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Come avviare un business di successo

18 Maggio 2021 | Autore:
Come avviare un business di successo

Il principio del lavoro etico: come avviare un business, da cosa partire. Per fare soldi non devi pensare ai soldi.

Quante volte vi siete chiesti: cosa posso fare per avere successo? Che attività posso intraprendere per diventare ricco? Cosa mi renderà davvero felice? Bene, se vi siete fatti queste domande, sappiate che avete già fatto il primo passo che vi porterà al fallimento. 

Nel film “Jerry Maguire” c’è una frase che dovrebbe essere riportata su tutti i manuali di marketing: «Senza l’amore per il prossimo non si vende uno spillo». È quello che io chiamo lavoro etico.

Il lavoro si deve sempre indirizzare al bene dell’umanità. Qualsiasi tipo di bene: non solo quello sociale, ma anche lavorativo, relazionale, personale, religioso, sportivo, culinario. Il bene è la chiave di tutto. Il bene crea. Dal bene nasce un essere umano. La natura stessa si fonda sull’equilibrio dei fattori: pensate alle api che raccolgono il polline come alimento proteico per i propri alveari ma che, così facendo, lo diffondono nell’ambiente contribuendo a far crescere nuovi fiori. Un lavoro che crea qualcosa di nuovo e che migliora il mondo non può mai fallire. Un’ape non fallisce mai. Riflettete su questo concetto: l’ape non fallisce. 

Dal bene può nascere anche un business. Può apparire un concetto scontato, banale, trito e ritrito, ma se ci pensate attentamente scoprirete che è proprio in questo perno che si nasconde il successo dei più grandi imprenditori: da Steve Jobs a Jeff Bezos, da Jerry Page a Bill Gates. Se leggete le loro biografie scoprirete che le loro attività hanno tutte qualcosa in comune: sono partite da un bisogno della gente. Prima della pianificazione dei bilanci, c’è stata un’ambizione più grande che, per quanto iperbolica, è ciò che contraddistingue tutte le idee di successo: cambiare il mondo attorno a sé, rendere più facile la vita alle persone. Aiutarle. 

Gli esempi non sono solo nella Silicon Valley. Pensate a Howard Schultz, fondatore di Starbucks che ha trasformato il semplice bar in un luogo di ritrovo, un punto per stringere relazioni sociali e lavorative. Ha trasformato una normale attività in un modo per migliorare le persone e il mondo intorno a sé. E pensate a Walt Disney che ha riempito di gioia i cuori di milioni di famiglie. 

Il lavoro, insomma, per creare successo, deve essere necessariamente un lavoro etico. 

Per fare soldi non potete pensare a «che cosa so fare?», «che cosa posso fare?», «che cosa mi farà diventare ricco?», «con che cosa si guadagna di più?». Ma dovete riflettere su «che cosa ha bisogno la gente?», «come posso cambiare la società attorno a me?», «come la posso migliorare?», «come posso aiutare le persone ad uscire dai loro problemi quotidiani, grandi o piccoli che siano»?

La strada da fare insomma è inversa: non bisogna pensare prima a sé e al proprio lavoro e poi indirizzarlo agli altri. Ma bisogna partire dagli altri e, alla luce dei loro bisogni, ideare il proprio lavoro. E tanto più è grande e comune questo bisogno, tanto più potrete sperare di avere successo. 

Non potete pensare di fare soldi, pensando di fare soldi. Non almeno in prima battuta. È vero: chiunque voglia investire nella vostra azienda vi chiederà innanzitutto un business plan, un piano di fattibilità. Ma questo è solo il passo successivo. L’idea deve partire da un problema altrui.

Ed è proprio questo che frega la maggior parte delle persone che si accingono ad avviare un’attività: il voler fare business dimenticando invece tutto ciò che sta attorno e, principalmente, il fatto che il lavoro va innanzitutto indirizzato a migliorare il mondo. Solo così vi potrete spingere verso i famosi oceani blu, quelli di cui parlano Chan Kim e Renée Mauborgne nel loro libro «La strategia Oceano blu». 

I due autori partono da una distinzione. C’è chi naviga nell’oceano rosso: si tratta di chi non ha idee nuove, ma sfrutta una domanda di mercato già esistente e decide di competere con altri imprenditori, convinto di poter battere la concorrenza. E poi c’è chi opta per oceani blu con l’intento di soddisfare una domanda nuova, di creare uno spazio di mercato incontestato; qui non c’è concorrenza e si affronta il rischio di un territorio inesplorato.

Inutile dire che chi ha successo nell’oceano blu raggiunge numeri verticali. E questo perché ha l’ambizione di fare le cose in modo diverso dagli altri, vuol migliorare il mondo, non si affida alle indagini di mercato ma ai problemi delle persone.

Ora, vi chiederete: «ma come si fa a capire cosa vuole la gente?». Sembra un paradosso, ma la prima cosa da fare è quella di dimenticare: bisogna mettere da parte ogni conoscenza pregressa sul mercato, per come lo hanno rappresentato gli altri. Eliminate ogni punto fisso. Dovete poi passare all’azione e il modo più facile è camminare per strada, guardare la gente, osservare, parlare, vivere le emozioni delle persone, i loro turbamenti, le loro preoccupazioni, il loro pianto, ma anche la loro felicità, i loro sogni e ciò che le rende più serene e felici.

In buona sostanza, se volete guadagnare dovete solo pensare a soddisfare un bisogno della gente e non il vostro bisogno. Del resto, questo è in linea con la nostra Costituzione secondo cui l’iniziativa privata è libera ma deve indirizzarsi all’utilità sociale. Ecco dunque che la nostra Costituzione contiene proprio il principio del lavoro etico.



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