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Affidamento dei figli: la volontà del bambino non è decisiva


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 aprile 2014



L’affidamento condiviso non sempre è la soluzione migliore, anche quando il bambino dichiara di stare bene con entrambi i genitori.

Nell’affidamento dei figli, l’obiettivo principale è la crescita della prole in un ambiente adeguato. Questo interesse non necessariamente coincide con l’affido condiviso. In alcuni casi, infatti, il bambino potrebbe trarre maggiore giovamento, e quindi migliori condizioni di vita e di sviluppo, dall’affido esclusivo. E ciò, anche se lo stesso minore dichiari di star bene con entrambi i genitori.

Il bambino, infatti, potrebbe non aver ancora maturato la capacità di comprendere cosa sia meglio per lui e, anche qualora abbia piena capacità di discernimento, non sarebbe – in tali casi – in grado di compiere valutazioni di una tale complessità. Lo si apprende da un recente decreto della Corte d’Appello di Catania [1].

Quindi, nella valutazione complessiva compiuta dal giudice sulla scelta tra l’affido condiviso ed esclusivo, l’opinione dei figli è importante, ma non decisiva. L’affido condiviso [2] costituisce la regola generale, cui può derogarsi solo nella convinzione che la sua applicazione risulti dannosa all’interesse del minore. L’interesse del minore prevale su tutto, anche sulla volontà del diretto interessato.

Via libera, quindi, all’affidamento esclusivo, se il giudice lo ritiene necessario, nonostante a quest’ultimo il minore abbia comunicato di trovarsi bene con entrambi i genitori. Del resto, l’affido condiviso, pur essendo regola generale, non costituisce un’indicazione assoluta e soccombe di fronte al diritto del minore di crescere in un ambiente che gli consenta un corretto sviluppo.

In concreto, il giudice propende per l’affido esclusivo quando ritiene che l’ambiente o lo stile di vita di uno dei genitori possa nuocere al piccolo.

Nel caso da cui ha avuto origine il decreto in commento, la madre stava affrontando due procedimenti penali per spaccio di droga con il nuovo compagno. Questo particolare ha pesato non poco sulla valutazione della idoneità della donna a fornire al figlio una giusta educazione.

note

 [1] Decreto Corte App. Catania, sez. persone e famiglia, giudice dott.ssa Rita Russo.

[2] L. n. 54/2006.

 

Autore immagine: 123rf.com

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