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Alienazione parentale: quando fa perdere l’affido dei figli?

18 Maggio 2021 | Autore:
Alienazione parentale: quando fa perdere l’affido dei figli?

La Pas non è ancora riconosciuta in modo univoco dalla scienza: così i giudici chiedono prove più concrete prima di togliere un minore alla madre o al padre. 

Le problematiche sull’affidamento dei minori sono spinose. La conflittualità tra i coniugi che si separano è, purtroppo, accesa e, spesso, esasperata. I figli ne fanno le spese e diventano uno strumento di litigio, o un’arma di ricatto. Tra i motivi per ottenere il figlio tutto per sé, togliendolo definitivamente all’altro genitore, trova ingresso anche una particolare patologia, chiamata sindrome di alienazione parentale. Quando fa perdere l’affido dei figli? 

Il quesito è molto complesso. Per dimostrare quanto sia arduo compiere una scelta in questi delicati casi basta richiamare l’ultima pronuncia della Cassazione intervenuta sul tema [1]: la Suprema Corte ha ribaltato la pronuncia dei giudici di merito che avevano disposto l’affidamento esclusivo di un figlio minore al padre, ravvisando la presenza di una “sindrome della madre malevola”.

Questo elemento non è stato ritenuto dirimente, in assenza di una dimostrazione concreta di un reale pregiudizio alla vita del bambino, che così è stato restituito alla madre. La sentenza ha indicato comunque alcuni importanti criteri, utili per capire, nonostante l’attuale incertezza del quadro giurisprudenziale e scientifico, quando l’alienazione parentale fa perdere l’affido dei figli.

Sindrome da alienazione parentale: cos’è 

La sindrome di alienazione parentale, o genitoriale (chiamata anche Pas, acronimo di “Parental alienation syndrome) è un fenomeno psicologico per effetto del quale un bambino subisce la denigrazione di un genitore da parte dell’altro e, perciò, arriva a rifiutare i contatti con lui.  

Si tratta di un abuso, perché si realizza un allontanamento di una delle due figure genitoriali, indotta nel bambino da comportamenti manipolativi della sua personalità posti in essere dalla madre contro il padre, come frequentemente accade, oppure viceversa.

Ma la comunità scientifica non ha ancora riconosciuto la sindrome di alienazione parentale come un disturbo psicopatologico classificato. Anche i tribunali hanno visioni difformi ed esitano ad adottare provvedimenti giudiziari, pur quando la Pas è stata diagnosticata e riscontrata (leggi “Sindrome di alienazione genitoriale: cosa dice la legge“). 

Sindrome da alienazione parentale: cosa fare? 

Quando si riscontra una condotta di un genitore (a volte aiutato dai suoi parenti) volta a mettere il figlio contro l’altro, adottando strategie denigratorie più o meno subdole, occorre un intervento che ristabilisca l’equilibrio e favorisca il riavvicinamento del bambino al genitore alienato. 

Questo percorso non può essere intrapreso in via autonoma dal genitore che subisce l’allontanamento, ma deve essere compiuto sotto il controllo del giudice e con l’intervento dei servizi sociali; ove possibile andrà espletata una consulenza psicologica sul minore. 

Per inquadrare il fenomeno, devi sapere che i sintomi dell’alienazione parentale possono essere molteplici: quello più evidente è il rifiuto immotivato del minore verso uno dei due genitori. Per capirne le ragioni occorre l’intervento degli esperti. 

Il giudice prima di decidere solitamente dispone una perizia per esplorare i motivi del rifiuto della figura genitoriale e può disporre l’ascolto del minore; la sua audizione è obbligatoria se ha compiuto i 12 anni di età. Ricorda che l’affidamento esclusivo di un figlio ad un solo genitore viene disposto solo in casi particolari, quando emerge la conclamata inadeguatezza dell’altro a rivestire il suo ruolo; altrimenti, la regola è quella dell’affidamento condiviso ad entrambi.

