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Quanti anni può andare indietro il Fisco?

18 Maggio 2021
Quanti anni può andare indietro il Fisco?

Controlli dell’Agenzia delle Entrate: dopo quanto tempo dall’evasione può arrivare un accertamento fiscale?

Entro quanto tempo può arrivare un accertamento fiscale? Quanti anni può andare indietro il Fisco nel ricercare eventuali evasioni fiscali o altre violazioni tributarie commesse dal contribuente? 

Per dormire sonni tranquilli e considerare ormai chiusa la partita con l’Agenzia delle Entrate è necessario attendere diverso tempo. Tempo che varia a seconda che sia stata presentata o meno la dichiarazione dei redditi. Come si vedrà a breve, infatti, la legge prevede un diverso termine di decadenza per i controlli fiscali in base al tipo di illecito. Da un lato, ci sono tutti i casi in cui il contribuente che ha percepito dei redditi non li abbia dichiarati e quindi non abbia versato le tasse e, dall’altro, i casi in cui non sia mai stata inviata la dichiarazione dei redditi. 

Ma procediamo con ordine e vediamo quanti anni può andare indietro il Fisco.

Quali sono gli illeciti fiscali?

Possiamo distinguere due tipi di illeciti fiscali:

  • l’irregolare o fraudolenta dichiarazione dei redditi;
  • l’omessa dichiarazione dei redditi.

In particolare, la dichiarazione fraudolenta consiste nella falsificazione delle dichiarazioni dei redditi o Iva inserendo elementi passivi fittizi (falsa fatturazione) o alterando le scritture contabili (per i soggetti obbligati).

La dichiarazione infedele consiste in dichiarazioni non veritiere al di fuori dei casi precedenti (senza un impianto fraudolento, ma comunque consapevolmente e volontariamente).

La dichiarazione omessa consiste nella mancata presentazione delle dichiarazioni dei redditi, Iva e anche del 770 entro 90 giorni dalla scadenza. 

In verità, esistono numerosi altri illeciti tributari che tuttavia non rilevano ai nostri fini.

Nella prima delle due categorie prima indicate possiamo inserire numerose condotte come, ad esempio:

  • la percezione di redditi non dichiarati (si pensi, ad esempio, a un professionista che, pur ricevendo un bonifico o un assegno, non emette fattura o al proprietario di un immobile che non dichiara il canone di affitto che riceve mensilmente);
  • la detrazione o la deduzione di spese non riconosciute dalla legge o in misura superiore rispetto a quanto consentito;
  • lo scorporo dalle tasse di costi non inerenti all’attività lavorativa.

Il secondo illecito è più facilmente inquadrabile e consiste nel comportamento di chi, pur percependo redditi, non effettua la dichiarazione dei redditi e, di conseguenza, non la trasmette all’Agenzia delle Entrate.

A scanso di equivoci, bisogna ricordare che la dichiarazione dei redditi va sempre fatta quando si percepiscono compensi di qualsiasi tipo. E ciò a prescindere dal loro importo. Chi, ad esempio, guadagna poche centinaia di euro è comunque tenuto ad effettuare tale adempimento anche se, all’esito della liquidazione delle imposte, non dovrà versare nulla allo Stato. Ciò che la legge punisce in questo caso non è tanto l’omesso versamento delle tasse, ma l’occultamento dei redditi.

Quanti anni può andare indietro il Fisco?

Dicevamo che i termini di decadenza per l’invio di un controllo fiscale e un conseguente accertamento tributario sono diversi a seconda del tipo di illecito contestato al contribuente.

Se il contribuente non ha presentato la dichiarazione dei redditi, il Fisco può andare indietro di ben 8 anni. In particolare, l’accertamento fiscale deve essere notificato entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui doveva essere presentata la dichiarazione.

Ad esempio, se un contribuente percepisce un compenso nel 2020 ma non lo dichiara, né presenta la dichiarazione dei redditi, il controllo fiscale deve arrivare entro il 31 dicembre del 2028, esattamente sette anni dopo il 2021, anno in cui vanno dichiarati i redditi del 2020.

Se il contribuente invece ha presentato la dichiarazione dei redditi ma questa non riporta in modo corretto i redditi percepiti o indica dei costi non sostenuti, il Fisco può andare indietro di 6 anni. In particolare, l’accertamento fiscale deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione.

Tanto per fare un esempio, se un contribuente percepisce, nel 2020, un compenso che non dichiara e per il quale non emette la fattura, l’accertamento fiscale può arrivare entro il 31 dicembre del 2026: esattamente cinque anni dopo quello in cui tale reddito doveva essere dichiarato, ossia riportato nella dichiarazione dei redditi.

Evasione: quando scatta il penale

Una volta che abbiamo visto entro quanto tempo può arrivare un accertamento fiscale occupiamoci del trattamento sanzionatorio.

L’evasione fiscale diventa reato solo al raggiungimento di determinati importi sottratti allo Stato (eccezion fatta solo per l’emissione di fatture false che costituisce comportamento penalmente rilevante a prescindere dall’importo).

Nel caso di dichiarazione fraudolenta, il reato sussiste se:

  • la singola imposta evasa è superiore a 30mila euro;
  • gli elementi sottratti all’imposizione sono superiori al 5% dell’attivo indicato in dichiarazione;
  • gli elementi sottratti all’imposizione sono superiori a 1,5 milioni di euro;
  • l’importo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta sono superiori al 5% dell’imposta;
  • l’importo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta sono superiori a 30mila euro.

Nel caso di dichiarazione infedele, il reato sussiste se:

  • l’imposta evasa è superiore a 100mila euro (prima era di 50mila euro);
  • i redditi non dichiarati superano il 10% del totale o comunque i 3 milioni di euro (prima era di 2 milioni).

Nel caso di omessa dichiarazione, il reato sussiste se l’imposta evasa è superiore a 50mila euro (prima era 30mila).



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