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Guida in stato di ebbrezza con incidente: l’assicurazione paga?

18 Maggio 2021 | Autore:
Guida in stato di ebbrezza con incidente: l’assicurazione paga?

La copertura assicurativa opera anche per il conducente ubriaco oltre la soglia di tolleranza. Poi, però, la compagnia agisce in rivalsa per farsi rimborsare. 

Guidare ubriachi non si può e non si deve in nessun caso. Tutti sanno che le multe sono particolarmente severe e che oltre la soglia di tolleranza questo comportamento è anche reato, ma se si provoca anche un incidente stradale, le conseguenze sono ancora peggiori. La patente è ritirata, non soltanto sospesa, e le sanzioni sono raddoppiate. Bisogna poi fare i conti con il risarcimento dei danni. A tal proposito, molti si chiedono: nella guida in stato di ebbrezza con incidente l’assicurazione paga? 

I danni da risarcire potrebbero riguardare non solo le cose, ma anche le persone coinvolte, se il conducente ubriaco ha provocato un sinistro dal quale sono derivate lesioni personali o, peggio, la morte di qualcuno. Per tutelarsi, quasi tutte le polizze predisposte dalle compagnie assicurative contengono una clausola di esclusione dalla responsabilità se il veicolo è guidato da una persona in stato di ebbrezza o sotto l’influsso di sostanze stupefacenti.  

Ciò significa che questo rischio non è coperto dall’impresa assicuratrice, ma la clausola ha valore solo verso l’assicurato e non nei confronti dei danneggiati. Così se chi guida in stato di ebbrezza provoca un incidente, l’assicurazione paga comunque i passeggeri trasportati e gli infortunati degli altri veicoli coinvolti, oltre i danni ai mezzi, ma poi agirà in rivalsa contro il conducente ubriaco. 

In tal caso, bisogna stabilire quando sussiste lo stato di ebbrezza alcolica: non basta aver bevuto un bicchiere di birra. La Cassazione in una nuova sentenza [1] ha affermato che la soglia valevole per l’esonero di responsabilità e per l’azione di rivalsa coincide con quella stabilita dal Codice della strada. Perciò, se non si superano quei limiti, l’assicurazione non potrà chiedere al conducente il rimborso delle somme che ha corrisposto ai danneggiati. 

Guida in stato di ebbrezza: quali sanzioni 

Il Codice della strada [1] stabilisce che la guida in stato di ebbrezza è reato quando il tasso alcolemico nel sangue del conducente è superiore a 0,8 grammi per litro. Il reato è punito con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da 800 a 3.200 euro. Se il valore alcolemico supera 1,5 grammi per litro l’arresto parte da un minimo di sei mesi ed arriva fino ad un anno, mentre l’ammenda va da 1.500 a 6.000 euro.

Al di sotto degli 0,8 grammi per litro, sono previste sanzioni amministrative se la quantità di alcol nel sangue, misurata dall’etilometro o attraverso le analisi ematiche, risulta superiore a 0,5 grammi per litro.

È prevista anche la sospensione della patente di guida per una durata che dipende dal livello di ebbrezza alcolica riscontrata:

  • se il valore è compreso tra 0,5 e 0,8 g/l va da tre a sei mesi;
  • se il tasso supera gli 0,8 g/l ma è inferiore a 1,5 g/l ha un minimo di sei mesi ed un massimo di un anno;
  • se il tasso è superiore ad 1,5 g/l la patente viene sospesa da uno a due anni.

In tutti questi casi, se l’auto appartiene a un altro, la durata della sospensione viene raddoppiata. Se il conducente ubriaco, con un tasso alcolemico superiore ad 1,5 grammi per litro, provoca un incidente stradale, non subirà la sospensione, ma la revoca della patente.

Incidente in stato di ebbrezza: l’assicurazione paga? 