Pas e modifica delle condizioni di affidamento dei figli 

Il figlio di una coppia separata, o divorziata, ha diritto a mantenere relazioni con il genitore con il quale non convive, per tutelare la sua crescita armonica, equilibrata e serena. Anche il genitore che ha il figlio prevalentemente con sé ha l’obbligo di garantire la continuità delle relazioni parentali con l’altro, in modo da non ostacolare l’esercizio del diritto alla bigenitorialità. 

Quando un genitore denuncia comportamenti di allontanamento del figlio posti in essere dall’altro genitore, evidenziando i sintomi di una possibile sindrome da alienazione parentale, può chiedere al tribunale la modifica delle condizioni di affidamento dei figli minori, sia in fase di separazione sia dopo il divorzio [3]. 

Una volta proposta la domanda, il procedimento si svolgerà con accertamenti approfonditi. Secondo la Corte di Cassazione [3], il giudice deve «accertare la veridicità del fatto dei suddetti comportamenti utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia»: quindi, potrà acquisire le testimonianze necessarie e le relazioni dei servizi sociali, sentire il minore ed espletare sulla sua persona una consulenza medico-psichiatrica. 

Ma, come ha ribadito la più recente sentenza della Suprema Corte sul punto [1], «in materia di affidamento dei figli minori il giudice deve attenersi al criterio fondamentale rappresentato dall’esclusivo interesse materiale e morale della prole», dunque non deve basarsi sulle aspirazioni dei genitori, che potrebbero essere egoistiche. 

Così la scelta sull’affidamento dovrà essere compiuta «privilegiando quel genitore che appaia il più idoneo a ridurre al massimo il pregiudizio derivante dalla disgregazione del nucleo familiare ed assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore». 

Tutto ruota, quindi, attorno all’interesse del bambino e non esiste alcun automatismo per affidare alla madre, o al padre, il bambino pur in presenza di una riscontrata Pas. Perciò – prosegue la sentenza – l’individuazione del genitore affidatario «deve essere fatta sulla base di un giudizio prognostico circa le capacità del padre o della madre di educare il figlio». 

Approfondimenti

Per approfondire il dibattito giuridico e psicologico in corso sulla Pas, e non ancora definitivamente risolto, leggi i seguenti articoli:


note

[1] Cass. ord. n.13217 del 17.05.2021.

[2] Art. 337 quinquies Cod. civ. e art. 9 L. n. 898/1970.

[3] Cass. sent. n. 6919/2016.


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10 Commenti

  1. Quella strega della mia ex ha fatto di tutto per rendermi la vita impossibile fino alla fine. Mi ha messo contro nostro figlio dicendogli che io l’avevo abbandonato e non avevo intenzione di vederlo, invece era lei a trovare ogni volta una scusa per non farmi vedere il piccolo. E’ stato traumatico sia per lui che per me. Poi, ho fatto presente la situazione al mio avvocato e allora abbiamo agito di conseguenza.

  2. Certe volte le ex mogli sanno essere davvero perfide ed è lì che capisci che non potevi fare altro che mandarle al diavolo e trascinarle in tribunale per una separazione giudiziale. E allora la sua cattiveria non ha limiti e si mette in mezzo anche la bambina che è stata il frutto del nostro amore passato. E questa finisce per odiarti e per non volerti vedere adducendoti delle ragioni che non stanno né in cielo né in terra e tu ne esci ancora più distrutto e disperato perché non sai come recuperare la situazione

  3. La mia ex moglie sa benissimo cosa significa alienazione parentale e ciò nonostante ha fatto di tutto per organizzare per filo e per segno un complesso di circostanze per far risultare tutto tranne che una vera Pas. E’ stata accorta e subdola, altro che quei serial killer che si vedono in tv. Per fortuna, poi, ha giocato un passo falso e questo le è costato l’affidamento di nostro figlio

