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Licenziamento dipendente pubblico per scarso rendimento

18 Maggio 2021
Licenziamento dipendente pubblico per scarso rendimento

Quando è possibile licenziare un dipendente di una pubblica amministrazione o di ente pubblico perché fannullone, non produce, fa ritardo e si assenta sempre. 

Si può eseguire un licenziamento del dipendente pubblico per scarso rendimento? A lungo, la giurisprudenza si è dimostrata particolarmente restrittiva sulla possibilità di mandare a casa i fannulloni: questo perché il lavoro dipendente, per come concepito dalla nostra legislazione e, di conseguenza, dalla magistratura, è sempre stato lontano da qualsiasi vincolo di risultato e, quindi, di rendimento. Solo di recente, la Cassazione è arrivata a riconoscere alle aziende la possibilità di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro nel settore privato tutte le volte in cui il rendimento del dipendente è notevolmente inferiore rispetto alla media dei suoi colleghi. Ma ciò sempre a condizione che questi sia stato prima diffidato e, quindi, posto nella condizione di “ravvedersi”. 

Cosa succede invece nella Pubblica Amministrazione dove, di solito, le regole sono diverse e, a volte, anche più rigide? È possibile licenziare un pubblico dipendente per scarso rendimento? A rispondere a questa domanda è stata una recente e interessante sentenza della Cassazione, sezione lavoro [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi in questa occasione.

Si può licenziare un dipendente pubblico per scarso rendimento?

Secondo la Corte, anche il dipendente inserito nella Pubblica Amministrazione può perdere il posto se non lavora abbastanza: la sanzione espulsiva, infatti, scatta per scarso rendimento e assenteismo. E ciò perché il lavoratore che risulta incapace di adempiere in modo adeguato gli obblighi di servizio non merita di mantenere la sedia. 

In ogni caso, è sempre bene controllare cosa prevede il contratto collettivo (il cosiddetto Ccnl) applicabile al comparto; ragion per cui è sempre quest’ultimo a prevedere la possibilità di licenziamento per scarso rendimento e non anche l’interpretazione del dirigente di turno. 

La vicenda decisa dalla Corte si riferisce al comparto sanità il cui Ccnl punisce l’«esigua produttività per negligenza» e tutte le condotte che si risolvono in una situazione di «insufficiente scarso rendimento dovuto a comportamento negligente».  

In particolare, ad un pubblico dipendente era stato contestato un comportamento improduttivo ed una «resa lavorativa inaffidabile», tra periodi di mancata presenza in ufficio e ripetuta violazione degli orari di lavoro. I singoli fatti, valutati singolarmente, non erano stati ritenuti di gravità tale da ledere in modo irreparabile il rapporto di fiducia con il datore; tuttavia, il risultato finale è stato di una gravità tale da portare alla sanzione espulsiva per via del «protrarsi di una prestazione insufficientemente produttiva». 

A pesare sul giudizio dell’amministrazione prima e dei giudici dopo sono stati una serie di ritardi particolarmente pesanti, l’allontanamento dall’ufficio per lunghe pause di caffè (leggi “Quando la pausa caffè provoca il licenziamento“), il tentativo di timbrare il cartellino anche in assenza di prestazione lavorativa. Inoltre, il dipendente non era stato trovato più volte alla propria postazione dove invece avrebbe dovuto svolgere le proprie mansioni. 

All’esito di tali valutazioni, la Cassazione ha ricordato che il licenziamento per scarso rendimento costituisce, anche nel pubblico impiego, un’ipotesi di recesso del datore di lavoro per notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore, che a sua volta si pone come specie della risoluzione del contratto per inadempimento di cui all’articolo 1453 e seguenti del Codice civile.

Come si licenzia un dipendente pubblico per scarso rendimento?

Il procedimento di licenziamento nelle pubbliche amministrazioni è regolato dall’articolo 55 bis, comma quarto, del Testo unico sul pubblico impiego. Tale norma stabilisce quanto segue.

Il responsabile della struttura presso cui presta servizio il dipendente segnala, entro 10 giorni, all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari il comportamento del dipendente ritenuto illegittimo. 

L’Ufficio competente per i procedimenti disciplinari, entro 30 giorni dal ricevimento di tale segnalazione, oppure dal momento in cui abbia altrimenti avuto piena conoscenza dei fatti ritenuti di rilevanza disciplinare, invia al dipendente una lettera con la contestazione scritta dell’addebito e convoca l’interessato, con un preavviso di almeno 20 giorni per l’audizione in contraddittorio a sua difesa. 

Il dipendente può farsi assistere da un avvocato o da un sindacalista. 

In caso di grave ed oggettivo impedimento, ferma la possibilità di depositare memorie scritte, il dipendente può richiedere che l’audizione a sua difesa sia differita, per una sola volta, con proroga del termine per la conclusione del procedimento in misura corrispondente. 

Il dipendente ha diritto di accesso agli atti istruttori del procedimento. L’ufficio competente per i procedimenti disciplinari conclude il procedimento, con l’atto di archiviazione o di irrogazione della sanzione, entro centoventi giorni dalla contestazione dell’addebito. 

Quando è legittimo il licenziamento per scarso rendimento? 

Spetta comunque sempre alla Pubblica Amministrazione dimostrare il comportamento negligente del dipendente e un’evidente violazione dell’obbligo di collaborazione a lui imputabile. Il tutto sulla base della valutazione complessiva dell’attività svolta dal lavoratore. 

Il licenziamento per scarso rendimento risulta giustificato laddove si verifichi un’enorme sproporzione tra gli obiettivi fissati dai programmi di servizio e quanto effettivamente realizzato dall’addetto nel periodo di riferimento, tenendo conto della media di attività tra i vari dipendenti. E ciò indipendentemente dal conseguimento di una soglia minima di produzione.


note

[1] Cass. sent. n. 11635/21 del 4.05.2021.


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