Se il conducente ubriaco ha provocato un incidente, la sua assicurazione deve risarcire i danneggiati in base alle regole della responsabilità civile auto, che copre anche i passeggeri

Una clausola limitativa o di totale esonero di responsabilità dell’assicurazione per i casi di guida in stato di ebbrezza, o sotto influsso di sostanze stupefacenti, ha soltanto un valore interno tra il contraente e la sua compagnia assicuratrice, ma non può escludere le garanzie di copertura spettanti per legge ai danneggiati. 

L’azione di rivalsa dell’assicurazione 

L’esonero di responsabilità non opera sul fronte esterno, cioè nei confronti dei terzi danneggiati, che la compagnia dovrà quindi risarcire in ogni caso, ma la clausola di esonero contenuta nel contratto di assicurazione rimane pienamente efficace nei rapporti tra le parti. Perciò, l’assicurazione, dopo aver pagato l’indennizzo dovuto ai danneggiati dal sinistro prodotto dal conducente ubriaco, avrà diritto di rivalersi contro di lui per l’intero importo pagato. Questa possibilità è espressamente prevista dalla legge [2] e prende il nome di azione di rivalsa.

Al di là della guida in stato di ubriachezza, l’azione di rivalsa opera quando gli incidenti sono stati provocati da dolo o colpa grave del conducente assicurato. Così l’assicurazione può agire nei suoi confronti per farsi restituire le somme che ha corrisposto ai danneggiati in conseguenza del sinistro, fino al limite del massimale di copertura previsto nella polizza.

Quando l’assicurazione può farsi rimborsare dal conducente ubriaco?

Nella recente sentenza cui accennavamo all’inizio, e che puoi leggere nel riquadro al termine di questo articolo, la Corte di Cassazione [1] ha precisato un importante limite del diritto di rivalsa verso il conducente assicurato che guidava in stato di ebbrezza: «esso va identificato con lo stato di ebbrezza previsto dal Codice della strada», a meno che la clausola di esonero nella polizza non preveda un valore diverso.

Nel caso deciso, il Collegio ha escluso l’operatività della clausola di esonero della responsabilità che la compagnia assicuratrice voleva far valere nei confronti di un conducente che aveva provocato un incidente stradale: costui riportava un tasso alcolemico accertato pari a soli 0,28 grammi per litro, dunque inferiore di quasi la metà alle soglie di legge.

Se il conducente non è stato sanzionato dalle autorità che hanno rilevato l’incidente per il superamento dei limiti di tasso alcolico nel sangue che ti abbiamo indicato, l’assicurazione non potrà esercitare l’azione di rivalsa nei suoi confronti e, dunque, non potrà recuperare dal proprio assicurato le somme versate ai danneggiati.

Per ulteriori informazioni leggi l’articolo “Incidente in stato di ebbrezza: l’assicurazione paga?“.


note

[1] Cass. sent. n. 12900 del 13.04.2021.

[2] Art. 144, co. 2, D.Lgs. n. 209/2005 (Codice delle assicurazioni private).

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 10 febbraio – 13 aprile 2021, n. 12900
Presidente Frasca – Relatore Scoditti