  4. Quella psicopatica della mia ex è andata a dire a mio figlio che l’ho abbandonato e non voglio più vederlo perché ora ho un’altra famiglia e voglio solo trascorrere il mio tempo con il bimbo della mia attuale compagna. Gli ha fatto il lavaggio del cervello. Quando provavo a chiamarlo lui rispondeva seccato e lanciava frecciatine strane, poi finalmente ho capito quando mi sono presentato a sorpresa ed ho voluto parlare direttamente con lui. E ora per fortuna la situazione è migliorata e addirittura lui mi chiede di portare il suo nuovo amichetto, cioè il figlio della mia compagna. Non vi dico come crepa di gelosia la mia ex

  5. MI dispiace leggere i commenti di tanti uomini afflitti e disperati per via del comportamento delle loro ex mogli. Devo dire che io e il mio ex marito ci siamo sempre rispettati e ci siamo lasciati senza portare rancore l’uno per l’altra. Anche se il divorzio poi è stato brutto, non ho mai pensato di non far vedere a mio figlio il suo papà, perché il suo interesse ad una crescita sana è fondamentale e va oltre ogni screzio tra genitori

  6. Magari, la mia ex non avesse portato i problemi del nostro matrimonio anche nel rapporto con i nostri figli e non si fosse vendicata strappandomi l’unica gioia della mia vita. Ha fatto di tutto per contrastare il nostro rapporto, ha buttato fango su di me e mi ha dipinto come un mostro dicendo cose tremende. E’ stato un duo colpo da affrontare ma grazie alle vie legali sono riuscito dopo un po’ a farmi giustizia. Ora, i miei figli non si separano più da me

  7. Vorrei sapere cosa scatta nella mente malata di certe persone per comportarsi un certo modo. Ma i figli sono un trofeo oppure una priorità da tutelare sempre? Sembra che certe persone vogliano solo farla pagare all’ex e non pensino alle ripercussioni e ai danni che i bambini possano trascinarsi dietro vivendo questa situazione conflittuale tra genitori. E sembra che se ne freghino altamente

  8. L’unica cosa per cui vale combattere alla fine di un matrimonio sbagliato sono i figli. Ed io posso dire di aver combattuto fino alla fine con la mia ex. Ha approfittato di questa pandemia per togliermi scuse su scuse per non farmi vedere il mio bambino neppure a distanza. A me diceva che lui aveva paura del virus, ma poi lei pubblicava sui social foto insieme alle altre mamme con gli altri bambini. Allora, io ho fatto presente la situazione e lei diceva che si trattava di un caso eccezionale. Ma diamine, vedere suo padre non è una priorità? Allora ne ho parlato al giudice e mi ha dato ragione

  9. La pandemia ha amplificato davvero il fenomeno della Pas. Concordo con tutti quei papà che si sono lamentati. La cosa peggiore che una madre possa fare è far piangere al figlio, più di quanto non faccia già a causa della separazione, anche una situazione in cui si fa credere che il papà non sia più interessato a lui e che non abbia tempo da dedicargli. E far sembrare questo disinteresse un’intenzione di voler tagliare piano piano definitivamente i ponti con lui. Accidenti che malignità!

  10. Sinceramente, a causa dell’emergenza Covid, per un po’ ho detto al mio bambino che era il caso di vederci solo in videochiamata finché la situazione non si stabilizzava. L’intento è sempre stato quello di proteggerlo visto che sono in contatto con tante persone per lavoro e non avevo certo intenzione di esporlo al rischio di contagio. Un papà talvolta deve prendere decisioni forti e complesse ma il benessere del bimbo prima di tutto. Allora, la vipera della mia ex ne ha approfittato per fargli credere cose assurde mettendomelo contro, tant’è che quando facevamo la videochiamata lui era sempre più sfuggente e diceva sempre che aveva da fare (ma che deve fare sempre un bambino in un’intera giornata a casa?) e mi salutava di sfuggita. Lei faceva la finta buonista. Ma poi ho capito bene che stava architettando quando man mano lui ha finito per voler addirittura rispondere più alle mie telefonate e videochiamate. Una pas in piena regola. La battaglia legale ha avuto subito inizio

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