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Cedere quote societarie al figlio al posto del mantenimento: si può?

19 Maggio 2021
Cedere quote societarie al figlio al posto del mantenimento: si può?

Si può sostituire il mantenimento intestando ai figli partecipazioni o altri beni come ad esempio le case?

Una recente sentenza della Cassazione si è occupata di rispondere a una domanda piuttosto frequente: «Si possono cedere le quote societarie al figlio al posto del mantenimento?».

Immaginiamo un padre-imprenditore, che detenga partecipazioni in diverse aziende, tutte molto capitalizzate e in attivo. Dopo aver lasciato la moglie (o la compagna) e dovendo provvedere al mantenimento dei figli avuti con questa, decide di avanzare la seguente proposta al fine di trovare un accordo economico con la madre: al posto di versare a quest’ultima gli alimenti mensili intesterà ai ragazzi le proprie quote in una delle società del gruppo. Un patto del genere è lecito? Ecco cosa ha detto a riguardo la Suprema Corte [1].

Intestazione di beni ai figli al posto degli alimenti 

C’è chi preferisce togliersi di dosso il problema una volta per tutte e, anche a costo di pagare di più, non essere soggetto alla rata mensile. È quanto succede anche quando marito e moglie si dicono addio. Ma se la legge ammette la possibilità di pagare all’ex coniuge una somma una tantum al posto dell’assegno divorzile, la stessa possibilità non è invece ammessa quando si tratta del mantenimento per i figli. In altri termini, non è possibile liquidare in anticipo gli alimenti dovuti alla prole. 

Non è difficile comprendere il perché di questa restrizione: se è vero che l’obbligo di contribuire alle spese per i figli sussiste fino a quando questi non raggiungono la totale indipendenza economica, è anche vero che tale momento non può essere determinato in anticipo. E poiché l’interesse dei figli non è «disponibile», non può cioè essere oggetto di mercanteggio da parte dei genitori, il giudice non potrebbe mai accogliere un patto di questo genere. 

Questo implica anche l’impossibilità di barattare il mantenimento dei figli con l’intestazione di uno o più beni, ad esempio un immobile, un negozio, un’attività commerciale. 

La giurisprudenza ha peraltro condannato il padre che, invece di versare gli alimenti ai bambini, provvedeva in natura facendo loro la spesa o acquistando i beni di prima necessità, come i pannolini, il cibo, il vestiario. La sentenza del giudice che fissa un importo di denaro a titolo di mantenimento va rispettata e non può essere oggetto di modifiche, neanche se concordate tra le parti.

Intestazione delle quote societarie ai figli al posto degli alimenti 

Lo stesso discorso vale anche per l’intestazione di partecipazioni o quote in società: il padre non può in questo modo sostituire il mantenimento dovuto ai figli. Del resto, ancor più di un bene immobile, le quote e le partecipazioni sono suscettibili di oscillazioni nel tempo e le attività commerciali potrebbero anche fallire. Sicché, si tratta di un bene assai volubile. 

Dunque, come chiarito dalla Cassazione, la cessione delle quote societarie non fa venir meno l’obbligo del genitore al mantenimento del minore. 

Intestazione delle quote ai figli come strumento per evitare il pignoramento

C’è chi finge una separazione con la moglie e intesta a quest’ultima o ai figli i propri beni solo perché sopraffatto dai debiti e tenta così di evitare il pignoramento. Un comportamento del genere sarebbe comunque illegittimo e suscettibile di revocatoria nei primi cinque anni dalla cessione. In buona sostanza, i creditori potrebbero agire per rendere inefficace tale atto. 


note

[1] Cass. sent. n. 19301/21 del 18.05.2021.


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