Fatti di causa

1. Assitalia – Le Assicurazioni d’Italia s.p.a. convenne in giudizio, con atto di citazione dell’8 febbraio 2005, innanzi al Tribunale di Bologna C.A. e R.M. chiedendo la condanna al pagamento della somma di Euro 268.202,40 oltre interessi e rivalutazione. Espose in particolare parte attrice quanto segue. A seguito del tamponamento, in data (omissis) , di autoarticolato da parte della Fiat Punto di proprietà del conducente C.A. , con assicurazione sottoscritta dalla R. , il terzo trasportato (sul sedile alla destra del conducente), A.C. , era deceduto in quanto investito dai veicoli sopraggiungenti dopo essere stato sbalzato dal veicolo, che aveva subito una roteazione a causa del violento impatto, come accertato dal giudice penale. La società assicuratrice aveva risarcito gli eredi dell’A. . Spettava alla stessa il rimborso in quanto il C. aveva condotto il veicolo in stato di ebbrezza. Si costituì la parte convenuta eccependo la prescrizione e chiedendo il rigetto della domanda.
2. Il Tribunale adito accolse la domanda.
3. Avverso detta sentenza proposero appello C. e R. . Si costituì la parte appellata chiedendo il rigetto dell’appello.
4. Con sentenza di data 7 novembre 2018 la Corte d’appello di Bologna rigettò l’appello. Osservò la corte territoriale che, decorrendo il termine di prescrizione (all’epoca di un anno) per l’azione di rivalsa ai sensi della L. n. 990 del 1969, art. 18 (poi art. 144 cod. ass.) dal momento della liquidazione dell’indennizzo al danneggiato, integrante il fatto certo e costitutivo del diritto sorto dal rapporto assicurativo (Cass. n. 5088 del 2010), era intervenuta l’interruzione della prescrizione. Aggiunse che il mancato riferimento ad una soglia minima dei valori rilevati, ed in particolare la mancata correlazione dell’operatività della clausola di esclusione dell’assicurazione (e di esercizio della rivalsa per le somme pagate al terzo) nel caso di veicolo condotto da persona in stato di ebbrezza alla soglia di punibilità prevista dal C.d.S., comportava che l’inoperatività era invocabile dall’assicuratore anche in presenza di valori alcolometrici rilevanti, seppure non eccedenti il limite previsto per la sanzione, valori peraltro coerenti con quanto dichiarato dal C. in sede di indagini penali, e cioè che la sera aveva “fatto uso di sostanze alcoliche, non in larga misura”.
Osservò ancora che risultava dimostrato che alla guida del veicolo era il C. , stanti l’accertamento in sede penale del moto rotatorio acquistato dal veicolo per effetto dell’impatto, le lesioni del trasportato compatibili con il suo essere stato espulso dall’abitacolo per effetto della roteazione, la natura delle lesioni toraciche del C. riconducibili all’urto sul volante, la circostanza del distacco solo della portiera di destra e le ustioni sempre del C. , che comprovavano il suo avvicinamento al veicolo in fiamme in cerca dell’amico. Aggiunse infine che l’evento dell’investimento dell’A. si era verificato a seguito di un processo causale innescato dal tamponamento determinato dalla condotta colposa, che dunque costituiva la conditio sine qua non, mentre l’investimento aveva operato come causa sopravvenuta non inidonea (rectius idonea) ad interrompere il nesso causale fra la condotta del C. e la morte.
5. Hanno proposto ricorso per cassazione C.A. e R.M. sulla base di sei motivi. Il Collegio ha proceduto in camera di consiglio ai sensi del D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8 – bis convertito con L. n. 176 del 2020, in mancanza di richiesta di discussione orale, con adozione della decisione in forma di sentenza per la particolare rilevanza della questione di diritto per la quale era stata fissata la trattazione in pubblica udienza. Il Procuratore generale ha formulato le sue conclusioni motivate ritualmente comunicate alle parti.

