposare un medico, invece è un laureando in medicina”): in tal caso il matrimonio resta valido, a meno che l’errore sia stata la causa diretta e principale del consenso al matrimonio (“se avessi saputo che non era un medico non lo avrei mai sposato!”);
  • l’indissolubilità o la dignità sacramentale: tale errore vizia il consenso prestato solo quando abbia determinato la volontà del soggetto. Ad esempio: Marco sposa Lucia solo perché pensa di essere libero di chiedere il divorzio se le cose dovessero andar male e che, se avesse saputo dell’indissolubilità, non l’avrebbe sposata.

f) Dolo [6]

Il dolo consiste in un vero e proprio inganno teso dal coniuge o anche da terze persone (come dei familiari) nei confronti dell’altro, per ottenerne il consenso alle nozze che, diversamente, non sarebbe dato. Tale inganno deve riguardare una qualità che per sua natura potrebbe turbare gravemente la vita matrimoniale (ad esempio una malattia contagiosa, il compimento di atti delittuosi, lo stato di tossicodipendenza, eccetera).

g) Simulazione [7]

La simulazione (detta anche esclusione) si verifica quando uno degli sposi manifesti all’esterno il consenso alle nozze che, tuttavia, non corrisponde alla sua effettiva volontà.

La simulazione può riguardare:

  • il matrimonio nella sua totalità (quando una delle parti escluda proprio il matrimonio in sé, ritenendo la cerimonia una sorta di rappresentazione teatrale);
  • l‘indissolubilità (quando una delle parti ritenga di potere divorziare nel caso in cui le cose vadano male durante la vita coniugale);
  • la prole (quando cioè manchi la volontà di mettere al mondo dei figli);
  • l’unità coniugale (quando si esclude l’esclusività della donazione all’altro coniuge, ammettendo la possibilità di avere delle relazioni sessuali con altre persone);
  • il bene e la felicità  dell’altro (se si ritiene, infatti, che il matrimonio non tenda ad essi, si priva il rapporto coniugale di sentimento e affetto);
  • la dignità del sacramento (quando si vuole il matrimonio ma si esclude il sacramento: in altre parole lo sposo o la sposa, pur dichiarando il proprio “si” sull’altare, di fatto rifiutano il matrimonio così come voluto dalla Chiesa).

h) Condizione [8]

Il matrimonio non è valido se viene sottoposto a una futura condizione. Ad esempio dicendo: “ti sposo solo se entro un anno dalle nozze troverai un lavoro”.

Al contrario, è valido il matrimonio celebrato sotto condizione presente o passata, se essa sussiste realmente.  Ad esempio “ti sposo a condizione che tu sia un medico (condizione presente) oppure “a condizione che tu ti sia, come sostieni, effettivamente diplomato” (condizione passata); il matrimonio sarà, perciò, valido se il coniuge, nel momento in cui il matrimonio viene celebrato, sia realmente un medico o se a suo tempo abbia conseguito il diploma.

i) Timore [9]

Il timore è l’inquietudine dell’animo causata (non necessariamente in modo volontario) dall’esterno (e non da una causa naturale o psicologica), da un pericolo immediato o futuro che faccia sentire al soggetto di non avere alternativa alle nozze.

Perché da esso possa derivare la nullità del matrimonio, occorre che sia grave (causata ad esempio dal pericolo di morte, di ferite fisiche, di diffamazione pubblica, di rovina economica); tuttavia, tale gravità può essere anche solo relativa al singolo soggetto (nel senso che dette cause possono intimorire quella persona in considerazione della sua età, del sesso, delle condizioni di salute, del carattere debole).

Al contrario, in caso di timore nei confronti di qualcuno verso cui si ha un rapporto di soggezione (cosiddetto timore reverenziale), il matrimonio non è nullo, nel senso che non basterebbe, ad esempio, affermare di essersi sposati solo per “far contenti” i propri genitori. Tuttavia, può aversi nullità quando il timore sia particolarmente grave. Si pensi, ad esempio, al caso in cui si abbia acconsentito alle nozze per non subire le conseguenze dell’indignazione del genitore (isolamento dalla famiglia, esclusione dall’eredità, maltrattamenti ).

Matrimonio rato e non consumato

Diversa dalla dichiarazione di nullità è la dispensa per il matrimonio rato e non consumato.

Il matrimonio si intende consumato quando i coniugi, dopo la celebrazione delle nozze, hanno consumato con coscienza e volontà un rapporto sessuale idoneo alla generazione della prole.

Nel caso in cui ciò non sia avvenuto, entrambi i coniugi o uno solo di essi, possono chiedere al Papa di sciogliere il matrimonio concedendo la grazia della dispensa dal matrimonio celebrato ma non consumato. In tal caso, la domanda va presentata al Papa tramite il proprio Vescovo, rivolgendosi alla Curia della  Diocesi di appartenenza.

Il Tribunale ecclesiastico non ha il potere di sciogliere un matrimonio canonico (che per la chiesa è indissolubile), anche di fronte al suo eventuale fallimento. Può solo appurare che il fallimento non sia la conseguenza del fatto che il matrimonio fosse già invalido in partenza.

Pertanto, chi voglia far dichiarare la nullità del proprio matrimonio, dovrà rivolgersi a un avvocato della sacra rota per verificare se sussista una delle cause di nullità previste dal diritto canonico e se essa possa essere concretamente provata in giudizio.

note

[1] Can. 1104 e segg. cod.iur.can.

[2] Can. 1084 cod.iur.can.

[3] Can. 1095  cod.iur.can.

[4] Can. 1096 cod.iur.can.

[5] Can. 1097 n. 1 e 2 cod.iur.can.

[6] Can. 1098 cod.iur.can.

[7] Can. 1101 cod.iur.can.

[8] Can. 1102 cod.iur.can.

[9] Can. 1103 cod.iur.can.

Autore immagine: 123rf.com


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