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Minacce su Facebook: quando diventano stalking?

18 Maggio 2021 | Autore:
Minacce su Facebook: quando diventano stalking?

Quali comportamenti sui social network integrano il reato di atti persecutori? Quando la vittima è intimidita dal contenuto dei post pubblicati o dei messaggi?

I social hanno ampliato i comportamenti ossessivi: oggi, è facilissimo raggiungere chiunque, anche i vip, sul loro profilo personale o sulle pagine dedicate e inviargli messaggi di qualsiasi genere, comprese le offese. Alcuni approfittano di queste possibilità di comunicazione per perseguitare le loro vittime prescelte in molti modi, minacciandole o molestandole. Questi atti persecutori costituiscono reato. Ma precisamente quando le minacce su Facebook diventano stalking? 

Evidentemente, non basta un singolo post, perché le condotte devono essere reiterate e, dunque, almeno due. Ma lo stalking è un reato di evento, basato non soltanto sulla condotta dell’autore ma anche sulle ricadute che le minacce o le molestie provocano sulla vittima: devono essere tali da costringerlo a cambiare le proprie abitudini di vita, oppure a temere fondatamente per la propria incolumità.  

Così le minacce su Facebook diventano stalking quando la vittima subisce un grave disagio psicologico, come avviene nel caso in cui sorge uno stato di ansia o di paura. Sono elementi che sfuggono alla sfera di controllo di chi bersaglia una persona con messaggi continui, contenenti offese o intimidazioni, ma il turbamento che provocano deve essere previsto e valutato prima di pubblicare questi contenuti. 

La Corte di Cassazione ha recentemente affermato [1] che il reato di stalking sussiste anche quando le minacce vengono pubblicate sulla propria pagina, e non su quella del destinatario, perché non è necessario che egli le legga direttamente, ben potendo apprenderle da altri.  

 Stalking su Facebook: quando è reato? 

Il reato di stalking [2] richiede una serie di atti persecutori che possono consistere in minacce o molestie, purché non isolate ma «reiterate» nel tempo. Per integrare il reato occorre che queste minacce o molestie provochino alla vittima una di queste conseguenze:

  • un «perdurante e grave stato d’ansia o di paura»;
  • un «fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva»;
  • la costrizione «ad alterare le proprie abitudini di vita» per evitare contatti con lo stalker.

Lo stalking è aggravato (con un aumento di pena rispetto a quella prevista per il reato base, che può arrivare fino a sei anni e mezzo), quando è commesso «attraverso strumenti informatici o telematici» [3] tra i quali rientrano evidentemente tutti i social network.

Sui social network questa modifica delle abitudini quotidiane può realizzarsi quando la persona offesa deve cambiare i criteri di accesso al proprio account Facebook, impostando i blocchi necessari ad evitare intrusioni sgradite, o a sospendere – e nei casi più gravi a chiudere – il proprio profilo o la pagina condivisa, per impedire la reiterazione delle minacce e delle molestie.

Le minacce su Facebook sono stalking?

Le minacce su Facebook sono più gravi delle semplici molestie, che su Facebook possono avvenire, ad esempio, con continui post, commenti o tag fastidiosi e tali da arrecare disturbo. La minaccia consiste nella prospettazione di un male ingiusto e, perciò, diventa stalking quando è compiuta e ripetuta in modo tale da diventare una persecuzione seria, che provoca nella vittima una delle tre situazioni che abbiamo descritto.

La Cassazione si è occupata spesso delle minacce compiute con comunicazioni o messaggi attraverso i social media come Facebook, ed ha affermato che costituisce stalking:

  • il «reiterato invio» alla persona offesa di messaggi minacciosi postati su Facebook e la «divulgazione di filmati di rapporti sessuali» [4];
  • la pubblicazione reiterata di «foto o messaggi aventi contenuto denigratorio della persona offesa», quando ciò avviene «con riferimenti alla sfera della sua libertà sessuale o sentimentale in violazione del suo diritto alla riservatezza» [5].

Quando i post su Facebook hanno effetto intimidatorio?

Secondo l’ultima sentenza della Suprema Corte [1], ciò che conta ai fini dello stalking commesso mediante minacce su Facebook è il «comportamento concretamente vessatorio a danno della persona offesa»: così, per capire quando si realizza quella che gli Ermellini definiscono «l’efficacia intimidatoria» dei contenuti pubblicati su Facebook, bisogna considerare che «le comunicazioni possono avvenire sia inviandole al profilo del destinatario sia pubblicandole sul proprio profilo».

In questo secondo caso, non c’è una «diretta invasione della sfera privata altrui», ma la conoscibilità può realizzarsi quando quel profilo è accessibile ad altri. I giudici di piazza Cavour sottolineano che per aversi minaccia non è necessario che le espressioni intimidatorie vengano pronunciate in presenza della persona offesa, «potendo quest’ultima venirne a conoscenza anche attraverso altri», ad esempio amici o parenti: così l’agente riesce a realizzare, in via mediata, quell’effetto intimidatorio che integra il reato.

Leggi “Lo stalking su Facebook è reato?“.


note

[1] Cass. sent. n.19363 del 17.05.2021.

[2] Art. 612 bis Cod. pen.

[3] Art. 1 co.3 lett. a D.L.n.93/2013, conv. in L. n. 119/2013.

[4] Cass. sent. n. 32404 del 06.07.2010.

[5] Cass. sent. n. 26049 del 01.03.2019.


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