Ragioni della decisione

1. Con il primo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione di norma di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la parte ricorrente che il termine della prescrizione decorreva non dal momento della liquidazione dell’indennizzo in favore del danneggiato, ma dal giorno in cui il terzo aveva richiesto il risarcimento all’assicurato o promosso l’azione (art. 2952 c.c.). Aggiunge che pertanto la prescrizione decorreva dal (omissis) (data della prima richiesta di risarcimento degli eredi A. all’assicuratore).
2. Con il secondo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione di norma di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la parte ricorrente che il termine di un anno era abbondantemente decorso fra ciascuna delle tre raccomandate dell’assicuratore a R. e C. .
2.1. Il primo ed il secondo motivo sono inammissibili. Va premesso che il giudice di merito ha fatto corretta applicazione della giurisprudenza di questa Corte secondo cui in ipotesi di azione di rivalsa a norma della L. n. 990 del 1969, art. 18, comma 2 (ora D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 144, comma 2), il termine di prescrizione è quello annuale di cui all’art. 2952, comma 2 e decorre dal giorno in cui l’assicuratore abbia provveduto al pagamento dell’indennizzo a favore del terzo danneggiato (Cass. 3 marzo 2010, n. 5088; 19 dicembre 2008, n. 29883; 7 agosto 2000, n. 10351; 16 maggio 1997, n. 4363). Il Collegio non può tuttavia scrutinare i motivi ed esercitare il sindacato di legittimità della sentenza impugnata, alla luce del principio di diritto appena richiamato, perché dalla motivazione della decisione non emerge il giorno in cui l’assicuratore ha provveduto al pagamento. In mancanza di tale accertamento di fatto, il ricorrente avrebbe dovuto proporre specifica denuncia di vizio motivazionale, stante la decisività della circostanza in discorso ai fini del giudizio sussuntivo nella fattispecie prescrizionale.
Nè una denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 può ritenersi comunque proposta, riqualificando all’uopo il motivo, perché, se è vero che nel primo motivo risulta indicata quella che sarebbe stata la data del pagamento (21 maggio 2001), non risulta se ed in quale sede processuale la circostanza abbia fatto ingresso nel processo. Preclude inoltre la riqualificazione del motivo in termini di omesso esame della circostanza del giorno del pagamento il fatto che non sia questo il giorno che per il ricorrente rappresenta la circostanza decisiva ai fini del giudizio, ma quello della richiesta di pagamento. In base al principio della domanda, non può essere ascritto al ricorso un motivo di impugnazione non proposto. L’irrilevanza secondo il ricorrente della circostanza del giorno del pagamento ai fini della decorrenza della prescrizione impedisce così di ritenere che sia stato denunciato un vizio di motivazione per l’omesso esame di tale circostanza.
3. Con il terzo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione di norma di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la parte ricorrente che per negare l’operatività della garanzia può essere invocato solo il superamento della soglia di punibilità prevista dalla legge (art. 186 C.d.S. – “tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l e non superiore a 0,8 grammi per litro (g/l)”). Aggiunge che la clausola di esclusione della garanzia era vessatoria e/o contra ius e quindi inapplicabile per la sua genericità ed indeterminatezza, non ponendo alcun limite alla soglia di esclusione e non consentendo quindi all’assicuratore di proporre difese.
4. Con il quarto motivo si denuncia vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la parte ricorrente che sulla base del parere pro veritate di medici legali, prodotto in primo grado, il tasso alcolometrico era pari a 0,28 g/l, e dunque inferiore di circa la metà rispetto alla soglia più bassa (0,5) e di circa tre volte rispetto alla soglia più alta (0,8) con sanzione più grave. Aggiunge che è del tutto arbitrario il giudizio in termini di “valori alcolometrici rilevanti”.
4.1. Il terzo ed il quarto motivo sono fondati. Il terzo motivo si articola in due sub-motivi. Con il primo sub-motivo si afferma che il tasso alcolemico rilevante ai fini dell’esclusione della garanzia è quello previsto dalla legge. Con il secondo sub-motivo si denuncia il carattere vessatorio della clausola per l’indeterminatezza del tasso alcolemico. Il primo sub-motivo, da valutare congiuntamente con il quarto motivo, è fondato.
In base all’accertamento del giudice di merito, la clausola di “esclusione e rivalsa” prevede che “l’assicurazione non è operante: nel caso di veicolo guidato da persona in stato di ebbrezza o sotto l’influenza di sostanze stupefacenti….”. Lo stato di ebbrezza, quale presupposto di fatto cui collegare effetti giuridici, è nozione non naturalistica, ma normativa. È l’ordinamento giuridico che definisce lo stato di ebbrezza, allorquando alla ricorrenza di quest’ultimo vengano riconnesse conseguenze giuridiche. Quando quindi le parti di un contratto subordinano taluni effetti, ed in particolare la non operatività dell’assicurazione e l’insorgenza del diritto di rivalsa in favore dell’assicuratore, alla ricorrenza dello stato di ebbrezza, esse fanno riferimento alla nozione normativa di tale stato. Il riferimento è naturalmente qui allo stato di ebbrezza senza determinazioni contrattuali quanto al suo contenuto. Non è compito del Collegio affrontare il tema della delimitazione pattizia dello stato di ebbrezza.
Con riferimento all’epoca dei fatti ((omissis) ), il D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 186, commi 1 e 5 (“Nuovo codice della strada”), applicabile ratione temporis, prevede: “1. È vietato guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcooliche….. 5. Qualora dall’accertamento risulti un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore ai limiti stabiliti dal regolamento, l’interessato è considerato in stato di ebrezza ai fini dell’applicazione delle sanzioni di cui al comma 2”. L’art. 379, comma 1, del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) prevede: “l’accertamento dello stato di ebbrezza ai sensi dell’art. 186, comma 4 cit. codice, si effettua mediante l’analisi dell’aria alveolare espirata: qualora, in base al valore della concentrazione di alcool nell’aria alveolare espirata, la concentrazione alcoolemica corrisponda o superi 0,8 grammi per litro (g/l), il soggetto viene ritenuto in stato di ebbrezza”.
Il giudice di merito ha accertato che i referti ematici avevano evidenziato valori alcolometrici non eccedenti il limite oltre il quale scatta la sanzione di legge. In base alla nozione normativa di stato di ebbrezza, il soggetto non poteva essere ritenuto versare in tale stato. Non ricorre pertanto il presupposto di esclusione dell’operatività dell’assicurazione e dell’esercizio della rivalsa.
Va in conclusione enunciato il seguente principio di diritto: “se il contratto di assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore attribuisce all’impresa di assicurazione il diritto di rivalsa verso l’assicurato per l’ipotesi di guida in stato di ebbrezza, senza specificazioni convenzionali di quest’ultimo stato, esso va identificato con la stato di ebbrezza previsto dal Codice della strada”.
L’accoglimento del primo sub-motivo (unitamente al quarto motivo) determina l’assorbimento del secondo sub-motivo del terzo motivo.
5. Con il quinto motivo si denuncia omesso esame di fatto decisivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Osserva la parte ricorrente che la circostanza della rotazione del veicolo non era provata ed anzi smentita dai rilievi della Polstrada e del consulente di parte e che la corte territoriale aveva ignorato la testimonianza O. dalla quale si desumeva che il C. non era riuscito ad avvicinarsi all’autovettura per essere caduto a terra prima.
6. Con il sesto motivo si denuncia violazione o falsa applicazione di norma di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la parte ricorrente che la sentenza afferma che la causa determinante della morte dell’A. non era il ripetuto arrotamento del corpo da parte dei veicoli sopraggiungenti, nonostante che il perito d’ufficio avesse affermato che dopo la sua caduta a terra l’A. era ancora vivo. Aggiunge che l’accertamento della causalità deve escludere l’esistenza di fattori causali alternativi e che le evidenze probatorie consentono di affermare che la morte dell’A. fu determinata dal ripetuto arrotamento del corpo da parte dei veicoli sopraggiungenti.
6.1. L’accoglimento di terzo e quarto motivo determina l’assorbimento di quinto e sesto motivo.
7 La decisione va in definitiva cassata, con rinvio al giudice di merito che dovrà attenersi al principio di diritto di cui sopra.

P.Q.M.

accoglie il terzo ed il quarto motivo di ricorso, dichiara inammissibili i primi due motivi, con l’assorbimento per il resto del ricorso; cassa la sentenza in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte di appello di Bologna in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.


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